Il coronavirus è destinato a lasciare il suo segno anche nell’organizzazione della nostra Pubblica Amministrazione ed in particolare in quella dei Comuni, oggi più che mai impegnati ad assicurare continuità ai servizi essenziali nonostante le restrizioni in vigore. L’emergenza, infatti, ha fatto irruzione tra i corridoi dei nostri uffici pubblici facendo cadere bruscamente tutti i freni inibitori che finora avevano impedito di cogliere in pieno le opportunità dell’innovazione tecnologica (o più precisamente telematica). È così che d’un tratto concetti come smart working ed home working hanno di fatto catturato l’attenzione degli operatori degli enti locali, ai quali si pone dinanzi una sfida senza precedenti: riorganizzare (qualcuno direbbe reingegnerizzare) i processi sfruttando tutte le potenzialità ancora inespresse di tutti gli strumenti più innovativi per farsi trovare pronti quando tutto questo sarà alle nostre spalle. Il vero obiettivo, in sostanza, non è quello di sopravvivere, ma di creare gli anticorpi affinché si possa passare subito dall’emergenza all’eccellenza. In queste settimane stiamo assistendo ad un cambio radicale di prospettiva: il lavoro c.d. agile, per espressa previsione normativa, è diventato la modalità ordinaria di lavoro nelle Pubbliche Amministrazioni. Attenzione, lavoro agile non smart working. Perché a ben vedere l’intento del governo è stato quello di agevolare al massimo il lavoro da casa, semplificando il più possibile le già conosciute (ma scarsamente utilizzate) forme smart working. Lavoro agile, infatti, è altro: il dipendente deve lavorare da casa al carico che gli viene assegnato in base ad obiettivi misurabili, senza particolari vincoli orari o la necessità di specifiche dotazioni informatiche. In un comune come Alcamo, con quasi 50.000 abitanti, più del 50% dei dipendenti è al momento in lavoro agile ed i primi monitoraggi hanno evidenziato, in certi casi, addirittura un miglioramento della produttività. Grazie al lavoro di totale informatizzazione dell’ente a cui ci siamo dedicati negli anni scorsi oggi è possibile accedere “in piattaforma” da remoto e lavorare ai procedimenti proprio come se si fosse in ufficio, ma con una differenza su tutte: l’attenzione si è spostata sul risultato finale da conseguire e non su tutta una serie di adempimenti formali decisamente secondari. I dirigenti, infatti, sono stati chiamati a far leva sulla componente prettamente manageriale del proprio ruolo ridisegnando le proprie strutture in modo che riescano a funzionare al meglio anche in home working. Abbiamo, così, concordato obiettivi di breve e di medio periodo, declinati essenzialmente lungo tre direttrici:
- smaltire tutto l’arretrato
- portare avanti, secondo un certo ordine di priorità, tutti i progetti strategici in vista della ripartenza
- dedicare parte del tempo alla formazione del personale sia in chiave anticorruzione sia al fine di potenziare le skills di ciascun dipendente
- il codice di comportamento e il principio di integrità cui sono soggetti i funzionari pubblici
- gli strumenti di prevenzione della corruzione amministrativa
- il ruolo del RUP
- i contratti complessi, con particolare riferimento alle concessioni e al partenariato pubblico-privato

