I quartieri bui del web: quali rischi per i minori? – Intervista all’esperto

Intervista al Prof. Uberto Zuccardi Merli, psicologo infantile di formazione psicoanalitica e direttore scientifico di “Gianburrasca Onlus”, per la rubrica del Blog delle Stelle sull’Educazione Digitale.


• Professore che ruolo ha internet nella società odierna?

Internet rappresenta un’evoluzione tecnologica e sociale che, come tutti i grandi salti tecnologici della storia umana, ha cambiato radicalmente tutte le forme della convivenza, dal lavoro alla politica alle relazioni interpersonali, fornendo fantastiche opportunità ma ponendo anche grandi sfide.

L’uomo deve imparare a usare questo formidabile strumento tecnologico per non diventarne lui strumento. Abbiamo a che fare con una tecnologia molto potente, pervasiva e totalizzante, una nuova dimensione ontologica: l’uomo deve imparare a governarla e a padroneggiarla, per non subirla passivamente.

L’eccesso di passività può assumere infatti una dimensione psicologica e patologica, può generare dipendenza.

• Quali sono i rischi per i minori?

Il rischio di dipendenza dai dispositivi come smartphone e tablet è molto alto nella prima infanzia perché sono oggetti ipnotici al punto da riuscire a catturare e fissare l’attenzione perfino dei bambini iperattivi.

Questi oggetti, a differenza dei giochi tradizionali come le costruzioni che richiedono impegno e attenzione, offrono massima soddisfazione e godimento con il minimo sforzo. E più diventano intelligenti e sofisticati, maggiore è l’effetto regressivo che producono nei bambini, al punto da diventare oggetti ‘materni’ che creano una dipendenza paragonabile a quella dal seno materno, con gravi difficoltà di separazione e vere e proprie crisi di astinenza simili a quelle delle tossicomanie.

Una dipendenza che può assumere tratti autistici e che dall’infanzia all’adolescenza può causare deficit di attenzione e di resa scolastica, e problemi relazionali con tendenza all’isolamento, fino agli estremi della sindrome di hikikomori* molto diffusa in Giappone(*Hikikomori termine giapponese utilizzato per descrivere quei ragazzi che si rinchiudono in casa, non vanno più a scuola, chattano di notte e dormono di giorno e se gli togli lo smartphone o il pc ti aggrediscono)

• Internet, ma soprattutto i social, influiscono e determinano canoni, percezione e gusti dei ragazzi?

I social network sono stati inventati Oltreoceano da giovani con problematiche relazionali in cerca di strumenti di socializzazione alternativa, virtuale. Non vanno demonizzati, ma è evidente che se da una parte hanno potenziato enormemente le possibilità relazionali, dall’altra comportano anche forti rischi di alienazione e distacco dal mondo reale, con gravi implicazioni in termini di distorsione delle relazioni amicali e sessuali.

I social network non sono solo uno strumento di socialità ma sono un elemento fondamentale per la sua costruzione, arrivando a creare addirittura anche nuovi fenomeni di emarginazione per chi non li usa. Per non parlare delle nuove inquietanti forme di bullismo favorite dalla virtualità. Inoltre i social hanno un forte effetto di omologazione e orientamento dei gusti degli adolescenti, diventando un potentissimo strumento tecnologico di marketing.

• Cosa si intende per educazione digitale? A chi si rivolge o dovrebbe rivolgersi?

La prima educazione all’uso delle tecnologie digitali deve avvenire in famiglia. I genitori devono innanzitutto dare il buon esempio non mostrandosi sempre con il telefono in mano.

E devono saper gestire e dosare con responsabilità e fermezza l’accesso dei figli ai dispostivi, senza proibizionismi controproducenti ma senza usarli come babysitter tecnologici, comodi ma estremamente rischiosi per la dipendenza e i problemi che abbiamo visto.

I genitori stessi per diventare buoni ‘educatori tecnologici’ andrebbero sensibilizzati su queste tematiche con campagne informative ad hoc.

E poi ovviamente c’è la scuola, che non solo deve mostrare la funzione virtuosa di queste tecnologie utilizzandole come strumento didattico e di conoscenza, ma anche educando al loro uso corretto attualizzando la vecchia ‘educazione tecnica’ con lezioni di ‘educazione tecnologica’.


Leggi i precedenti articoli della rubrica “Educazione Digitale”:

• Educazione digitale: parte la rubrica per navigare sul web in modo sicuro e consapevole – di Barbara Floridia

• Nelle scuole del 2020 non si ignori l’alfabeto digitale – Intervista al Ministro Lucia Azzolina

• La robotica educativa e le nuove frontiere dell’istruzione – Intervista a Francesco Paolicelli, consulente per le politiche di OpenGov

• Scuola 4.0: Internet risorsa o pericolo per i nostri ragazzi? – Intervista a Daniele Grassucci di Skuola.net

L’Educazione Digitale fa rima con Educazione AmbientaleIntervista a Massimo Di Felice

 

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