Nell’era del Coronavirus ogni aspetto della nostra vita sembra essere sottoposto a una profonda rivisitazione. Il modo in cui lavoriamo, ci spostiamo, acquistiamo cibo o manteniamo le relazioni sembra aver subito un brusco cambiamento di rotta. Svuotate dalla normalità dei gesti quotidiani e dalla naturale fisicità dell’incontro, ogni abitudine e ogni azione sembrano dover attendere un battito digitale per rimanere in vita. II giornale cartaceo che non può essere più acquistato la mattina dall’edicolante di fiducia e che viene rimpiazzato dall’abbonamento online. La riunione che non può essere più tra le pareti dell’ufficio e che diventa distribuita, mediata, a distanza. “Ci si vede su Skype”. E’ l’imperativo. O la visita del medico che viene sostituita da una telefonata o, se si è più fortunati, da una seduta di telemedicina. Le regole di comunicazione, le esigenze, la gestione del tempo e persino l’ordine delle priorità vengono così ridisegnate da nuove architetture tecnologiche, sociali e soprattutto mentali. Ed in questo contesto una particolare area di attenzione viene coinvolta o forse, travolta più delle altre: la Scuola. Una scuola che da luogo fisico da raggiungere, diventa nell’era della distanza imposta, un insieme di tecnologie dell’apprendere da ricreare nel soggiorno o nella cucina di casa. Uno spazio intimo, individuale, non più collettivo come per sua natura, che deve essere costruito da zero: un compito arduo per docenti, genitori, nonni e studenti, impreparati all’idea che quella che ieri era una lontana opportunità spesso anche tenuta a debita distanza - l’uso della tecnologia - oggi sia diventata di colpo una improrogabile necessità. Ed è così che centinaia di istituti scolastici del Paese si stanno organizzando per rispondere a questa nuova esigenza e migliaia di docenti si stanno attivando per formarsi (molti attraverso i webinar gratuiti promossi da INDIRE) e per trasformare - volenti o nolenti - l’idea di scuola che conoscono in qualcosa di profondamente diverso. Siamo di fronte probabilmente al più imponente e veloce processo di innovazione dal basso che il nostro sistema scolastico abbia mai sperimentato con milioni di studenti e di docenti impegnati per inventare insieme un modello alternativo di apprendimento e di insegnamento che, nel costruirsi, mette a confronto due mondi, due generazioni profondamente diverse - nativi digitali da una parte, immigrati digitali dall’altra - che devono incontrarsi nell’ambito che li rende così diversi: il digitale. E gli spazi che stanno subendo le maggiori trasformazioni sono già evidenti:
- Ambienti di lavoro che consentono di archiviare e condividere materiali creati utilizzando, per esempio, la Suite di strumenti di Google dedicati all’Educazione che con Classroom e Hangouts Meet permettono di fare videolezioni in diretta, di condividere con tutta la classe immagini, video e link e di intervenire durante la lezione interagendo con il docente e con i compagni
- Community online che vengono create utilizzando strumenti di social networking come Facebook o di messaggistica istantanea come Whatsapp o Telegram
- Lezioni frontali in presenza che diventano “digitali” sfruttando sistemi sincroni e asincroni di web Conference come per esempio Skype o Zoom
- Gruppi di lavoro che sperimentano la condivisione di idee attraverso strumenti di creazione di Mappe Logiche come Cmap, BubblUs o MindMeister

