#AutostradeStory – I Benetton fanno shopping all’estero coi soldi degli italiani

  #AutostradeStory è il report a puntate che racconta come i Benetton e altri gruppi finanziari abbiano fatto delle autostrade le loro miniere d’oro.

 


Nei documenti ufficiali i Benetton sono abituati a gonfiare il petto.

L’ultimo bilancio disponibile di Atlantia, la holding che tra l’altro controlla Autostrade per l’Italia, non lesina certo parole di orgoglio. “Il gruppo oggi è presente in 22 Paesi del mondo”, si legge in apertura, “e gestisce 14 mila chilometri di autostrade a pedaggio, gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino in Italia e i tre aeroporti di Nizza, Cannes-Mandelieu e Saint Tropez in Francia”.

Una marcia trionfale, non c’è che dire.

Semmai, per i Benetton, è più difficile scrivere e spiegare come siano arrivati a gestire tutto questo bendidio. In realtà è molto semplice: la famiglia nel corso degli anni ha fatto un super shopping all’estero grazie ai soldi incassati dalle concessioni in Italia. Quindi, in ultima analisi, grazie ai soldi incassati dagli italiani. 

In una precedente puntata di #AutostradeStory abbiamo visto come Atlantia, in 13 anni di vita, abbia messo a segno ricavi per 57,4 miliardi di euro, di cui 44,7 miliardi da pedaggi. Così come abbiamo visto come nello stesso lasso di tempo la holding abbia raccolto 10 miliardi secchi di utili. Il tutto mentre in Italia gli investimenti calavano del 49,5%. 

Ebbene, gli stessi bilanci ci aiutano a capire dove sia finita buona parte dei soldi incassati da Atlantia, mentre investimenti e manutenzioni languivano vertiginosamente.

Si prenda la madre di tutte le acquisizioni, ovvero Abertis, operatore infrastrutturale spagnolo che ha spalancato ai Benetton la gestione di reti autostradali in Brasile, Cile, Argentina, Portorico, India e via dicendo. Qui Atlantia, insieme ai partner Acs e Hochtief, per l’acquisizione del colosso ha pagato la bellezza di 16,5 miliardi di euro. A latere della stessa operazione, la holding dei Benetton ha rilevato il 23,8% della stessa Hochtief sborsando altri 2,4 miliardi di euro. 

Gli investimenti esteri hanno però sedotto i Benetton sotto diversi punti di vista. Tra le ultime operazioni perfezionate, infatti, c’è anche l’acquisto di una quota del 15% della società che gestisce l’Eurotunnel, ovvero il tunnel che passa sotto il canale della Manica: parliamo di 1 miliardo tondo tondo di euro.

Per non parlare del fatto che nel poliedrico mondo degli affari della famiglia di Ponzano Veneto c’è anche il business aeroportuale. In questo caso sono sempre i più recenti documenti contabili di Atlantia a raccontare quanto sia costata l’infatuazione per la Francia. Qui, qualche anno fa, il gruppo ha condotto in porto l’acquisto della società che gestisce gli aeroporti della Costa Azzurra (Nizza, Cannes e Saint Tropez). Costo: 1,36 miliardi di euro. 

Uno shopping sfrenato che nell’agenda delle priorità sembra essere venuto molto prima della tutela degli automobilisti italiani.

  


A questi link le puntate precedenti di “AutostradeStory”:

1) La Lega come sempre dalla parte dei più forti

2) La speculazione servita su un piatto d’argento

3) I signori del Casello coperti d’oro da una politica prona

4) Concessioni a immagine e somiglianza dei Benetton

5) Le segnalazioni delle autorità di controllo come carta straccia

6) Una rete ridotta a colabrodo e tre faldoni d’inchiesta

7) Così i Benetton hanno assicurato il loro tesoro

8) Le vie infinite dei Benetton per incassare indisturbati

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