SANDRO MARRONE
28 febbraio 2020 alle ore 17:31La ricostruzione fatta nell'articolo è necessariamente sintetica, dunque incompleta, ma accettabile.
Vado al punto. L'unica vera minaccia esistenziale per Israele è il sionismo, che è una IDEOLOGIA ultranazionalista nella quale si sono innestati elementi di integralismo religioso.
Una ideologia che va distinta nettamente dal sionismo fondato da Herzl, per il quale lo scopo era dare agli ebrei un focolare nazionale da stabilirsi sul territorio a questo destinato dal Regno Unito, potenza mandataria per la Palestina.
Se questo fosse avvenuto, dopo le guerre vinte da Israele contro gli Stati arabi, si sarebbe potuto iniziare a costruire un rapporto di coesistenza pacifica tra israeliani e arabi musulmani. Invece nel '68 venne deciso di colonizzare i Territori Occupati di Cisgiordania e di Gaza, così che nessuna pace fu più possibile, mentre il nazionalismo ebraico si diffondeva nella società israeliana e nelle comunità della diaspora. Simmetricamente nel mondo arabo islamico prendevano piede i movimenti integralisti che avevano (e hanno) nel mirino prima gli israeliani, poi tutti gli ebrei, poi gli alleati di Israele, infine gli stessi regimi islamici alleati dell'occidente.
Per capire l'entità del disastro occorre conoscere cosa rappresenta la Umma, la comunità dei fedeli, per i musulmani. Una offesa alla Umma per un islamico è una offesa ad Allah, e gli arabi palestinesi sono parte della Umma. Per questo un accordo di pace con i palestinesi avrebbe costituito il viatico per la pacificazione con l'intero mondo islamico, cosa non avvenuta perché nel frattempo le spinte più estremiste del sionismo, divenute egemoni, si sono prefisse la restaurazione della Israele biblica. Per questo nemmeno la più piccola parte della Terra Promessa può essere concessa ai non ebrei. Il legame eterno tra la discendenza di Abramo e la terra di Israele per il sionismo egemone non può essere spezzato. Questo è il nodo.