maria derienzo
13 dicembre 2023 alle ore 17:04L’invecchiamento del mondo occidentale nel suo complesso (in Italia il tasso di natalità è dell’ 1,2, per avere un pareggio demografico bisognerebbe superare di qualcosa il 2, siamo il paese più vecchio del mondo avendo superato in questa poco gloriosa classifica anche il Giappone) pone dei problemi sociali ed esistenziali che non riguardano direttamente l’anziano in quanto tale ma la società in cui vive.
C’è innanzitutto, con tutta evidenza, il problema economico. Già oggi un manipolo di giovani deve mantenere legioni di anziani. Se aspirano alla pensione, ammesso che si abbia questa sinistra aspettativa, devono togliersela dalla testa, non l’avranno.
Il marketing dopo aver creato nel Sessantotto e dintorni l’apologia dei giovani, perché dopo il boom erano diventati dei forti consumatori con i soldi risparmiati dai padri (tutto il meccanismo si regge sul “produci, consuma, crepa” come cantano i CCCP) scoprì che anche i vecchi potevano diventare un mercato interessante, per quanto consumatori molto deboli, perché stavano diventando sempre più numerosi. Quindi ci fu l’altra faccia della truffa, dopo aver ingannato i giovani sul loro futuro si ingannarono i vecchi con l’ipocrita brocardo: “vecchio è bello!”, per cui il vecchio era costretto a scopare, col cialis, anche se non ne aveva più alcuna voglia, a sgambettare impudicamente nei dancing, a immergersi in musiche che non lo riguardavano affatto, eccetera. Altrimenti era un “tagliato fuori”.
C’è poi una questione esistenziale. I vecchi detestano frequentare i vecchi perché in essi si riflettono. Lo psicanalista Cesare Musatti, l’ho ricordato altre volte ma è bene ribadirlo, superati abbondantemente i novant’anni, e quindi al di sopra di ogni sospetto, disse: “una società popolata in maggioranza da vecchi mi farebbe orrore”.