Svizzera chiama Italia: un po’ di storia della democrazia diretta

La rubrica “Svizzera chiama Italia: dialoghi sulla democrazia del futuro” è curata da due connazionali emigrati nella patria della democrazia diretta moderna. Saranno loro a raccontarci con una serie di post qui sul Blog delle Stelle il modello democratico adottato in Svizzera e cosa significa vivere in un Paese che crede nella partecipazione attiva della cittadinanza.


 

Maurizio: Nel post precedente abbiamo parlato di qualche esempio concreto di come la Democrazia Diretta migliori quella rappresentativa. Prima di addentrarci nei dettagli degli strumenti a disposizione dei cittadini, avresti voglia di raccontarmi un po’ di storia? Quando si parla di Democrazia si pensa subito ad Atene come la sua culla. È nata qui in Svizzera invece la Democrazia Diretta Moderna?

Leonello: Dici bene Maurizio. Quando si parla di democrazia diretta molti italiani pensano subito ad Atene, dove la democrazia diretta è rimasta in vigore per poco più di cento anni, mentre è proprio in Italia che è rimasta in vigore per molti secoli, prima nella Roma Repubblicana dove SPQR (“il Senato ed il Popolo Romano”) significava che le leggi votate in Senato dovevano essere ratificate dai cittadini. Per secoli è rimasto in vigore quello che oggi sarebbe definito un “Referendum obbligatorio”. Durante l’impero le cose sono cambiate ma non si era persa la tradizione e la cultura democratica. Dalla antica Roma la tradizione dei “comizi” (così si chiamavano le assemblee degli antichi romani) è passata ai comuni medioevali. Sono stato a Verona qualche anno fa ed in Piazza delle Erbe, il centro storico della città, ho scoperto che la “Campana dell’Arengo” è ancora installata. Purtroppo, l’insegna turistica che avevo letto proprio in piazza non spiega che l’Arengo era l’assemblea popolare che svolgeva la funzione del Parlamento in molti comuni medievali del Nord Italia. La campana serviva per convocare l’assemblea cittadina che in altre città veniva chiamata anche “Parlamentum”, oppure “Concio”. Temo che a molti turisti questo fatto possa sfuggire.

Maurizio: Qualcosa di simile a quello che in alcuni cantoni Svizzeri si usa ancora e si chiama ancora oggi “Landsgemeinde”? Oppure le assemblee comunali dei piccoli comuni qui in Svizzera?

Leonello: Proprio quello, ed è probabile che gli svizzeri le “Landsgemeinde” le introdussero copiandole proprio dai sistemi di democrazia municipale dei comuni italiani del medioevo, dato che le introdussero nel 1200, proprio poco dopo che realizzarono il famoso “Ponte del diavolo” sulla strada del Gottardo che favorì e rafforzò i contatti e gli scambi con i comuni italiani i quali, da Venezia a Milano, la democrazia diretta medioevale la usavano già da secoli.

Maurizio: La distinzione che fai usando la definizione “democrazia diretta medioevale” è importante. Mi spieghi la differenza con quella “moderna”?

Leonello: La “democrazia diretta moderna” è quella che conosciamo meglio noi, qui in Svizzera: consiste nel conservare gli strumenti della democrazia rappresentativa affiancandoli a strumenti che forniscono ai cittadini il potere di intervenire nel processo legislativo. Venne inventata durante la Rivoluzione francese, ma in Francia non venne mai applicata. Invece cominciò ad essere introdotta qui in Svizzera a partire dal 1848 e poi, a passi successivi, durante diversi decenni continuò a svilupparsi, sia a livello dei singoli cantoni che a livello federale. Anche qui però il percorso per la sua introduzione non fu per niente indolore perché fu ostacolato da diversi parlamentari con le motivazioni che ancora oggi ne rallentano la diffusione. Ne parleremo in seguito. Nei primi decenni del ‘900 la introdussero diversi stati USA (la California nel 1911). Può essere interessante notare che sia in Svizzera che negli USA ed in molti altri stati ancora la democrazia diretta non venne introdotta da organizzazioni elettorali – un “partito della democrazia diretta” non è mai esistito – ma ad agire furono movimenti politici a-partitici. In Svizzera fu il “Movimento democratico”, negli USA furono le “leghe” mentre in Germania è ancora oggi attiva una associazione chiamata “Mehr Demokratie Deutschland” (“Più democrazia Germania”).

Maurizio: Quindi la democrazia diretta moderna sarebbe la sintesi di due forme di democrazia diverse?  

Leonello: Esatto: la democrazia diretta moderna, con i suoi strumenti di intervento dei cittadini nel processo legislativo, l’abbiamo detto, affianca e non sostituisce la democrazia rappresentativa, ma elimina il monopolio del potere legislativo e questo ha un effetto benefico sull’efficienza della democrazia rappresentativa. Nella democrazia diretta medioevale l’organo legislativo invece non esisteva proprio, essendo sostituito dall’assemblea dei cittadini. Come sai, ho fatto parte di un Consiglio comunale qui in Svizzera e so bene come il fatto di essere “sotto controllo costante” da parte di cittadini che possono “prendere l’iniziativa” induce i rappresentanti a fare più attenzione e scoraggia anche le lobby dal “fare pressione” sui partiti e sui consiglieri.

Maurizio: Lasciami fare l’avvocato del diavolo: l’eliminare completamente l’organo legislativo e sostituirlo con strumenti di democrazia diretta potrebbe apparire anche logico e coerente, visti i problemi ricorrenti della democrazia rappresentativa. Oltretutto i nuovi strumenti di comunicazione potrebbero rendere tecnicamente possibile la cosa.

Leonello: Può apparire logico ma eliminare completamente l’organo legislativo ha diversi inconvenienti. Non parlo di inconvenienti tecnici ma politici e strutturali: l’organo esecutivo non può essere eliminato, e nell’arco dei millenni infatti nessuno lo ha mai fatto. L’organo del potere esecutivo si rafforza se si indeboliscono gli organi del potere legislativo. L’indebolimento può essere dovuto per esempio all’impossibilità dei cittadini di esprimersi sulle tante decisioni che devono essere prese in una società complessa. Tanto è vero che il metodo della “democrazia diretta medioevale” in Svizzera è rimasto in vigore in solo due piccolissimi cantoni ed in piccoli comuni. Il metodo era scomparso completamente in Italia a partire dal 1300. La ragione ritengo sia legata al fatto che le cose da decidere, anche in comuni non troppo grandi, sono sempre molte. Nella mia cittadina si devono decidere circa 60 delibere all’anno. Per ogni decisione occorre: informarsi, studiare il tema, riflettere, eventualmente emendare le proposte… poi esistono i livelli superiori, cantonale o regionale, nazionale, ecc. Si tratterebbe di decidere più di una legge al giorno. Per i cittadini sarebbe un impegno molto pesante e finirebbe con il rafforzarsi il potere dell’esecutivo che prenderebbe in carico molte delle decisioni del Consiglio legislativo / deliberativo. Così è successo in Italia alla fine del medioevo: nei comuni e nelle repubbliche divenute più grandi gli organi del potere esecutivo (Consoli, Podestà, ecc.) si sono rafforzati tanto che hanno gradualmente soppiantato gli organi del potere legislativo e dalle repubbliche si è passati alle “Signorie”. Questo ovunque, salvo che a Venezia dove il fenomeno si è anche manifestato e gli strumenti di democrazia diretta sono stati aboliti definitivamente agli inizi del 1400, sebbene il Doge sia rimasto sotto qualche forma di controllo da parte di organi legislativi come il “Gran Consiglio”.

Maurizio: Effettivamente qui in Svizzera esistono sia gli strumenti di democrazia diretta che gli organi della democrazia rappresentativa. È curioso il fatto che, mentre in Italia si senta spesso dire “ho votato per il candidato X”, qui si distinguano chiaramente i termini “votare” ed “eleggere”: si vota per i referendum e le iniziative popolari mentre si eleggono rappresentanti nei Consigli e nel Parlamento.

Leonello: Esatto, le due forme di democrazia coesistono e si affiancano efficacemente.

Maurizio: Che ne dici di fare ora una rapida carrellata degli strumenti a disposizione dei cittadini? Qualcuno è già presente nella nostra Costituzione Italiana ma quelli che dovrebbero interessare di più i nostri concittadini sono quelli che ancora mancano!

 

CONTINUA…


Bibliografia

  • La Democrazia Diretta vista da vicino”, Leonello Zaquini, Mimesis Edizioni – Pag. 67 “La storia”
  • “I rapporti italo-svizzeri attraverso i secoli”, Tindaro Gaetani, Pungitopo Editrice, 1987,
  • “L’Italia dei comuni”, Elisa Occhipinti, Carocci
  • “Justice Consitutionelle et démocratie référendaire”, AA.VV., Strasbourg, 23-24 juin 1995, Council of Europe, p. 168.

 

Sugli autori

  • Leonello Zaquini, classe 1946, è emigrato in Svizzera dal 1997. Ingegnere. Eletto nel Consiglio comunale della città di Le Locle, cantone di Neuchâtel. A lungo presidente di un circolo di emigrati, la “Colonia Libera Italiana”. Originario di Iseo (Brescia), per molti anni è stato un tecnico e un manager industriale nel settore dell’automazione e delle macchine utensili a Torino. Ora è Professore Onorario della HE-ARC- Ingegnerie, University of Applied Sciences Western Switzerland e imprenditore. Ha contribuito alla redazione della legge costituzionale di iniziativa popolare “Quorum zero per più democrazia” depositata nel Parlamento italiano nell’agosto 2012. Da anni partecipa al gruppo di studio e riflessione “Atelier pour la démocratie directe” animato da Andreas Gross e, in Italia, presenta la democrazia diretta in conferenze e seminari ed è membro fondatore dell’associazione “Piu-democrazia-Italia”. Autore del libro “ La democrazia diretta vista da vicino” Ed, Mimesis.
  • Maurizio Manca è nato a Torino nel 1978 ed è emigrato in Svizzera nel 2007. È un informatico ma i suoi interessi spaziano dalla Politica alla Scienza, l’Ambiente e la Mobilità sostenibile. Ha lavorato presso il CNR, per una startup italiana, per una multinazionale americana, per la Polizia Cantonale Vodese e ora nel mondo bancario. Ha fondato a Ginevra un’associazione culturale rivolta in particolare alla comunità italiana grazie alla quale organizza spettacoli teatrali e conferenze su temi di impegno civile, scienza e cultura italiana. È un esperto di strumenti digitali di partecipazione ed è stato animatore del Comitato svizzero per il No al Referendum costituzionale del 2016.

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