Svizzera chiama Italia: ma la democrazia diretta funziona?

La rubrica “Svizzera chiama Italia: dialoghi sulla democrazia del futuro” è curata da due connazionali emigrati nella patria della democrazia diretta moderna. Saranno loro a raccontarci con una serie di post qui sul Blog delle Stelle il modello democratico adottato in Svizzera e cosa significa vivere in un Paese che crede nella partecipazione attiva della cittadinanza.


Maurizio: Leonello, entrambi viviamo in Svizzera da oramai tanti anni, il Paese che per primo al mondo ha introdotto la democrazia diretta moderna. Lo ha fatto durante il 1800. Ha senso, secondo te, raccontare questo Paese ai nostri concittadini italiani in Italia?

 Leonello: Maurizio, ti confesso che durante i primi anni della mia residenza qui in Svizzera questo continuo raccogliere le firme e votare degli svizzeri non capivo a cosa servisse. Mi pareva un po’ strano. L’utilità della democrazia diretta l’ho capita solo alcuni anni dopo, quando mi sono trovato io stesso eletto nel Consiglio comunale della cittadina di mia residenza, sebbene straniero: nel cantone francofono di Neuchâtel dove vivo, anche gli stranieri hanno questa possibilità e la possibilità è stata introdotta anche grazie all’uso della democrazia diretta.

In una delle prime sedute alle quali partecipavo un consigliere terminò il suo intervento dicendo: “Cari colleghi, facciamo attenzione…  o questa sera prendiamo noi la buona decisione, oppure non è affatto escluso che i cittadini prenderanno loro stessi l’iniziativa…”.

La frase l’ho poi sentita molte altre volte ma quella fu la prima volta nella quale mi dissi: “Ah, allora tutto questo raccogliere firme e votare serve a qualcosa!

La democrazia diretta elimina il monopolio del potere legislativo o deliberativo, i rappresentanti ne sono ben coscienti e questo li induce a fare più attenzione. L’intero sistema rappresentativo ne risulta migliorato, anche i singoli rappresentanti assumono un atteggiamento diverso nei confronti delle loro decisioni che mi sembra più corretto in quanto più riflessivo e responsabile. Quindi, sì, secondo me servirebbe raccontare come funziona la Democrazia Diretta Moderna ai nostri concittadini.

 

La città di Neuchâtel, nell’omonimo cantone svizzero

 

Maurizio: Sono sicuro che avrai un sacco di aneddoti da raccontare. Ne hai ad esempio uno che mostri la principale differenza tra il comportamento di un consigliere comunale svizzero e uno italiano?

Leonello: Certamente! Mi viene in mente di quella volta in cui si discuteva di un terreno di proprietà comunale sul retro di un negozio di ferramenta. Il terreno serviva in parte anche come marciapiedi. Il commerciante aveva chiesto di poter acquistare il terreno dato che gli serviva per il carico e lo scarico delle merci. Che quella parcella di terreno fosse utile a quella azienda era chiaro a tutti noi consiglieri, per cui tutti i rappresentanti di tutti i gruppi consiliari si erano espressi a favore della vendita. Ma proprio poco prima della votazione l’intervento di un altro consigliere mi aveva indotto a cambiare parere. Sebbene si fosse espresso anche lui a favore della vendita del terreno, considerai che in futuro il proprietario avrebbe potuto cessare l’attività della ferramenta, il terreno ed anche il marciapiede sarebbero stati forse venduti ed utilizzati diversamente. Perché vendere e non invece affittare, eventualmente in modo molto vantaggioso per l’affittuario, ma conservando la proprietà al Comune? L’idea non mi era venuta prima, né nessuno l’aveva espressa. Anche nel gruppo consiliare di cui facevo parte si era deciso di votare a favore della vendita ma, avendo cambiato idea, ho chiesto la parola ed ho cercato di convincere i consiglieri a votare NO proponendo all’esecutivo di adottare la nuova soluzione.

Nonostante il mio intervento, non sono riuscito a convincere nessuno: al momento del voto sono stato l’unico a votare NO alla proposta di vendita del terreno per affittarlo a chi ne aveva bisogno. Il giorno seguente sul giornale locale l’articolo riferiva della nostra votazione e diceva: “un solo voto contrario”, seguiva la ragione che avevo esposto durante la riunione del Consiglio. Alcuni cittadini, grazie all’articolo, hanno “preso l’iniziativa”. Purtroppo, in quel caso l’iniziativa dei cittadini non ha dato l’esito sperato da me e dal comitato che si era formato ma l’episodio, per quanto minimo, mi pare metta in chiaro il comportamento diverso dei consiglieri e le ricadute positive della democrazia diretta sulla democrazia solo rappresentativa. Quando sanno di essere affiancati dalla democrazia diretta i consiglieri dialogano effettivamente e tutti pensano con la loro testa. Nessuno vota “come vuole il partito”. Non ha senso farlo se tanto poi i cittadini possono prendere l’iniziativa. Questo fa sì che il tasso di intelligenza incluso nelle decisioni sia maggiore. Le decisioni sbagliate sono più rare ma possono anche venir corrette. Anche essere gli unici a votare diversamente può servire a qualcosa. Prima di fare delle proposte so bene che anche i membri dell’esecutivo esaminano con attenzione la possibilità non solo dell’approvazione dell’organo legislativo ma anche l’eventualità di un intervento dei cittadini. Per questo anche i pareri delle minoranze sono tenuti in gran conto. Non esiste la situazione nella quale la maggioranza decide senza ascoltare e l’opposizione sbraita soltanto, sapendo di non essere ascoltata. La democrazia diretta induce tutti ad ascoltarsi di più.

 

La Landsgemeinde, uno degli istituti di democrazia diretta e partecipativa attualmente utilizzati in Svizzera, Glarus © FDFA, Presence Switzerland

 

Maurizio: So che a livello federale soltanto l’80% delle iniziative lanciate sono arrivate fino alla votazione e solo il 5% ha avuto l’approvazione del popolo. A livello del tuo comune ti ricordi di qualche iniziativa che si sia conclusa con successo?

 Leonello: Certamente! Per esempio, quando i membri dell’esecutivo (gli unici a lavorare a tempo pieno e a beneficiare di uno stipendio, anche se calcolato come servizio al 50%) avevano chiesto ed ottenuto dal Consiglio di avere un aumento di stipendio. Alcuni cittadini si sono opposti e… lo stipendio è rimasto quello di prima!

Maurizio: Alcuni, soprattutto in Italia, ritengono che la democrazia diretta si opponga alla democrazia rappresentativa. A me sembra vero invece l’esatto contrario! La democrazia diretta moderna affianca, non sostituisce la democrazia rappresentativa e la risana dei suoi difetti e limiti ricorrenti. Mi piacerebbe affrontare con te alcuni temi come ad esempio cos’è che si intende per Democrazia Diretta Moderna (ce n’è anche una “antica”?), capire quali sono le differenze con le altre forme di democrazia come quella partecipativa e quella deliberativa, quali strumenti hanno a disposizione i cittadini svizzeri che quelli italiani (ancora) non hanno.

 Leonello: Volentieri! Da cosa partiamo?

Maurizio: Raccontami un po’ di storia: quando si parla di Democrazia si pensa subito ad Atene come la sua culla. È nata qui in Svizzera invece la Democrazia Diretta Moderna?

 

CONTINUA…

 

Per approfondire – Bibliografia ragionata

 

  • La Democrazia Diretta vista da vicino”, Leonello Zaquini, Mimesis Edizioni, il sistema politico svizzero fa parlare di sé l’Europa intera, per esempio quando i cittadini impongono di rinegoziare gli accordi di libera circolazione, oppure quando abrogano la decisione di acquistare 22 aeroplani da caccia. La democrazia diretta moderna, di tipo svizzero, affianca e non sostituisce la democrazia rappresentativa. Essa abolisce il monopolio del potere legislativo e questo contribuisce a creare un dialogo tra rappresentanti e cittadini e a tenere sana ed effettivamente “rappresentativa“ la democrazia. 
  • Guida alla Democrazia Diretta. In Svizzera e oltre frontiera”, Istituto Europeo per l’iniziativa e il referendum, una guida pratica realizzata dalla cancelleria federale elvetica per rispondere alle domande più ricorrenti sulla democrazia diretta.

 

Sugli autori

Leonello Zaquini, classe 1946, è emigrato in Svizzera dal 1997. Ingegnere. Eletto nel Consiglio comunale della città di Le Locle, cantone di Neuchâtel. A lungo presidente di un circolo di emigrati, la “Colonia Libera Italiana”. Originario di Iseo (Brescia), per molti anni è stato un tecnico e un manager industriale nel settore dell’automazione e delle macchine utensili a Torino. Ora è Professore Onorario della HE-ARC- Ingegnerie, University of Applied Sciences Western Switzerland e imprenditore. Ha contribuito alla redazione della legge costituzionale di iniziativa popolare “Quorum zero per più democrazia” depositata nel Parlamento italiano nell’agosto 2012. Da anni partecipa al gruppo di studio e riflessione “Atelier pour la démocratie directe” animato da Andreas Gross e, in Italia, presenta la democrazia diretta in conferenze e seminari ed è membro fondatore dell’associazione “Piu-democrazia-Italia”.

Maurizio Manca è nato a Torino nel 1978 ed è emigrato in Svizzera nel 2007. È un informatico ma i suoi interessi spaziano dalla Politica alla Scienza, l’Ambiente e la Mobilità sostenibile. Ha lavorato presso il CNR, per una startup italiana, per una multinazionale americana, per la Polizia Cantonale Vodese e ora nel mondo bancario. Ha fondato a Ginevra un’associazione culturale rivolta in particolare alla comunità italiana grazie alla quale organizza spettacoli teatrali e conferenze su temi di impegno civile, scienza e cultura italiana. È un esperto di strumenti digitali di partecipazione ed è stato animatore del Comitato svizzero per il No al Referendum costituzionale del 2016.

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