
Fermiamo la xylella per salvare l'olivicoltura e il paesaggio della Puglia
4 aprile 2019 alle ore 11:05•di MoVimento 5 Stelle
Da anni è approdato in Puglia un temibile batterio da quarantena che ha colpito gli ulivi, simbolo di questa regione, capace di causarne la morte in un lasso di tempo variabile da 6 mesi a circa 2 anni. Si tratta della Xylella fastidiosa, subspecie pauca, ceppo CoDiRO (ST53), che, come dimostrato da ricerche pubblicate su prestigiose riviste scientifiche, può far morire anche una pianta perfettamente sana prima dell’inoculo, persino in oliveti condotti con buone pratiche agricole e/o in agricoltura biologica. Il batterio viene trasmesso attraverso il Philenus spumarius (“Sputacchina”), un insetto vettore che si nutre della linfa xilematica, acquisendo le cellule batteriche dalle piante infette e inoculandole in quelle sane. Al momento l’intero Salento è “Zona Infetta”, con una fascia posta a Nord con focolai sparsi (Zona di Contenimento) ed un’altra fascia esterna di attenzione (Zona Cuscinetto). Una drammatica ecatombe, per di più in espansione!
Dopo anni di discussioni e confusione, la Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati ha intrapreso un lungo e partecipato ascolto per fronteggiare l’emergenza che sta mettendo in ginocchio l’olivicoltura e cambiando tragicamente il meraviglioso paesaggio della Puglia. Dal 6 settembre 2018, nel corso dell’Indagine Conoscitiva, si sono svolte 33 audizioni di scienziati, associazioni di categoria e stakeholder, nonché una visita nei territori colpiti nel Salento e sui campi sperimentali, dove i ricercatori cercano una cura al batterio, ad oggi senza esito positivo.
La Commissione Agricoltura ha lavorato con l’obiettivo di fare chiarezza, per perseguire le necessarie azioni a tutela dell’ambiente, dell’olivicoltura, del paesaggio e del futuro lavorativo di queste zone della Puglia. Il documento conclusivo ha avuto l’approvazione di tutti i gruppi parlamentari. Questo condivisione dimostra quanto sia necessario una coralità anche sul territorio.
Si è ravvisata la necessità di procedere con estrema urgenza, attivando ogni misura utile al contenimento del batterio e alla ripresa produttiva dei territori colpiti. Si è stabilito che occorre: a) un piano di comunicazione concordato con tutti i soggetti istituzionali competenti; b) un monitoraggio costante dell’evoluzione della malattia, in modo da intervenire prontamente per evitare l’ulteriore propagazione in territori incontaminati; c) l’adozione di un piano di lotta ai vettori, con fitofarmaci a basso impatto ambientale, antagonisti biologici, diserbo meccanico, chimico e piro-diserbo; d) buone pratiche agronomiche, anche nelle aree verdi pubbliche; e) tempestivi interventi di eradicazione e di rimozione delle piante infette, al fine di eliminare le fonti di inoculo del vettore, nella zona cuscinetto e nella zona di contenimento; f) reimpianto di specie tolleranti al batterio; g) innesto di specie tolleranti.
Sono queste le azioni che la Scienza ci indica. E noi abbiamo il dovere di affidarci alla Scienza!
Ma questa complessa battaglia possiamo vincerla solo se tutti i soggetti interessati lavorano all’unisono: agricoltori, comuni, province, Regione, Stato, devono mettere in pratica tutte le misure necessarie per fermare l’avanzata del batterio.
Il Governo Conte si è dimostrato subito determinato su questo bistrattato problema. Grazie al ministro del Sud Barbara Lezzi (M5S) sono stati stanziati i primi 100 milioni di euro per fronteggiare l’emergenza, è stato approvato il decreto contenente il piano di interventi a firma del ministro dell’Agricoltura Centinaio, dopo consultazioni con tecnici e ricercatori. Tale decreto si uniforma alla direttiva europea 789/2015, che non si può ignorare! Inoltre, verranno emanate norme per eliminare i cavilli burocratici che non consentono di intervenire tempestivamente quando viene individuata una pianta infetta.
Tanti cittadini si chiedono se ci riempiremo di pesticidi! Ovviamente ciò è falso. Saranno obbligatori, soltanto nelle fasce di contenimento e cuscinetto, appena due trattamenti in due periodi ben precisi dell’anno, con l’obiettivo di ridurre significativamente le sputacchina che saltano sull’ulivo e lo infettano, portandolo alla morte. Parliamo dello stesso principio attivo usato in città per le disinfestazioni contro le zanzare, finanche con 6-10 trattamenti l’anno! Si consideri che negli uliveti ben condotti, per produrre quello che viene giustamente vantato come il nostro splendido olio EVO, normalmente vengono effettuati più di 2 trattamenti l’anno, che aumentano in base alla presenza dei patogeni da controllare, specialmente nelle annate più difficili.
Altri cittadini scrivono allarmati: saranno eradicati milioni di ulivi! Anche ciò è assolutamente falso. Purtroppo, è con la gravissima e irresponsabile inattività che abbiamo già perso milioni di ulivi! Le eradicazioni obbligatorie sono previste solo nella fascia di contenimento ed in quella cuscinetto. Con il monitoraggio 2017/18 sono stati rilevati 3.894 ulivi infetti nella zona di contenimento. Poi vi è stata una ridefinizione delle zone e molti ulivi positivi a Xylella oggi ricadono nella nuova zona infetta e, quindi, non più da espiantare. Il mancato abbattimento delle piante infette nelle aree in cui si deve fare contenimento rischia di compromettere 60 milioni di ulivi presenti in Puglia e la superlativa “Piana degli Olivi”. È pur vero che la direttiva europea, a cui ineluttabilmente il decreto si rifà, prevede l’abbattimento delle piante ospiti in un raggio di 100m dalla pianta infetta, ma gli ulivi infetti spesso sono raggruppati e ciò limita il danno. Inoltre, verranno salvaguardati gli ospiti “monumentali”, usando tutte le accortezze del caso.
Comunque, contenere non significa debellare, ma abbiamo il dovere di rallentare la veloce marcia della Xylella! Intanto la Scienza non è ferma; se noi conteniamo l’infezione, potrebbe giungere un’auspicabile soluzione prima che la Puglia olivicola sia irrimediabilmente persa!
Si potrebbe ragionevolmente cominciare con rapidi diserbi e veloci espianti degli ulivi infetti nelle zone di contenimento e cuscinetto. Poi si valuta scientificamente l’effetto di tali misure nell’intorno e si decide di conseguenza, tutti insieme (scienziati, agricoltori e governance), su come proseguire.
Tu faresti subito qualche migliaia di espianti al fine di salvare decine di milioni di alberi pugliesi e per bloccare, finanche, una veloce “cavalcata” della Xylella per tutta la penisola italiana, anche su altre specie arboree o piantagioni di grande rilevanza agronomica e ambientale?
Per questo è necessario un patto con il territorio. Che poi è quello che è mancato fino ad oggi: una mancanza che ha comportato uno scollamento generale tra enti, agricoltori e cittadini. Nessun contenimento può essere attuato se tutti non partecipano e sono messi nelle condizioni di farlo. Ed è ciò che il Movimento 5 Stelle chiede sin dalla primavera 2018, quando sul blogdellestelle, è stato pubblicato il decalogo che include le buone pratiche agricole e gli altri interventi necessari per fronteggiare la Xylella fastidiosa.
Ma oltre a lottare contro il batterio, dobbiamo guardare al futuro dell’olivicoltura, del paesaggio, dell’ambiente e dell’economia agricola della Puglia sinora colpita. Su questo il Governo Conte, con il sottosegretario Alessandra Pesce (M5S), è già al lavoro per redigere un piano olivicolo che manca all’Italia da 30 anni! Un’operazione che dovrà rendere tutti partecipi anche perché, nella zona infetta, andrà necessariamente re-inventata l’economia agricola. Bisogna dare sostegno e prospettive ad un intero settore che in Puglia viene via via cancellato e che rischia di divenire presto un dramma sociale e non più solo economico. Al momento, infatti, ci sono solo due cultivar “resistenti” a questo batterio e non vi sono certezze per il futuro dell’olivicoltura.
È giunto il momento di rimboccarci le maniche e di combattere tutti assieme la Xylella. Sostenendo tutti coloro che ne avranno bisogno nei loro sforzi per raggiungere questo unico grande obiettivo comune.
Solo così salvaguarderemo l’olivicoltura, la natura e il paesaggio di Puglia.
Commenti (57)
Andrea Xxl
4 aprile 2019 alle ore 11:39Considerato che la xylella è un batterio, la prima cosa da fare è una volta tagliati bruciare i rami, mantenere i terreni privi di erba sia con sistemi meccanici che chimici, dichiarare i terreni colpiti dal batterio non costruttibili, bene la lotta alla sputacchina con antagonisti e chimica, eliminazione degli olivi che pur essendo centenari se non millennari, tramite zollatura e trasferiti x usi ornamentali, dopo apposita quarantena, perche in molti dei casi trattasi di piante produttrici di olio da lampade e non da consumazione, pertanto inutili alla coltivazione, dopo apposita quarantena reimpiantare giovani piante di olea oropaea esente dal batterio,
Purtroppo, essendo italia anche la puglia partecipa al giochino del tanto peggio tanto meglio, le zone espiantate, soprattutto nel gargano, si cerca di farle divenire costruttibili, oppure cercare rimborsi x piante non piu remunerative.
Maria D
4 aprile 2019 alle ore 11:40Non sono agronoma ma sono pugliese e l'argomento mi interessa perché la mia famiglia possiede terreni coltivati ad olio di oliva, non per usi commerciali, ma famigliari. Sono preoccupata per la salita dell'infezione verso il nord barese, dove l'economia del territorio si basa sulla produzione di olive e olio. L'eradicazione era necessaria subito, appena individuati i primi focolai, ma la politica ha infestato (è il caso di dirlo) ogni decisione. Esisteva il piano "Silletti" che non era la panacea per tutti i mali ma si poteva migliorare. Emiliano, malato di protagonismo, ha interessato in maniera propagandistica personale anche enti che potevano essere interessati in un secondo momento. E in attesa che tutti questi soggetti si esprimessero si è perso tempo prezioso. E' la democrazia questa? No, è mancanza di responsabilità.
maxper
4 aprile 2019 alle ore 12:19Scusate se vado controcorrente :
Il grano e gli ulivi in Puglia sono l'eredità
di mille anni di dominazione feudale e sfruttamento
da parte di latifondisti del regno delle Due Sicilie
(usate la denominazione che volete lungo i secoli) ,
con una palazzo a Bari e uno a Napoli.
Sono coltivazioni cui siamo abituati e ci sembrano normali,
tradizionali e bellissime affettivamente ed economicamente,
ma sono ecologicamente devastanti.
La desertificazione del sud Italia proviene anche
dalla desertificazione che si deve fare attorno ad ogni ulivo,
ad ogni vite e ad ogni campo di grano.
Sarò controcorrente, ma qualcuno ha mai provato a immaginare
una Puglia "alternativa", dove a fianco ad un ragionevole numero
di ulivi, grano e viti, ci sia posto anche per mandorli, melograni, albicocchi
o comunque alberi da frutto che tollerino la presenza di erba al suolo,
o di coltivazioni che diminuiscano le emissioni di CO2, anziché aumentarlo,
come qualsiasi coltivazione di verdure a foglia verde ??
e se la maledetta xilella fosse vista come un'opportunità
per uscire da una spirale millenaria di latifondo che sta inaridendo
l'intero bacino del Mediterraneo ???
Andrea Xxl
4 aprile 2019 alle ore 12:46Ma la puglia non è esente da quel tipo di frutticultura, e in ogni modo, tutte le varieta da lei riportate esigono una lavorazione del suolo e la rimozione delle infestanti.
X la diminuzione di co2 gli alberi sempreverdi come l'olivo sono da preferire a quelli a caducifolia come gli alberi da frutto stagionali,
Inoltre in puglia si hanno grandi estensioni coltivate a carciofi cavoli finocchi pomodori e tantissi.e altre varieta di ortaggi.
Alessandro Albanese
4 aprile 2019 alle ore 12:28Non ho nulla da aggiungere, non sono un esperto, ma apprezzo moltissimo l'informazione approfondita di questo pezzo.
I cittadini hanno bisogno di sapere cosa, come e quando; se non lo fanno i giornali l'informazione dobbiamo farla Noi.
Andrea Xxl
4 aprile 2019 alle ore 12:38Dobbiamo nche considerare che la xulella è apparsa devatante in quel territorio dopo nni di esperimenti effettuati dalla monsanto, noo sono sicuro di ritrovre il linck m sono sicuro che una buona parte delle colpe sia dovuta proprio a questi esperimenti,
Mi sembra che esista, in puglia, un comitato che segue dagli inizi questa vicenda, ragazzi molto preparati.
Carol
4 aprile 2019 alle ore 12:58Bisogna che si faccia in fretta. Se il batterio arriverà a Bari, l'olivicoltura sparirà dalla Puglia.
D'accordo su i trattamenti ma c'è un grosso problema d'impoverimento del terreno. Alcuni agricoltori stanno riscontrando buoni risultati alimentando i terreni delle piante colpite dal batterio.
Se poi vediamo di rallentare le importazioni Tunisine e Spagnole...Ci sono tanti terreni abbandonati che andrebbero recuperati. Perché non affidarli a chi fatica a trovare un lavoro, credo che oltre alle piante si otterrebbe anche la rinascita dell'essere umano...
Rosa23 *****
4 aprile 2019 alle ore 14:03Per evitare il diffondersi di malattie ci insegnano a differenziare il tipo di alberi, in un terreno. Quindi non solo ulivi,ma filari di viti, alberi da frutta ecc. Poi ci dicono che i terreni vanno arricchiti con colonie di microrganismi buoni, che rendono le piante più robuste e in grado di difendersi da molte malattie.
Cercate di coinvolgere università e esperti in coltivazioni alternative all'uso della chimica, forse riuscirete a risolvere il problema senza interventi drastici.
Luca Pellegrini
4 aprile 2019 alle ore 15:36certo, mischiare le viti, banane, olivi, rovi...
Ci si prova, tanto non ti rimetti tu se la tua fantastica idea non funziona.
Dopo la guerra, ovvero circa 70 anni fa, le viti sono state attaccate da una malattia, che ha causato una alta morìa , e che allora le viti erano intervallate con il gelso, con altre culture...
Se non sbaglio sei un medico; la scienza non è democratica, non tiene conto dei pareri; o mi sbaglio?
Rosa23 *****
4 aprile 2019 alle ore 16:31Povere viti intervallate da altre culture!!!!!
Luca Pellegrini
4 aprile 2019 alle ore 16:40colture... Hai ragione, ho sbagliato; anche l'italiano non è democratico
Claudio Zocco
4 aprile 2019 alle ore 20:43Chissà perché quando mancano argomenti di discussione si diventa membri dell’accademia della crusca...
Luca Pellegrini
5 aprile 2019 alle ore 11:20Claudio Zocco
la signora Rosa23 *****, sa che ho subito un ictus https://it.wikipedia.org/wiki/Ictus , e tra le altre cose mi ha causato afasia https://it.wikipedia.org/wiki/Afasia ; ovvero dopo che sono stato colpito, non riuscivo (anche) a ricordarmi i nomi dei miei figli, non riuscivo a dire se le fragole sono rosse o nere, azzerato l' inglese che ho imparato lavorando all' estero ecc ecc.
Ma la signora ci dice che lei è medico....
Pippo
4 aprile 2019 alle ore 14:24Ormai i vostri voltafaccia non fanno più notizia: ormai rappresentate la parte peggiore della politica, tale e quale ai piddini che tanto attaccate
lucapas
4 aprile 2019 alle ore 16:11Wow, che commento profondo!
gian giul
4 aprile 2019 alle ore 14:35Ci si sveglia troppo tardi, dopo contestazioni, sospetti ridicoli, dormite e cacadubbi. Il prezzo da pagare sarà altissimo ma, come al solito, i responsabili del degrado saranno spariti e tutti verranno fuori " che lo sapevano e lo dicevano".
Claudio Indelicato
4 aprile 2019 alle ore 15:09Facciamo qualcosa con i fatti e basta parole ,bisogna intervenire subito altrimenti sarà troppo tardi .
Luca Pellegrini
4 aprile 2019 alle ore 15:24Leggo nel post
“Si è ravvisata la necessità di procedere con estrema urgenza, attivando ogni misura utile al contenimento del batterio e alla ripresa produttiva dei territori colpiti. Si è stabilito che occorre: a).... b) ....c) l’adozione di un piano di lotta ai vettori, con fitofarmaci a basso impatto ambientale, antagonisti biologici, diserbo meccanico, chimico e piro-diserbo;.....”
Al che dovrete inculcare nella zucca di certe persone, es. la signora Vivarelli, che essendo una che non sa un tubo, ma interviene in ogni argomento, voleva praticare il diserbo meccanico nel grano duro (Triticum durum ) https://it.wikipedia.org/wiki/Triticum_durum piantato...
Ah, povero Paolo Z. sei stato censurato perchè non cedevi alla signora...
NB non intervengono i NO TAP, dato che il salento è vicino all' arrivo del metanodotto?
Claudio Zocco
4 aprile 2019 alle ore 15:46chi conosce il salento sa che è già troppo tardi. Io sono di origine salentina e ci torno ogni estate. L'ultima volta, per fare un esempio, ho percorso una strada che ho percorso centinaia di volte negli anni e mi sono trovato di fronte ad una situazione funesta: un viale lungo vari Km con alberi secchi su entrambi i lati. Se ci si fa caso, ogni pianta, anche quelle ancora verdi e rigogliose hanno qualche piccola cima secca: quello è il sintomo che il batterio ha attaccato la pianta e pian piano la percorrerà tutta fino alle radici seguendo a ritroso i vasi linfatici, nel corso del suo cammino ostruirà i vasi e i rami dietro di lui seccheranno. Non c'è più nulla che si possa fare, tutte le piante sono segnate è come se fossero già morte. Se non si trova una cura (mai trovata pur conoscendo il batterio da decenni) l'unica soluzione è rimpiantare specie resistenti al batterio, ma anche chi vuole iniziare a farlo è bloccato da divieti e burocrazia.
Francesco CUTTANO
4 aprile 2019 alle ore 16:23Io non mi lascio abbindolare da concezioni sostenute dai tanti menzionati "super-scienziati" PRO ERADICAZIONE .
Preferisco vederci chiaro e non é certo una Commissione Agricoltura della Camera che può garantirci chiarezza e certezza ma una Commissione parlamentare d'inchiesta con tutti i super poteri che le competono.
Non capisco, appunto, perché si vuole ostacolare la proposta di istituire una Commissione d'inchiesta permanente sulla questione Xylella come richiesta nell'estate 2018 e razionalmente motivata da oltre 51 senatori del M5S (primi firmatari sen. De Bonis e sen. Ciampolillo).
Come sosteneva anche Beppe Grillo, i peggiori misfatti sono stati artatamente eseguiti con e per motivi di EMERGENZA e di URGENZA!
Claudio Zocco
4 aprile 2019 alle ore 16:32Vuoi vederci chiaro? Fatti un giro nelle campagne salentine. Una commissione di inchiesta non mi sembra esattamente lo strumento più idoneo a fronteggiare un’epodemia...
ccappai
4 aprile 2019 alle ore 16:43Cioè... in sostanza, pieno allineamento con i icriteri di gestione del passato. Ottimo!!
Luca Pellegrini
4 aprile 2019 alle ore 18:04se il M5S aveva una posizione antiscientifica, è una rogna, perchè la scienza non è democratica, altrimenti la terra sarebbe piatta, come la maggior parte delle persone pensava fino a Cristoforo Colombo...
Luca Pellegrini
4 aprile 2019 alle ore 18:59In Italia bisognerebbe che ci fosse + cultura scientifica.
E' chiaro a tutti ( scherzo...).
Pazienza per il popolo, ma almeno per il parlamento / governo sarebbe bello che ci fosse un servizio di addetti ai lavori ( gente che ha studiato cose scientifiche... ).
Gli inglesi, tedeschi, francesi..... ce l'hanno già. Anche il Parlamento europeo.
https://www.change.org/p/appello-scienzainparlamento è il sito per firmare, ci sono spiegazioni, e si può vedere chi ha già firmato.
anna maria
4 aprile 2019 alle ore 19:10Fondamentale ridurre significativamente le sputacchina che saltano sull’ulivo e lo infettano, portandolo alla morte. Sono necessari 6 trattamenti l’anno! Si consideri che negli uliveti ben condotti, per produrre quello che viene giustamente vantato come il nostro splendido olio EVO, normalmente vengono effettuati più di 2 trattamenti l’anno, che aumentano in base alla presenza dei patogeni da controllare, specialmente nelle annate più difficili.Salviamo queste maestose piante
Pancrazio
4 aprile 2019 alle ore 19:11Io sono Salentino e seguo l'evoluzione della Xilella ormai da più di 10 anni, anche se, se ne parla da molto meno. Da me sono stati ricercatori dell'università di Bari ed agronomi. Ho fatto ogni esperimento proposto, seguito ogni consiglio compreso quello delle trappole. Sei anni fa, si sono portati in Laboratorio perfino un intero albero. Ma poi non ho mai saputo niente. Oggi gli alberi infetti sono milioni, vanno da Ostuni fino a Leuca con focolai importanti anche nelle province di Bari e Taranto, la metà di questi sono già morti. La cosa che nessuno dice è che non esiste più una zona cuscinetto, la malattia è ovunque e non potrà essere tracciata una line per delimitare la zona infetta da quella sana. l'anno scorso a novembre la raccolta era già finita con tre mesi di anticipo ed il raccolto è stato pessimo, creando milioni di danni economici e perdita di posti di lavoro a tutto il settore. Credo che a questo punto qualsiasi intervento è tardivo. Non rimane altro che espiantare tutti gli ulivi "oleari" e sostituirli con il "celline". Quest'ultima varietà è l'unica resistente al batterio. Purtroppo ne Vendola ne Emiliano si sono preoccupati mai del problema, a parte fare propaganda, tanto meno lo Stato. Ci sono inchieste aperte dalla magistratura, ma credo finirà tutto a tarallucci e vino. A proposito della "buona pratica": Io possedevo 70 ulivi secolari, i più vecchi avevano 400 anni, nella zona di Gallipoli dove c'è stato il primo focolaio. I miei che venivano curati dall'albero alla terra, sono stati i primi a morire poi dopo qualche anno sono morti gli alberi delle zone dove c'era abbandono. La politica ha rovinato un intera subregione, e non me ne voglia la persona che ha scritto questo post. Ma è evidente che non conosce a fondo il problema. Invito lor signori a fare un salto nel nostro bel Salento per rendersi conto di quello che ho scritto.
Maria D
4 aprile 2019 alle ore 19:35Pancrazio, cosa risponde allora alla domanda del Post: " Tu faresti subito qualche migliaia di espianti al fine di salvare decine di milioni di alberi pugliesi e per bloccare, finanche, una veloce “cavalcata” della Xylella per tutta la penisola italiana, anche su altre specie arboree o piantagioni di grande rilevanza agronomica e ambientale?"
Se è vera la sua esperienza e da quanto NON non ci dicono... la Puglia è spacciata. Adesso si tratta di non far proseguire la Xilella fino al Nord.
E questi qui Centinaio e Lezzi stanno ancora giocando con le parole?
Pancrazio
5 aprile 2019 alle ore 10:40Maria D.: Rispondo che la Puglia è spacciata e l'unica soluzione possibile è un antidoto. Il resto solo chiacchiere da bar. Se 10 anni fa avessero creato terra bruciata intorno al primo focolaio, forse oggi si parlerebbe solo di qualche centinaio di alberi sradicati.
Enzo Rossi
4 aprile 2019 alle ore 20:47Non mi piace la Scienza con la esse maiuscola. Inoltre una simile catastrofe su olivi secolari DEVE avere delle cause, che vanno individuate. In generale diffido quando sento parlare di una singola causa per un problema così vasto, mi sembra una visione derivante da una cultura monoteistica. Bisogna anche capire che la natura non si piega alle nostre regole razionali. L'olivo è per sua natura una pianta incostante, tende ad avere una cadenza biennale, se si vuole un reddito distribuito annualmente si fanno delle forzature. Inoltre "curare" troppo potrebbe essere controproducente, come con le persone.
Antonio
4 aprile 2019 alle ore 21:12Vorrei tanto conoscere il nome dell'autore di questo post, per diversi motivi.. Ne scrivo solo un paio perché non ho molto tempo da perdere con gente che ha venduto la propria dignità. Il primo perché questo signore o non conosce l'italiano o scrive boiate pensando di poter prendere in giro tutti. Dire "il batterio può uccidere un albero prima dell'inoculo", dimostra la totale ignoranza in materia. Il secondo perché l'autore dovrebbe spiegarci quali sono queste riviste scientifiche autorevoli visto che ad oggi non esiste una pubblicazione che dimostri la patogenicità del batterio. Detto questo, vorrei rispondere anche a quegli speculatori che si limano i denti grazie a questa truffa chiamata xylella. Questo piano di cambio agricoltura nel Salento voi la i seguite dai primi anni 2000, solo che a quei tempi non esisteva ancora un cavallo di troia grande come la xylella, al contrario, chi toccava un ulivo andava in galera. Poi siete arrivati voi e grazie a questi quattro buffoni che noi cretini abbiamo mandato in parlamento per portare a termine questo piano malefico. Gli ulivi si curano e voi lo sapete così come lo sapevate quando venivate nei campi in cerca di voti. Siete lo schifo fatta persona. Siete il tonno di quella scatoletta che dovevate aprire. Alle europee in Salento prenderete il 3% e lo meritate tutto perché siete solo dei traditori e come tali sarete trattati... In ogni strada, in ogni incontro che farete.
Claudio Zocco
4 aprile 2019 alle ore 21:25Ah quindi la xylella non esiste, è solo una truffa e gli alberi non stanno morendo... e scommetto pure che la terra è piatta
Maria D
6 aprile 2019 alle ore 11:31Antonio,
non si capisce con chi ce l'abbia. Travisa il Post. La Xilella uccide anche quelle piante che prima dell'inoculo del batterio da parte della sputacchina, erano sane. Questo è il senso da dare alla frase. Non che la Xilella uccide comunque, senza inoculo. Se dal 2000 esiste il problema (allora il MoVimento 5 Stelle non esisteva e non era neppure nei pensieri dei padri fondatori) lei dovrebbe prendersela con chi era in regione all'epoca, che ha sottaciuto il problema.
Piero Baragetti
4 aprile 2019 alle ore 21:15Sarebbe il caso di sentire anche coloro che hanno rispettato l'ambiente con una agricoltura sostenibile e che hanno superato il problema xilella. Armonizzare il terreno con buone pratiche di agricoltura evitando o limitando al massimo i prodotti chimici.
Claudio Zocco
4 aprile 2019 alle ore 21:20E chi sarebbe che ha superato il problema Xylella?
Antonio Larocca
4 aprile 2019 alle ore 23:15Altro che scienza
"può far morire anche una pianta perfettamente sana prima dell’inoculo"
Come fa a morire una pianta prima dell'inoculo forse muore di paura.
Ma perché scrivere ste fesserie
Claudio Zocco
5 aprile 2019 alle ore 07:50Cioè ma sapete leggere? C’è scritto che può far morire una pianta che prima dell’inoculo era perfettamente sana. Non ci vuole molto a capirlo, poteva essere scritto meglio, ma per capire quello che hai scritto tu e qualcun altro bisogna proprio non pensare...
Antonio Larocca
6 aprile 2019 alle ore 01:12Mi sa che sei tu che non sai leggere io ho fatto copia incolla tu hai cambiato il senso della frase. Rileggi quello che è scritto e non aggiungere niente di tuo. Cerchiamo di essere onesti sempre, senza arrampicarci negli specchi.
m.c.
5 aprile 2019 alle ore 01:50Per favore dimenticatevi della puglia... ilva tap... almeno la xylella.. statene fuori... in puglia l'olio lo sappiamo gestire bene anche senza di voi..
Claudio Zocco
5 aprile 2019 alle ore 07:54Come no, infatti gli alberi stanno tutti morendo... e smettiamola una buona volta col vittimismo e cerchiamo di essere propositivi. Te lo dice uno che in Salento ha una parte di famiglia e svariati ulivi.
Antonio
5 aprile 2019 alle ore 08:11Gli ulivi si salvano ma a L'Abbate questo non piace.
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2218509218477524&id=100009554024036
Sarete ricordati in negativo.
Claudio Zocco
5 aprile 2019 alle ore 10:12Ecco, continua ad informarti su Facebook... Relazione dell'Accademia dei Lincei, articoli su Science e Nature, no niente di tutto questo, meglio un post di uno sconosciuto su Facebook. Grazie a gente come te invece di espiantare poche centinaia di alberi, si è preferito condannare 11 milioni di piante e mettere a rischio altre colture in tutta Italia.
Andrea Xxl
5 aprile 2019 alle ore 10:02Non è che la xylella sia qualcosa di nuovo,
È sempre esistita,
Claudio Zocco
5 aprile 2019 alle ore 10:17Sì, in California ci combattono da decenni. Ma in Italia non c'era, arriva dal Sud America, come e perchè sia arrivata ormai non importa più, il problema è che c'è e al momento c'è un solo modo per evitare che si diffonda, perchè non è curabile.
Alessandro Albanese
5 aprile 2019 alle ore 10:28Claudio Zocco, purtroppo questo è il risultato di anni e anni di incompetenza selezionata e messa lì proprio nei posti che contano.
Il cittadino non si fida più e abbocca ad ogni controteoria che emerge.
In questo la magistratura salentina ha enormi responsabilità, seconde solo a quelle della politica.
Claudio Zocco
5 aprile 2019 alle ore 10:54Infatti la magistratura salentina ha le maggiori responsabilità. Ha aperto un'indagine in cui ipotizzava che la causa delle essiccazioni non fosse la xylella che secondo la procura era già presente da anni in vari ceppi, ha indagato i ricercatori che l'hanno trovata accusandoli di averla dolosamente inoculata nelle piante (che poi è in contraddizione con l'ipotesi che non fosse la causa delle essiccazioni perchè già presente sul territorio e innocua). Poi man mano che le varie perizie provavano il contrario, ovvero che la xylella era riconducibile ad un unico ceppo, lo stesso individuato dai ricercatori indagati, che la causa della malattia fosse proprio quel batterio, la magistratura ha mantenuto colpevolmente aperto il procedimento fornendo alla popolazione l'impressione che i suggerimenti provenienti da esperti e ricercatori scientifici e le stesse direttive europee volte a salvaguardare le colture continentali fossero il frutto di pressioni di chissà quale potere forte che aveva l'interesse (sic!) ad un cambio di colture nel salento...
Luca Pellegrini
5 aprile 2019 alle ore 11:43consiglierei, di nuovo,
che in Italia sarebbe meglio che ci fosse + cultura scientifica.
Pazienza per il popolo, ma almeno per il parlamento / governo sarebbe bello che ci fosse un servizio di addetti ai lavori ( gente che ha studiato cose scientifiche... ).
Gli inglesi, tedeschi, francesi..... ce l'hanno già. Anche il Parlamento europeo.
https://www.change.org/p/appello-scienzainparlamento è il sito per firmare, ci sono spiegazioni, e si può vedere chi ha già firmato.
Per Claudio Zocco: ti ho risposto nel tuo sottocommento fatto il 4 aprile 2019 alle 20:43, a proposito della Crusca ;-)
arturo archibusacci
5 aprile 2019 alle ore 10:45Il problema della xylella non è di facile soluzione.
Che fare, rimpiantare da subito nuovi oliveti, sia intensivi che superintensivi, saranno gli agronomi a decidere quale sesto d'impianto sia migliore, considerando le caratteristiche ambientali e dei terreni della zona, impiantare varietà di olivi resistenti alla xylella , promuovere un rimodernamento strutturale dei frantoi con nuove tecnologie per migliorare la qualità dell'olio prodotto, credo che solo in questo modo intervenendo da subito si possa ricostruire quel patrimonio olivicolo così importante per il Salento.
gian giul
5 aprile 2019 alle ore 13:30Vuoi vedere che andrebbero bene, se ci fossero, olivi ogm?
Luca Pellegrini
5 aprile 2019 alle ore 14:23gian giul
Ci serve tanto grano, e adesso principalmente in Italia si coltiva grano Creso https://it.wikipedia.org/wiki/Creso_(agronomia) o varianti, una cosa che è stata realizzata negli anni successivi alla II guerra, con bombardamenti delle sementi con una irradiazione combinata di neutroni e raggi gamma .
OOPS, DA 70 ANNI STIAMO MANGIANDO UNA COSA CHE NON ERA IMMAGGINABILE IN NATURA. Altro che ogm...
Ssst!
Voto in complottistica :10 e lode!
Paolo TV
Andrea Xxl
5 aprile 2019 alle ore 11:27Xylella fastidiosa
Un numero rilevate di vegetali oltre l'olivo è soggetto al batterio,
E sono la poligala il mirto la lavanda il rosmarino l'oleandro gli agrumi le sughere e tantissime altre varieta compresa la vite e arberi da frutto,
Debellarla interamente diverra un opera titanicauasi imppssibile,
È soprattutto la collaborazione degli agricoltori sara indispensabile,
Andrea Xxl
5 aprile 2019 alle ore 11:28Titanica guasi impossibile.
Alessandro Albanese
5 aprile 2019 alle ore 13:40Articolo molto interessante, che fornisce sia una panoramica, che informazioni molto più approfondite sulle varietà resistenti e la ricerca su quelle immuni.
https://www.millevigne.it/index.php/news/426-xylella-dell-ulivo-non-c-e-piu-tempo
Qualcuno di più esperto potrebbe aggiungere/correggere/commentare.
afdsfad
5 aprile 2019 alle ore 14:09Cani che non siete altro, fino all’altro giorno eravate contro gli abbattimenti.
Luca Pellegrini
5 aprile 2019 alle ore 14:25attento, rischi la censura; dì che c'era un complotto
ciopino
6 aprile 2019 alle ore 09:07La malattia degli ulivi Xylella fa parte di una guerra commerciale ed è stato un sabotaggio di paesi produttori di Olio di Oliva che non riesconpo ad avere una giusta entrata nel nostro commercio nazionale e forse europeo.
Facili da individuare e restituire il danno andhe ai loro uilivi che in questo momento stanno aumentanto la produzione .
Alessandro Albanese
6 aprile 2019 alle ore 11:37Non credo sia così facile.
In altri Paesi è possibile che si agisca velocemente per isolare la malattia, invece che rivolgersi agli stregoni o alla dietrologia.
La saggezza popolare dice che a volte per capire è necessario sbatterci la testa, ma più forte di così come si fa a picchiare?
Enrichetto Allerino
6 aprile 2019 alle ore 18:21....'a Xylella, come er punteruolo Rosso che s'è magnatop tutto er meravijoso patrimonio palmistico der Paes, è stasto importato da l'estero: er punteruolo da l'Egitto, e 'a Xylella, pare assodato dar DNA de batterio, dar Costa Rica: quanno penso che ne l'Australia nun poj portà manco n' pomodoro, me chiedo perchè continuamo a farce der male , portando ogni cazzo de pianta da ogni buco de culo der monno.,....
