Italiani, popolo di ricicloni

Italiani, popolo di ricicloni. Sì perché a differenza dei luoghi comuni, in Italia si ricicla gran parte dei materiali. Pensate, circa l’80% dei rifiuti (lattine, giornali, barattoli, bottiglie di plastica) che prima erano destinati alle discariche vengono ora inseriti in circuiti virtuosi creando nuova materia. Un modello economico che produce un giro d’affari di circa 23 miliardi di euro.

Questo sistema economico non solo crea posti di lavoro  ma si distanzia sempre più, in maniera netta, dal vecchio modello economico del “produci, consuma, dismetti”. A poco a poco stiamo abbandonando il vecchio paradigma basato sulla raccolta ed estrazione della materia prima destinate alle discariche, i fiumi o agli inceneritori.

Oggi tutti conoscono e hanno ben presenti le immagini delle isole di plastica galleggianti o le montagne di rifiuti presenti in diverse parti del mondo, dal Brasile all’Indonesia. In questo scenario catastrofico, l’Italia si distingue come modello di riciclo di materiali al punto da essere studiato da paesi come la Romania.

Citando il professor Walter Stahel, tra i fondatori del modello dell’economia circolare e direttore del Product-Life Institute, “i beni di oggi sono le risorse per domani al prezzo di ieri”. Un processo che le nuove generazioni hanno fatto proprie. Basta guardare le mobilitazioni di queste ore avvenute in tutte il mondo, come il movimento di giovani guidato da Greta Thunberg, per capire che stiamo andando verso la giusta direzione.

È proprio di questa mattina l’analisi di Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, secondo cui 7 millenials su 10 riutilizzano oggetti usati o riciclati.  Un dato che ci fa essere ottimisti sul futuro e che ci impone a fare di più. Non a caso, la nostra commissione ambiente alla Camera ha iniziato la discussione per disciplinare l’economia dei beni usati. Un passo avanti che il Movimento 5 Stelle fa non solo verso la diminuzione dei rifiuti e la tutela dell’ambiente ma verso la creazione di migliaia di posti di lavoro.

 

 

 

 

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