Il successo del Decreto Dignità

IL SUCCESSO DEL DECRETO DIGNITÀ

Per mesi le opposizioni e gli amici del sistema hanno tifato contro il Decreto Dignità del MoVimento 5 Stelle, quasi a preferire la sconfitta dei lavoratori pur di cantare vittoria contro il governo del cambiamento. Bene, oggi finalmente arrivano i numeri. E i numeri ci danno ragione.Ve ne parlo in questo video. Collegatevi e lasciate un commento!

Pubblicato da Gianluigi Paragone su Sabato 19 gennaio 2019

 

 

Quando il sistema vuole respingere il cambiamento, ti dice che tecnicamente è impossibile. Che non si può fare. Perché la riforma che ti appresti a votare, produrrebbe il risultato opposto. Sempre dentro il sistema poi ci sono gli altri, quelli che ti denigrano e ti deridono, che ti dicono che sei un incompetente e uno sciagurato. Ed è proprio quello che ci dissero dai banchi delle opposizioni, da Forza Italia al Partito Democratico, oppure che ci dissero dagli ambienti imprenditoriali, industriali, finanziari e bancari. Quegli ambienti dei professoroni che sanno sempre tutto. Ce l’hanno detto subito, fin dal primo atto arrivato in discussione alle camere: il Decreto Dignità.

Bene: oggi arrivano i numeri che inchiodano quelle persone. Sapete come ha aperto oggi il Corriere del Veneto, in quella regione dove le imprese sono un traino importante del Pil italiano? “Più posti di lavoro e sono stabili. Il Decreto Dignità ha aiutato”. Sì, proprio in Veneto. In quella regione dove il presidente di Confindustria regionale continuava a ripetere che il provvedimento era una sciagura, arrivano numeri favorevoli. La curva dei contratti a tempo indeterminato sale, e scende la curva del mondo precario e dell’invisibilità sociale. Allora la scommessa che
il MoVimento 5 Stelle e il ministro Di Maio avevano messo lì sul tavolo della politica, sta funzionando. Perché lo abbiamo sempre detto: solo con contratti veri, con rapporti di lavoro a tempo indeterminato, si ridà dignità ai cittadini. Solo con un contratto stabile si entra in banca senza venir guardati come marziani. Solo essendo un lavoratore a tempo indeterminato si può respirare davvero.

Per questo quella parola, “dignità”, doveva per forza tornare ad essere centrale. E veniamo all’attualità. Ci dicevano che non si potevamo fare né il reddito di cittadinanza né quota 100. Anche qui ci dicevano che eravamo dei sognatori e dei venditori di parole. Ci dicevano che mancavano le coperture e che eravamo incompetenti. Invece, queste misure sono arrivate entrambe. Solo così spingiamo i cittadini a sentirsi parte di un sistema sano e li togliamo dalla periferia e dall’invisibilità. E’ questa la grande scommessa del governo. E’ questa la sfida del Movimento 5 Stelle.

I numeri insomma ci dicono che la strada è quella giusta. Noi siamo l’ABS sociale del sistema, perché siamo quella forza che vuole riportare al centro chi è rimasto ai margini. Allora domando al sistema: perché una volta tanto non guardate agli italiani? Perché non la smettete di raccontare fandonie? E lo dico anche ai colleghi: cari colleghi giornalisti: se dal Veneto vi arriva un messaggio che il decreto Dignità funziona, perché non dirlo? Perché nascondere una realtà che può dare una speranza vera agli italiani? Ciò che dice il Corriere della Sera in Veneto non è commento, non è scenario. E’ cifra: i contratti a tempo indeterminato crescono, quindi bastava avere il coraggio di volerle certe misure. E di rompere il meccanismo contorto del Jobs Act. Questa è la nostra grande rivoluzione, e così continueremo a parlare agli italiani. Perché è quello che occorre all’Italia per ripartire. Speranza. Propositività. Fiducia.

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