#ProgrammaAgricoltura: la Politica Agricola Comune (PAC)



di MoVimento 5 Stelle

La PAC costituisce (e costituirà) la principale fonte finanziaria a sostegno dell’agricoltura. Circa il 35% del bilancio della UE viene destinato al settore agricolo. I fondi vengono però suddivisi sulla base di alcuni pilastri che hanno la necessità di essere rivisti in quanto non corrispondenti a logiche legato alla produttività, ma a quelle dettate dal commercio avente come faro la WTO.
Il modello è quello industrializzato e globalizzato che mal si sposa con la centralità dell’agricoltura per l’economica e il territorio. Un modello alternativo invece sarebbe quello di ripartire dallo sviluppo territoriale che consenta un benessere diffuso locale attraverso la valorizzazione delle risorse locali. Le imprese devono essere messe nelle condizioni di esprimere multifunzionalità, non limitandosi al compitino per l’intercettazione dei fondi, ma per la costituzione di un modello che inverta la tendenza attuale.

di Simone Vieri, Ordinario di Economia e politica agraria, Univ La Sapienza Roma

La PAC è stata per lungo tempo la principale politica agricola sostenuta a livello europeo. In 55 anni di storia è stata modificata e revisionata tante volte, e adesso non ha praticamente più niente dei contenuti originari, non vi è più traccia dei contenuti nutrizionistici.

Il sostegno agli agricoltori è assicurato attraverso due strumenti: un aiuto diretto al reddito la cui concessione è condizionata al rispetto alcune norme ambientali; una serie di politiche di tipo socio-strutturale, le cosiddette politiche di sviluppo rurale, che dovrebbero sostenere lo sviluppo locale, e che sono attuate in Italia attraverso le regioni.

Attraverso questo lungo processo di riforma che ha conosciuto la PAC nel corso della sua storia, molte situazioni si sono create ma sono rimaste molte delle contraddizioni iniziali di questa politica. Ancora oggi la PAC è fortemente gravata da un elevato livello di burocrazia, presenta problemi nella distribuzione del reddito: circa i 3/4 del reddito di sostegno agricolo finisce a meno di un quarto di agricoltori europei.

Ci sono problemi sotto il profilo di sostenibilità ambientale, forme di agricoltura come le monocolture e gli allevamenti intensivi continuano ad essere fortemente praticate, mentre le forme di agricoltura a minor impatto ambientale tendono a veder riconosciuto effettivamente il loro ruolo.

La dotazione per le misure di politica socio strutturale è ancora oggi carente, e non sufficiente a dare risposte adeguate rispetto ai bisogni di sviluppo dei sistemi locali. Ma la contraddizione forse più forte della PAC attuale è che essa non è più una politica autonoma, che rappresenta la sintesi delle istanze provenienti dai paesi europei, ma è diventata una politica che praticamente ha in sé solo le misure che l’Organizzazione mondiale del commercio le consente.

L’attuale assetto della PAC è infatti figlio della necessità di adeguare i contenuti delle politiche agrarie a quelle che sono le regole del commercio multilaterale. In questa situazione, tutte queste criticità costituiscono dei problemi, ma non devono far dimenticare che la PAC era e resterà il principale strumento a sostegno degli agricoltori. Per questo motivo, occorre riformarla per renderla più possibile efficace rispetto a quelle che sono le esigenze e le potenzialità di sviluppo dei nostri sistemi agricoli, e però nel fare questo non si dovrà neanche dimenticare che l’agricoltura non può essere decontestualizzata dal sistema socio economico nazionale.

Quindi la PAC dovrà essere importante per dare risposte all’agricoltura, ma dovrà anche essere in grado di integrarsi con le altre politiche economiche. Per fare questo occorre sostenere un processo di riforma e bisogna inserirsi in modo importante nel dibattito che attualmente è in corso a livello europeo, e che dovrà portare entro la fine di quest’anno alla definizione di proposte per la nuova PAC per il periodo 2021-2028.

Questo non è sufficiente perché per noi, per la nostra agricoltura, occorre andare un po’ oltre la PAC. Noi abbiamo bisogno di sostenere la ripresa economica. Nel periodo tra il 2008 e il 2014 abbiamo perso più di 9 punti di Pil, che solo in minima parte sono stati recuperati dai modesti incrementi di ricchezza registrati tra il 2015 e l’anno in corso. Abbiamo bisogno di rilanciare un modello che sia diverso da quello che ci ha portato ai disastri attuali. Abbiamo bisogno di un modello che torni a far lavorare le persone sui territori. Un modello in grado di creare benessere diffuso, attraverso la valorizzazione delle risorse locali. A questo fine il ruolo dell’agricoltura è, e può essere, fondamentale.

La nostra agricoltura ha due caratteristiche di straordinaria importanza. In primo luogo è al centro di un sistema che pesa il 15% del Pil nazionale, in secondo luogo determina il 92% del nostro territorio che non a caso è classificato come rurale.

In questo contesto occorre dunque aver bene presente che se sposiamo questa esigenza di porre l’agricoltura al centro di un nuovo modello di sviluppo, dovremmo anche scegliere le priorità in base alle quali sostenere questo obiettivo. E le priorità non possono che essere queste: operare per una riforma della PAC che la depuri dalle attuali criticità e che la renda meno dipendente dalle regole del commercio multilaterale; oppure operare affinché le politiche nazionali si integrino sempre di più con quella agricola comune e sostengano e valorizzino il ruolo che l’agricoltura può svolgere ai fini dello sviluppo.