L’Italia rinnovabile sarebbe più competitiva?

Quando l’energia classica (combustibili) scarseggia i Paesi più dipendenti vanno subito in emergenza. Slovenia, Sri Lanka, Bangladesh hanno limitato i litri giornalieri acquistabili nelle ultime settimane. In Egitto ristoranti e negozi devono chiudere alle 21 nei giorni feriali. In Pakistan si è passati alla settimana lavorativa di 4 giorni con incentivi per lo smart working. In Italia sono state tagliate temporaneamente le accise sui carburanti. La IEA ha descritto questa fase come la più grande interruzione dell’offerta nella storia del mercato petrolifero globale. 

Ci sono tuttavia dei Paesi che sono più resilienti: alcuni per la loro storia (es. le pericolose, ma molto efficienti centrali nucleari in Francia) e altri per la loro geografica (es. i giacimenti storici in Norvegia e quelli più recenti negli Stati Uniti). Esistono infine i Paesi che sono diventati resilienti grazie ai loro investimenti sul solare e in generale sulle rinnovabili. In Europa abbiamo la Spagna che è diventata talmente appetibile dal punto di vista del costo energetico (80 euro per megawattora in Spagna rispetto ai 180 euro in Italia pre crisi) da farla preferire a Stellantis per l’apertura delle nuove fabbriche.  In Asia il Paese più resiliente è diventato il Pakistan che è uno dei pochi al mondo a vedere la domanda di energia decrescere (-10% in due anni) nonostante una crescita dell’economia (+2%). Il motivo è semplice: il Pakistan è il terzo Paese al mondo per importazioni di pannelli solari e i cittadini pakistani si stanno rendendo sempre più energeticamente indipendenti nel giro di pochissimo tempo. Il risultato è un risparmio stimato per il 2026 di 6,3 miliardi di dollari in costi energetici, pari a 1,7% del PIL del Paese. ​​ Oltre alle ragioni legittime di chi vuole venderci gas e petrolio, ci sono veramente ragioni per non andare anche noi in questa direzione?