Svizzera chiama Italia: come funzionano le elezioni

La rubrica “Svizzera chiama Italia: dialoghi sulla democrazia del futuro” è curata da due connazionali emigrati nella patria della democrazia diretta moderna. Saranno loro a raccontarci con una serie di post qui sul Blog delle Stelle il modello democratico adottato in Svizzera e cosa significa vivere in un Paese che crede nella partecipazione attiva della cittadinanza.


Maurizio: Finalmente torniamo a raccontare la Svizzera, famosa per i suoi strumenti di democrazia diretta, ma questa volta per parlare del sistema elettorale, alla base della normalissima democrazia rappresentativa. Ci è stato chiesto da qualche lettore.
Anche una semplice elezione in Svizzera avviene in modo piuttosto diverso che in altri paesi.

Leonello: Dici bene. Per esempio, in Italia non abbiamo la possibilità di attribuire preferenze in molte elezioni. Invece qui in Svizzera a me capita di dare le mie preferenze anche a candidati di partiti diversi, sia alle elezioni comunali che quelle cantonali e, adesso che ho diritto di voto anche a livello federale, distribuisco le mie preferenze alle persone che mi paiono più adatte a svolgere il compito. Ho avuto occasione di fare lo scrutatore ed ho scoperto che quello di votare con il metodo della “panachée” (che significa “mescolanza”) che io uso molto, è anche molto usato dagli altri elettori. Il termine tecnico sarebbe “preferenze anche disgiunte”.

Maurizio: In pratica, Leonello, questo sistema ti permette di attribuire la tua preferenza a candidati di diversi partiti?

Leonello: Sì ma non solo. Posso attribuire il voto ad un partito, cancellare dei nomi dall’elenco dei candidati di quel partito e, per ogni nome cancellato o “s-preferito”, si acquisisce il diritto di attribuire la preferenza a candidati di altri partiti.
Alle elezioni federali ho la possibilità non solo di “s-preferire” qualche candidato del partito che ho votato, ma ho anche la possibilità di dare due preferenze ad un solo candidato, che “preferisco doppiamente”. Oppure posso anche usare il metodo della “lista vuota”: esiste una scheda particolare senza indicazioni di partito e la riempio con i nomi dei candidati che preferisco, raccogliendoli dalle liste dei diversi partiti. Ogni partito riceverà tante preferenze quanti sono i suoi candidati da me preferiti indicati nella sua lista.
Mi capita di dare le preferenze a candidati di quattro o anche cinque partiti diversi.
Siccome mi è capitato di essere stato eletto io stesso nel consiglio comunale della mia cittadina, posso assicurare che le preferenze disgiunte hanno anche una ricaduta di tipo psicologico sugli eletti: ognuno sa di essere stato eletto grazie anche ai voti di elettori di partiti diversi, per questo gli eletti si sentono rappresentanti dei cittadini più che del partito e questo contribuisce ad un maggior senso di responsabilità nei confronti della collettività intera e non tanto nei confronti del partito. Questo aumenta l’impegno personale degli eletti e riduce il “partitismo” nell’organo legislativo.

Maurizio: Quello che chiami “partitismo” praticamente è il “fare il tifo” per il proprio partito ed anche il mirare al bene del partito prima ancora che al bene della collettività, giusto? Quali sono i fattori che attenuano questo comportamento in Svizzera?

Leonello: Il primo di questi, come abbiamo già visto nei capitoli precedenti, è la democrazia diretta: i cittadini si concentrano sui contenuti e spesso votano in modo diverso da come il “loro partito” suggerisce di fare, questo riduce il “partitismo” tra i cittadini.
Ma anche il sistema elettorale con le preferenze anche disgiunte contribuisce a ridurre il peso dei partiti, sia tra i cittadini che presso gli eletti.
Poi c’è il concetto della collegialità dei governi, in virtù del quale tutti i partiti principali fanno parte del governo (metodo presente sia livello comunale fino a quello federale, sebbene con sistemi elettorali diversi, e di cui occorrerà parlare in qualche prossima puntata): anche questo sistema contribuisce a ridurre l’importanza e la influenza dei partiti nel sistema politico.

Maurizio: a proposito di collegialità e sistemi elettorali, possiamo anche testimoniare il fatto che qui in Svizzera normalmente, quantomeno in molti comuni e cantoni anche se non a livello federale, gli elettori oltre ad eleggere gli organi legislativi eleggono anche l’esecutivo. Anche quello attribuendo preferenze ai candidati ritenuti più idonei a fare parte del “governo comunale” (in Italia la “giunta”) o il governo cantonale. Circa un mese prima della data ultima delle elezioni, ti arriva a casa il materiale elettorale con una scheda per decidere i membri dell’esecutivo ed un’altra scheda per i membri del legislativo. Fai le tue scelte, poi il tuo voto lo puoi spedire oppure lo porti in comune o nei luoghi definiti per la raccolta.
I candidati all’esecutivo con il maggior numero di preferenze si trovano quindi a dover governare assieme ad altri di altri partiti. A decidere che loro devono lavorare assieme sono stati i cittadini, non “accordi di partito”. E per farlo ci vanno i metodi e le regole della “collegialità”.

Leonello: dici bene, Maurizio, il sistema collegiale esistente in Svizzera influenza molto il sistema politico svizzero. A mio avviso lo influenza positivamente dato che elimina la possibilità ai partiti di “mettersi in mostra” usando i governi cittadini, cantonali o federale.
La collegialità contribuisce molto a ridurre il “partitismo”. E questo succede sia a livello di governi comunali e cantonali, come anche a livello federale dove anche esiste la collegialità sebbene i sistemi elettorali siano diversi. Questo principio è sancito dalla Costituzione federale: nel prendere le decisioni, il Consiglio federale ricerca il consenso e di regola evita votazioni vere e proprie. I membri del Consiglio federale devono difendere le decisioni del Collegio verso l’esterno, anche se non sempre queste coincidono con la loro opinione personale o la posizione del loro partito.

Maurizio: Siccome è impossibile parlare di ogni sistema elettorale comunale o cantonale, (sono troppi! Ogni comune o cantone può decidere il proprio sistema), concentriamoci su quello federale.
Si tratta di un sistema bicamerale in cui la camera bassa, il Consiglio nazionale, è costituita da 200 rappresentanti eletti in modo proporzionale in ogni cantone e ovviamente suddivisi tra cantoni sempre in maniera proporzionale al numero di abitanti, in pratica un rappresentante ogni 36 mila abitanti circa.
Nella camera alta, corrispondente al nostro Senato, ci sono invece un numero fisso di rappresentanti per ogni cantone indipendentemente dalla popolazione dei cantoni. Siccome questa camera ha il compito di rappresentare i Cantoni lo si chiama Consiglio degli stati.
La maggioranza dei cantoni ha 2 rappresentanti indipendentemente dal numero degli abitanti del cantone. Solo 6 cantoni piccolissimi hanno un solo rappresentante. In tutto sono 46 rappresentanti.

Leonello: Dopo le recenti elezioni italiane si è molto parlato di astensionismo. Occorre dire che anche in Svizzera l’astensionismo è molto presente. anche se ho l’impressione che non abbia il carattere di protesta che viene attribuito in Italia.
I casi di astensionismo sono simili come entità (partecipazione attorno al 45%) in occasione delle elezioni e delle votazioni, ma possono dipendere da motivi diversi nei due casi ( i due vocaboli non sono sinonimi qui in Svizzera: si vota per un referendum e si eleggono i rappresentanti).
Votare comporta esaminare i problemi e vale la regola che mi sono sentito dire: “ Meglio non votare che sbagliarsi a votare”. Chi non ha avuto tempo per studiare il libretto delle votazioni si astiene anche per “correttezza civile”.
Nel caso delle elezioni non c’è nessun libretto da studiare ma la partecipazione resta bassa, forse anche perché comunque non è facile scegliere i candidati da “preferire”, “s-preferire” o a cui attribuire una “doppia preferenza”.
Non ho mai percepito una motivazione “di protesta” tra quelli che si sono astenuti.
Non ho strumenti per fare una indagine statistica in proposito, ma sia in occasione di elezioni come in occasione di votazioni chi si era astenuto me lo ha motivato esprimendosi in modo diversi ma tutti dicendo che fosse meglio fare decidere a chi è convinto.

Maurizio: Nel prossimo capitolo vorrei raccontarti del sistema di votazione elettronico utilizzato negli anni passati da alcuni cantoni. Una storia emblematica che potrebbe dare qualche spunto anche ai nostri concittadini italiani, sia a quelli che lo reclamano, sia a quelli che lo avversano.

CONTINUA…

 


 

Bibliografia:

Sugli autori:

  • Leonello Zaquini, classe 1946, è emigrato in Svizzera dal 1997. Ingegnere. Eletto nel Consiglio comunale della città di Le Locle, cantone di Neuchâtel. A lungo presidente di un circolo di emigrati, la “Colonia Libera Italiana”. Originario di Iseo (Brescia), per molti anni è stato un tecnico e un manager industriale nel settore dell’automazione e delle macchine utensili a Torino. Ora è Professore Onorario della HE-ARC- Ingegnerie, University of Applied Sciences Western Switzerland e imprenditore. Ha contribuito alla redazione della legge costituzionale di iniziativa popolare “Quorum zero per più democrazia” depositata nel Parlamento italiano nell’agosto 2012. Da anni partecipa al gruppo di studio e riflessione “Atelier pour la démocratie directe” animato da Andreas Gross e, in Italia, presenta la democrazia diretta in conferenze e seminari ed è membro fondatore dell’associazione “Piu-democrazia-Italia”. Autore del libro “ La democrazia diretta vista da vicino” Ed, Mimesis.
  • Maurizio Manca è nato a Torino nel 1978 ed è emigrato in Svizzera nel 2007. È un informatico ma i suoi interessi spaziano dalla Politica alla Scienza, l’Ambiente e la Mobilità sostenibile. Ha lavorato presso il CNR, per una startup italiana, per una multinazionale americana, per la Polizia Cantonale Vodese e ora nel mondo bancario. Ha fondato a Ginevra un’associazione culturale rivolta in particolare alla comunità italiana grazie alla quale organizza spettacoli teatrali e conferenze su temi di impegno civile, scienza e cultura italiana. È un esperto di strumenti digitali di partecipazione ed è stato animatore del Comitato svizzero per il No al Referendum costituzionale del 2016.

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