Dal mito al simbolo: gli alberi nella tradizione – parte 1

Pubblichiamo in due puntate l’interessantissimo intervento di Roberto Giacomelli sul potere degli alberi e sul ruolo che hanno avuto nella storia del genere umano e delle sue tradizioni religiose. Ecco il primo breve video di presentazione, seguito dal testo della prima parte dell’intera conferenza:


 

Nel mondo antico tutto ruotava intorno ai cicli della natura.
Gli esseri umani si svegliavano alla luce dell’alba, al canto del gallo.
Le stagioni erano scandite dal colore della natura, quindi evidentemente da quello delle foglie degli alberi. Tutto si svolgeva nell’armonia del cosmo.

Poi le cose cambiarono e dai tempi della natura si passò invece al suono delle campane.
Il tempo veniva scandito per il lavoro, per la preghiera, il tempo del vespro, il tempo delle orazioni. E in un’epoca ancora successiva i tempi dei cicli vennero scanditi invece dal battito del campanile del paese.

Ma gli alberi rimangono sempre nella mente degli umani e diventano un simbolo. Un simbolo di spiritualità e un simbolo esoterico: le grandi filosofie spirituali, come l’induismo e il buddismo, contemplano questo potente simbolo. Ma anche le religioni rivelate, che sono derivazioni dell’Ebraismo, quindi l’Islam e il Cristianesimo, hanno sempre nella loro simbologia questi fedeli compagni del genere umano. Infatti l’albero è un’immagine universale che compare costantemente nei pensieri e nei sogni degli uomini, perché parte simbolica, quindi un archetipo, un modello prima dell’inconscio collettivo.

L‘inconscio collettivo è un sistema intrapsichico universale, una vibrazione che possiamo chiamare Matrix, possiamo chiamare Ohm, possiamo chiamare “divino”, ma sicuramente è il piano superiore della realtà.

Nell’antichità, ad esempio, le querce erano sacre ai Druidi, i sacerdoti dei Celti, tutte quelle popolazioni che erano insediate nel Nord dell’Italia e a Sud dell’Europa.
L’albero, Yggdrasill della religione norrena, quindi della spiritualità vichinga, è l’albero che regge i sette mondi: il mondo degli Asi, gli Dei, il mondo degli Elfi, il mondo degli uomini, il mondo degli inferi.

Anche nella tradizione e nell’esoterismo ebraico la Cabala contempla l’albero del Sephirot.
E nella Genesi c’è l’albero del Bene e del Male, l’albero del frutto proibito.
Anche il Buddha riceve l’illuminazione assiso in meditazione sotto un albero.
Poi vennero i tempi della nuova religione e il Cristianesimo fece abbattere le querce sacre e al posto degli alberi compaiono le chiese.

L’albero è un ponte tra la terra e il cielo, è un simbolo di verticalità quindi di innalzamento verso l’alto, sia corpo che spirito: manifesta la comunione degli umani col divino. Gli alberi per il loro colore verde ci ricordano l’eternità: l’eterno fluire, l’eterno ritorno e soprattutto la rinascita.

L’essere umano è un microcosmo che si riflette in un ordine superiore: il macrocosmo dell’universo. Ogni nostra parte risuona nel tutto. Infatti una delle scienze esoteriche più conosciute e più antiche è l’astrologia e ci ricorda che ogni parte del corpo umano corrisponde ad una casa solare, perché il corpo umano riassume la struttura del cosmo.
Ma anche gli alberi riassumono la struttura del cosmo e infatti da sempre risuonano con noi.

Da sempre gli umani si identificano con gli alberi: i piedi infatti sono le nostre radici e le braccia sono i nostri rami protesi verso il cielo.


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