Svizzera chiama Italia: come funziona la democrazia diretta in Svizzera? – Parte 2

La rubrica “Svizzera chiama Italia: dialoghi sulla democrazia del futuro” è curata da due connazionali emigrati nella patria della democrazia diretta moderna. Saranno loro a raccontarci con una serie di post qui sul Blog delle Stelle il modello democratico adottato in Svizzera e cosa significa vivere in un Paese che crede nella partecipazione attiva della cittadinanza.


Maurizio: Continuiamo il nostro racconto sugli strumenti svizzeri di Democrazia Diretta. Dopo aver visto nel post precedente i due referendum, obbligatorio e facoltativo, vediamo quello che veramente fa del popolo, in un certo senso, un legislatore.

Leonello: Una particolarità che può apparire curiosa è il fatto che in Svizzera a livello federale non esiste la “legge di iniziativa popolare a voto popolare” (quello che in Italia viene chiamato “Referendum Propositivo”, presentato in Parlamento ed anche approvato alla Camera nel 2019 ma che vide poi l’iter interrompersi).
I cittadini svizzeri dispongono però della “Iniziativa popolare” con la quale possono modificare direttamente la Costituzione. Lo strumento è descritto nell’art.138 della Costituzione. Se il voto popolare accetta la modifica, il Parlamento poi è tenuto a provvedere adeguando la legislazione. Per portare l’iniziativa al voto serve raccogliere 100.000 firme in 18 mesi. L’unico motivo per cui l’Assemblea Federale (cioè il Governo e il Parlamento assieme) può annullare l’iniziativa è la violazione di qualche norma internazionale.
Un’altra particolarità di questo strumento è che l’organo legislativo ha la facoltà di accompagnarla con una “controproposta”. I cittadini allora possono votare per la proposta o per la controproposta ma possono anche votare a favore di tutte e due (indicando un ordine di preferenza), il che significa essere favorevoli al cambiamento, oppure possono anche votare NO a tutte e due per dire di essere favorevoli allo stato attuale.

Maurizio: Allora visto che siamo in vena di “particolarità”, c’è anche quella che in occasione delle votazioni popolari i cittadini ricevono nella buca della posta il “libretto delle votazioni”: un documento scritto in modo semplice ed un linguaggio facile (in Svizzera il “burocratese” non esiste), che per ogni tema in votazione descrive il problema in generale, come è affrontato altrove, gli argomenti per il SI e gli argomenti per il NO, il tutto scritto con la collaborazione dei comitati per il SI e per il NO.
Gli svizzeri votano 3 o 4 volte l’anno su una quindicina di temi diversi ed inoltre non si è obbligati a votare la domenica dalle 7 alle 23 ma si può voltare durante diverse settimane: il materiale di voto ti arriva a casa e la busta la puoi rispedire per posta (pagandoti il francobollo) oppure la porti direttamente tu all’ufficio comunale.
Per quanto riguarda i numeri: 223 iniziative popolari di cui solo 23 accettate dal popolo, il 10%. Non è così facile convincere la maggioranza dei cittadini e dei Cantoni!

Leonello: In realtà il “libretto delle votazioni” esiste in tutti i paesi dove esistono strumenti di democrazia diretta: dalla California a Taiwan, passando dalla Svizzera. A bene vedere quindi è una particolarità italiana il non averlo, più che una particolarità svizzera il disporne. Per altro anche in Italia nel recente referendum sul numero dei parlamentari per iniziativa di cittadini ci si è organizzati tra favorevoli e contrari e lo si è fatto esistere come “modello” ed esempio. È stato anche presentato e discusso in Parlamento, il governo aveva promesso di farlo esistere, ma poi … speriamo sarà per la prossima occasione.
Un’altra cosa importante: in Svizzera non esiste alcun “quorum”. Questo consente a chi non ha avuto tempo o voglia di leggere il libretto di astenersi, senza per questo incidere sul risultato della votazione. Negli ultimi 10 anni in media ha partecipato il 46% degli aventi diritto.
Per altro, se non esiste il quorum, anche per l’iniziativa popolare è richiesta la “doppia maggioranza”, vale a dire che oltre ai voti dei cittadini a livello federale, la maggioranza deve essere anche distribuita nel territorio, con una maggioranza di Cantoni favorevoli.
Tornando all’uso del “Libretto delle votazioni”, chi non ha tempo di leggerlo non va a votare: è anche giudicata cattiva educazione votare senza essere informati e convinti.
Meglio non votare che sbagliarsi a votare”, me lo sono sentito dire più volte.
Ed esiste anche l’espressione “voto gregario” per descrivere il voto non sui contenuti ma per “simpatia” o “antipatia” per chi propone o si oppone, ed è indice di inciviltà.

Maurizio: Raccontami qualche aneddoto sulle iniziative che hai sostenuto direttamente tu

Leonello: Se mi chiedi degli aneddoti di iniziative popolari svizzere, il primo che mi viene alla memoria, anche se non ero protagonista o diretto sostenitore, era quello della adesione della Svizzera all’ONU. Fu in effetti per me uno dei primi contatti con la democrazia diretta svizzera e lo trovai sorprendente.
Un giorno entrai in un supermercato ed una signora elegante e di bell’aspetto, mi domandò cosa ne pensavo del fatto che la Svizzera entrasse a far parte dell’ONU.
Avevo creduto si trattasse di un sondaggio d’opinione e dissi che ero a favore, per il bene della Svizzera ma anche per il bene dell’ONU.
La signora apprezzò molto il mio commento ma rimase delusa dallo scoprire che non potevo firmare la sua iniziativa, dato che non avevo la nazionalità svizzera. Io rimasi stupito nello scoprire che un tema del genere fosse oggetto di una iniziativa popolare.
Era circa 20 anni fa. Oggi la Svizzera fa parte dell’ONU.

Maurizio: Era il 2002. Il 54.6% degli svizzeri si espresse a favore dell’entrata e il SI raggiunse la maggioranza giusto in 12 su 23 cantoni (in realtà sono 26 ma 6 di loro sono considerati “semi-cantoni” e valgono mezzo ai fini dei conteggi), il minimo necessario.

Leonello: Di proposte popolari ce ne sono state molte. Per quanto mi riguarda avevo cercato di contribuire per fare in modo che i manager dell’industria non potessero avere stipendi superiori a 12 volte il salario minimo dell’azienda. L’iniziativa, detta “iniziativa Minder” dal nome del principale sostenitore, è stata votata ed approvata a larga maggioranza dai cittadini svizzeri di tutti i cantoni ed è diventata legge anche se c’è chi sostiene che possa essere facilmente aggirata da molte imprese.

Maurizio: Lasciami ricordare anche due iniziative molto controverse degli anni passati. La prima è quella del 1970 chiamata “Iniziativa Schwarzenbach” nuovamente dal nome del suo proponente, puntava a limitare il numero degli stranieri sul suolo elvetico ad un limite massimo del 10% della popolazione svizzera. Molti emigrati avrebbero dovuto lasciare il Paese entro quattro anni, in alcuni Cantoni addirittura si sarebbe trattato di metà della forza lavoro. L’iniziativa venne respinta dal 54% dei votanti che furono addirittura il 75% degli aventi diritto, credo un record, e da tutti i Cantoni.
L’altra votazione che ebbe un’eco anche internazionale fu l’iniziativa sui minareti tramite la quale si proponeva di vietare la costruzione di minareti sul territorio svizzero per limitare, a detta dei proponenti, l’islamizzazione del Paese. Nel novembre 2009 il 57.5% degli svizzeri approvò l’iniziativa. Da allora gli unici minareti che possiamo ammirare in Svizzera sono i 4 già esistenti dato che l’articolo 72 della Costituzione ne vieta espressamente la costruzione di nuovi.
C’è ancora uno strumento poco conosciuto, quello della “Petizione”, stabilito dall’art.33 della Costituzione (ancora prima degli articoli sugli altri strumenti), è utilizzabile da ogni persona indipendentemente dall’età, dalla nazionalità e addirittura dal fatto di risiedere o meno in Svizzera. Il soggetto della petizione può essere qualsiasi attività dello Stato o dei cittadini e per questo strumento è anche permessa la raccolta delle firme online senza alcun limite di tempo. Tutto questo ovviamente perché l’impatto è molto limitato: il destinatario della petizione, secondo la Costituzione, ha solo l’obbligo di prenderne atto ma non di rispondere al quesito. Ciononostante, la quasi totalità delle petizioni riceve una risposta.

Leonello: Nei prossimi post vorrei raccontare ancora del federalismo svizzero, della legge elettorale e del principio della collegialità, dei partiti e delle importanti associazioni di cittadini che hanno a volte molto più seguito dei partiti.

Maurizio: Sono temi verso i quali alcuni lettori hanno mostrato curiosità e volentieri cercheremo di soddisfare queste richieste.

CONTINUA…


Bibliografia

Sugli autori

  • Leonello Zaquini, classe 1946, è emigrato in Svizzera dal 1997. Ingegnere. Eletto nel Consiglio comunale della città di Le Locle, cantone di Neuchâtel. A lungo presidente di un circolo di emigrati, la “Colonia Libera Italiana”. Originario di Iseo (Brescia), per molti anni è stato un tecnico e un manager industriale nel settore dell’automazione e delle macchine utensili a Torino. Ora è Professore Onorario della HE-ARC- Ingegnerie, University of Applied Sciences Western Switzerland e imprenditore. Ha contribuito alla redazione della legge costituzionale di iniziativa popolare “Quorum zero per più democrazia” depositata nel Parlamento italiano nell’agosto 2012. Da anni partecipa al gruppo di studio e riflessione “Atelier pour la démocratie directe” animato da Andreas Gross e, in Italia, presenta la democrazia diretta in conferenze e seminari ed è membro fondatore dell’associazione “Piu-democrazia-Italia”. Autore del libro “ La democrazia diretta vista da vicino” Ed, Mimesis.
  • Maurizio Manca è nato a Torino nel 1978 ed è emigrato in Svizzera nel 2007. È un informatico ma i suoi interessi spaziano dalla Politica alla Scienza, l’Ambiente e la Mobilità sostenibile. Ha lavorato presso il CNR, per una startup italiana, per una multinazionale americana, per la Polizia Cantonale Vodese e ora nel mondo bancario. Ha fondato a Ginevra un’associazione culturale rivolta in particolare alla comunità italiana grazie alla quale organizza spettacoli teatrali e conferenze su temi di impegno civile, scienza e cultura italiana. È un esperto di strumenti digitali di partecipazione ed è stato animatore del Comitato svizzero per il No al Referendum costituzionale del 2016.

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