Gianroberto Casaleggio: il ritratto di Dorian Gray

Con questa rubrica ogni settimana vogliamo regalarvi un estratto degli scritti di Gianroberto Casaleggio. Per ricordare parte di quel pensiero, di quelle idee che lo hanno portato a fondare il MoVimento 5 Stelle e il Progetto Rousseau.

Di seguito “Il ritratto di Dorian Gray” tratto dal suo libro “Web ergo sum” pubblicato nel 2004.


In Italia il marketing è più importante della produzione, le parole dei fatti, l’apparenza dell’essere

Oscar Wilde pubblico nel 1890Il ritratto di Dorian Gray”: un romanzo divenuto emblematico dove è presente il tema dell’essere e dell’apparire. Dorian è un giovane di bellissimo aspetto che vuole conservare per sempre la sua giovinezza. Il desiderio viene esaudito. II suo ritratto invecchia per lui ed assorbe nell’immagine i segni del tempo, insieme a vizi, errori e colpe di Dorian. Il ritratto diventa, giorno dopo giorno, la rappresentazione di un uomo vecchio, orribile e malvagio. Dorian è costretto a nasconderlo in soffitta, sino all’epilogo, in cui pugnala il ritratto per distruggerlo, uccidendo, in realtà, se stesso.

L’Italia ha risolto in modo definitivo il dilemma “Essere o apparire?” di Dorian Gray: ha scelto di apparire. Negli ultimi vent’anni ha realizzato una colossale operazione di marketing, negando i problemi, posticipandoli, rendendoli endemici. Un’operazione così brillante che ha finito per crederci.

Le alte cariche dello Stato in visita guidata a mostre, musei e città sembrano personaggi di un “Truman Show” nazionale. Uno spettacolo in cui tutto va bene, i giardini sono puliti, i palazzi riverniciati, i bambini sorridenti e le autorità locali fiduciose nel futuro della nazione.

I media sono sempre più simili agli assegni postdatati, che si possono incassare solo dopo una certa data. Anche parte dell’informazione è postdatata: si può dare quando è già di dominio pubblico. Se non fosse così, non si potrebbero spiegare casi come quello di Parmalat, che Beppe Grillo ha anticipato di due anni con un’analisi finanziaria semplice, immediata, alla portata di tutti i giornalisti economici: I’indebitamento rapportato ai ricavi annui. E’ un esercizio elementare che ognuno di noi può fare. Primo: leggere il bilancio dello scorso anno delle società quotate in Borsa facendo la classifica delle più indebitate rispetto al fatturato. Secondo: tenerne traccia. Terzo: spuntare dalla lista le società che falliscono. Un modo per essere preparati al crollo delle aziende, anticipando i media.

Le inchieste giornalistiche, tranne rare eccezioni, sono effettuate da “Striscia la notizia” i cui inviati sono forse gli unici, con I’ esclusione dei corrispondenti di guerra, a rischiare (e talvolta rimetterci) l’incolumità personale. L’arroganza di chi viene smascherato, pur in presenza di una telecamera, e le sue reazioni brutali lasciano attoniti. I giornalisti di “Striscia” sono trattati come delatori, perché chi dice la verità in Italia passa per delatore. Giudice e padrone dell’informazione non è più il lettore.

Gli incassi dei giornali e delle riviste derivano dalla pubblicità (circa il 50%) e dalla vendita di allegati, come DVD e libri (15-20%). Il peso del lettore, di chi acquista il giornale, è intorno al 30% degli introiti. Il fenomeno e così palese che a Milano i giornali più letti in metropolitana sono “Leggo” e “City’, quotidiani gratuiti che vivono solo di pubblicità. Se chi sostiene il giornale è la pubblicità, mantenere I’obiettività dell’informazione è difficile.

I responsabili di aziende che investono molto in pubblicità sono quasi sempre immuni da critiche e vengono spesso intervistati dai media. L’unica avvertenza (estrema forma di pudore) e di non mettere nella stessa pagina intervista e pubblicità aziendale. E’ una pura ostentazione di potere che ottunde la capacità di giudizio dei lettori.

Il settimanale “Time” nel 2004 ha dedicato all’Italia due copertine. La prima sulla fuga dei cervelli, con la foto dell’astronoma italiana Sandra Savaglio che lavora alia Johns Hopkins University e che fa da sfondo al titolo: “How Europe lost its science stars” (Come l’Europa perde i suoi migliori scienziati). La seconda intitolata “Spring cleaning” (Pulizie di primavera), con I’immagine di un maggiordomo che pulisce il pavimento dalla polvere delle società europee fallite ed un interessante sottotitolo: “Italy’s bulletproof bankers” (Banchieri italiani a prova di proiettile), sottintendendo che nessun evento li puo scalfire.

La dimensione delle imprese italiane è la più piccola in Europa. L’esportazione italiana è tornata ai livelli degli anni ’60. Siamo il Paese della UE con meno laureati e agli ultimi posti per il deposito di brevetti. Il marketing è più importante della produzione, le parole dei fatti, l’apparenza dell’essere.

La Rete non fa eccezione. Titoli come “Italia prima in Europa per e-government” o “Virgilio sfida Google” suonano incredibili. Siamo ai primi posti nel mondo, però per lo spamming. Il sito www.spamhaus.org cita gli Internet Service Provider che non proteggono da spamming e virus: l’Italia compare nella top ten insieme alIa Cina. La Rete è tecnologia, è software. In Italia non è rimasto quasi nulla della produzione informatica dopo il declino dell’Olivetti. Software, hardware, applicazioni di Rete: quasi tutto importato. L’alta tecnologia rappresenta più del 30% del commercio mondiale di manufatti ed e in continua crescita. La presenza dell’Italia, in questo mercato, è impercettibile. Con l’e-commerce rischiamo di fare la stessa fine. Si compra da Last minute, da Amazon, da eBay. In Italia esiste il mito della “bella figura”, sconosciuto all’ estero, in cui la rappresentazione della realtà è più importante della realtà stessa. Un modo di essere che viene da lontano, che fa parte dei nostri cromosomi. Ma, secondo Martin Luther King, “nessuna bugia vive per sempre”. Per ripartire bisogna cominciare a dirci la verità, anche usando quel canale alternativo, non ancora imbavagliato, che si chiama Internet. Bisogna guardare senza paura il nostro ritratto.

Per raccontarci, come direbbe Paolo Cevoli: “Fatti, non pugnette”.

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