Idee Ribelli: Terza Economia

Le idee ribelli sono le idee che possono rendere straordinario il nostro Paese e che si ribellano alla quieta disperazione del non cambiare nulla. Le idee ribelli si compongono di due parole dove ribelle è l’aggettivo come: Identità Digitale, Acqua Pubblica o Reddito Energetico.

Proponi la tua idea ribelle! Compito di chi si proporrà come custode di un’idea ribelle sarà quello di promuoverla, ma anche e soprattutto di creare la consapevolezza che il tempo per quella idea è oggi.

Oggi il Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Stanislao Di Piazza propone la sua idea ribelle “Terza Economia” raccontandola con il supporto dell’economista Leonardo Becchetti, ordinario di economia politica presso l’Università di Tor Vergata e direttore scientifico di Next – Nuova Economia per Tutti.


Stanislao Di Piazza: siamo in piena pandemia e speriamo presto di uscirne. Però tante cose abbiamo capito. Sicuramente abbiamo capito che il modello economico in cui abbiamo vissuto fino adesso, quello diciamo liberista, non può più reggere e quindi dobbiamo procedere a dei veri e propri nuovi paradigmi. Si parla tanto e stiamo parlando tanto di terza economia, come modello economico che è di supporto alla prima economia capitale e alla seconda che è lo Stato. Dicci qualcosa in merito e dicci perché secondo te la terza economia ci può aiutare a migliorare lo stato delle cose.

Leonardo Becchetti: intanto perché è un’economia che punta su una variabile chiave per risolvere il problema che è quello della partecipazione, del coinvolgimento di tutti, diremmo è un’economia generativa. Oggi i problemi si possono risolvere non solo dall’alto, c’è bisogno di cittadinanza attiva (è la terza mano), c’è bisogno di imprese responsabili (è la quarta mano). Il coinvolgimento, la partecipazione, la generatività è fondamentale sia per la soddisfazione di vita delle persone – noi sappiamo che se le persone sono generative sono anche felici, ce lo dicono milioni di dati – e anche per il successo dell’attività economica e politica. C’è un gioco di squadra, si mettono assieme le intelligenze di tutti quanti, quindi si crea un intelligenza collettiva, ma anche per il politico è la chiave del successo perché coinvolgere nei progetti, nelle proposte, i cittadini – penso al bilancio partecipato, alla gestione con una dei beni condivisi – vuol dire averli a fianco. Quei cittadini vorranno continuare l’esperienza con il politico. Ovviamente la partecipazione richiede tempo, è costosa, va un pochino gestita, deve essere chiaro che poi a decidere ovviamente è chi ha la responsabilità.

Stanislao Di Piazza: a proposito di questo Leonardo, noi dobbiamo anche pensare a strumenti. Tu hai parlato di imprese, di imprese sostenibili, e quindi è necessario che comunque si inventino, che il parlamento legiferi per creare nuovi strumenti giuridici, nuove tipologie di imprese. Penso all’impresa di comunità. Come sai, c’è un progetto di legge a prima firma di Emiliano Fenu, senatore del MoVimento 5 Stelle. Dicci che cosa ne pensi e perché secondo te creare e costruire questo nuovo modello, inserendo nuovi negozi giuridici, è importante.

Leonardo Becchetti: perché il tema chiave del futuro è quello del territorio. Oggi il mondo è fatto non tanto di concorrenza tra singole imprese, ma di territori che competono tra di loro per attrarre dei flussi. Oggi abbiamo flussi giganteschi di denaro, di turisti, di lavoratori, di capitali e quindi i territori sono un po’ in competizione tra di loro, e i territori sono anche quelli spesso in difficoltà. Soprattutto pensiamo alle zone periferiche, le aree interne, e quindi oggi abbiamo bisogno innanzitutto di riscoprire il genius loci di ogni territorio che è quel fattore competitivo non delocalizzabile che la concorrenza globale non ci può portar via, e poi c’è bisogno di sottolineare quello che le imprese fanno o tolgono al territorio. Cioè il lavoro di ogni impresa può essere misurato in termini di effetti esterni positivi e negativi. L’impresa cosa fa? Dà al territorio perché restituisce valore, occupa le persone, migliora la qualità ambientale – pensiamo al famoso intervento di Loccioni che restaurò tutto l’albero del fiume dov’è l’azienda, nelle Marche – oppure l’impresa toglie al territorio, quindi inquinamento, peggioramento della qualità della vita delle persone. Ecco quindi che c’è bisogno di una legge che riconosca che questo ha degli effetti anche sullo Stato, sul fisco, e quindi è giusto agevolare un’azienda che dà al territorio e quindi riduce la necessità dello Stato magari di mettere delle pezze, delle correzioni e invece magari togliere a quelle che tolgono. Quindi secondo me non è altro che il riconoscimento di un principio economico fondamentale che è quello appunto dell’osmosi, dell’effetto che un’azienda ha sul proprio territorio. Per questo è importante questo progetto di imprese di comunità. 

Stanislao Di Piazza: a tal proposito noi oggi ci troviamo e parliamo tantissimo di Recovery Fund o per meglio dire, Next Generation EU, e di fronte a questa massa di soldi, di miliardi che vengono dall’Unione Europea, si pensa sempre di più che abbiamo il dovere morale nei confronti delle future generazioni, di utilizzare queste risorse al meglio. E allora dobbiamo far sì che una parte di queste risorse possano essere utilizzate appunto da queste tipologie di imprese che avranno il compito di gestire quelli che ci piace chiamare beni comuni, quindi i beni che non sono né privati nè pubblici. Ecco io vorrei chiederti qualcosa sui beni comuni, come dobbiamo individuare i beni comuni e poi sugli indicatori di impatto, cioè individuare quegli indicatori che ci consentano di far sì che certe tipologie di imprese, come le imprese di comunità, per la loro mission abbiano come sistema premiante quello di gestire i beni comuni affinché ci sia un impatto positivo nei confronti della comunità.

Leonardo Becchetti: è l’esempio più tipico che si fa in letteratura sui beni comuni è quello dei pascoli eccetera, perché viene naturale il fattore ambientale. Noi non viviamo in un vuoto ma viviamo immersi come dei pesci nell’oceano. L’oceano è l’ecosistema e l’ecosistema ci dà dei servizi che sono fondamentali per la salute, per la qualità della vita e anche per l’attività delle imprese. Quindi pensiamo alla qualità dei pascoli, alla qualità dei suoli, la resistenza dei suoli all’erosione, al rischio idrogeologico, la qualità dell’aria e dell’acqua. Tutte queste cose, su cui appunto le aziende hanno degli effetti, sono fondamentali: preservarle, tutelarle anche con l’aiuto della cittadinanza è essenziale. Ma oggi la grande sfida è proprio sulla misurazione, sugli standard. Come misuriamo noi tutte queste cose? Con quali indicatori? Noi con Next abbiamo avviato un percorso molto interessante e partecipato di costruzione di questi indicatori con tutti gli stakeholder del nostro Paese. E’ un percorso che aiuta le imprese a fare una autovalutazione, che aiuta le piccole e medie imprese a partecipare, perché oggi il grande rischio è che questi integratori siano troppo sofisticati, troppo complicati, che richiedano troppo tempo per la costruzione, quindi rappresentino di fatto un ostacolo, una barriera all’ingresso delle piccole e delle medie imprese. E’ molto importante quindi che gli indicatori creino un percorso facile di dialogo fondamentalmente tra imprese e stakeholder e che siano ovviamente poi coerenti con quelli che sono gli obiettivi posti dall’Unione Europea. Tutti i progetti dell’unione europea e del Next Generation EU dovranno rispettare il cosiddetto DSNH: tutti i progetti devono far fare dei progressi su uno dei sei indicatori della sostenibilità ambientale, ovvero mitigazione, adattamento, acque, economia circolare, qualità del territorio e quindi la questione degli standard oggi è fondamentale e dobbiamo far sì che questi standard non siano solo ambientali ma siano anche su temi fondamentali del sociale e della generatività. Questa è un po’ la sfida per il futuro.

Stanislao Di Piazza: e per fare questo è chiaro che dobbiamo avere anche una visione diversa del mercato. Fino a oggi, ne abbiamo parlato all’inizio, abbiamo subito il mercato pensando che il mercato fosse quello che decidesse e comandasse i processi dei cittadini. Invece oggi noi cominciamo a pensare a una visione diversa, per cui da un lato il mercato va regolato, e non è quello della capitalizzazione del profitto, e va regolato dallo Stato, ma dall’altro il mercato non può essere subito dal cittadino. Il cittadino deve, con i suoi atteggiamenti, con i suoi comportamenti, determinare cambiamenti nel mercato. Ci vuoi parlare del voto con il portafoglio?

Leonardo Becchetti: E’ un grande progetto che abbiamo da tanti anni e finalmente, dopo aver seminato faticosamente, cominciamo a vedere dei frutti importanti. Da anni dico anni che il mercato è domanda e offerta. Noi siamo la domanda quindi noi siamo fondamentali sul mercato: abbiamo, io dico, in tasca le chiavi dei lucchetti delle nostre catene. Abbiamo un potere enorme. Se noi domani tutti quanti votassimo col portafogli, cioè premiassimo con le nostre scelte di consumo e risparmio le imprese leader nella capacità economico sociale ambientale anche per il territorio, il mondo domani sarebbe cambiato. Ovviamente ci sono dei limiti alla realizzazione di questo obiettivo che sono: la consapevolezza dei cittadini – ecco perché la cultura, la comunicazione è fondamentale, anche quella che stiamo facendo oggi – l’informazione – quindi ancora gli standard di criteri, gli indicatori – l’aggregazione delle scelte – dobbiamo essere in tanti – e il prezzo. Ecco oggi vedo delle iniziative bellissime. Intanto nel mondo della finanza possiamo dire che ce l’abbiamo fatta perché dopo la nascita pioneristica di cui tu sai di 20 anni fa di Etica Sgr, oggi addirittura ci arriva il più grande fondo di investimento del mondo che dice che non voterà col portafoglio, non comprerà titoli di aziende ad alto rischio ambientale e sociale perché metterebbe a rischio propri soldi e addirittura l’altro giorno PricewaterhouseCoopers che dice che il 77 % dei fondi intervistati dismetterà i titoli nei prossimi due anni. Però sul consumo dobbiamo fare grandi passi avanti perché lì è più difficile: le scelte sono molto più automistiche, l’informazione è minore, i cittadini sono meno organizzati. Su questo sono molto importanti i passi avanti che stiamo facendo anche sull’online, sul digitale, quindi penso a tutti i siti che promuovono i campioni della sostenibilità, facilitandone anche l’acquisto col commercio online. Penso anche a iniziative molto belle e nuove dove sono i consumatori che creano il loro prodotto. In Francia, una storia bellissima, si sono accorti che tra i produttori di latte c’era un 30% in più di suicidi, i cittadini hanno costruito un loro prodotto di latte e si sono accorti che con 7  centesimi in più per litro si poteva assicurare un salario equo ai produttori nonché fare un prodotto di qualità ambientale. E’ nato questo prodotto che oggi ha il 7% del mercato ed è diventato una vera e propria innovazione dove accanto alla marca tradizionale e alla marca della grande distribuzione esiste oggi la marca del consumatore. Innovazioni di questo tipo ci aiuteranno moltissimo a realizzare il voto col portafoglio in materia anche del consumo.

Stanislao Di Piazza:  bene, grazie Leonardo e tu sai che io sono in Parlamento e noi stiamo cercando il più possibile di portare avanti delle novità in questo campo. Fondamentale è quello di costruire nuovi paradigmi per una economia diciamo diversa, partiamo dal sociale, un’economia che abbia uno sguardo al bene comune e che fondamentalmente metta al centro la persona e non il capitale. Ma per fare questo abbiamo bisogno che ci sia anche una cultura, che vada avanti anche da parte dei cittadini. Mi piace dire i famosi cittadini responsabili, che se da un lato imparano a votare col portafoglio, dall’altro ovviamente devono votare anche quando ci sono le elezioni, ma dall’altro ancora devono costruire percorsi di democrazia, anche democrazia diretta, che ci aiuti a credere realmente che le cose possano cambiare e sperare per generazioni future che possono vivere le stesse cose che i nostri genitori e i nostri nonni sono stati in grado di farci vivere entrando in uno stato di benessere. Sicuramente di qui è diverso da quello che loro non hanno vissuto durante la guerra. Grazie e buona giornata.


Se vuoi sapere di più su Stanislao Di Piazza guarda il suo profilo su Rousseau

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