Decreto Cio, alle Olimpiadi con inno e tricolore

Nonostante la crisi politica, le dimissioni del presidente Conte, i tanti problemi causati dalla pandemia che abbiamo affrontato in questi mesi, siamo riusciti ad evitare eventuali sanzioni da parte del CIO.

Dal giorno in cui ho ricevuto la delega alle politiche sportive ho lavorato per attuare dei cambiamenti che lo sport aspettava da decenni.

I cinque decreti attuativi della riforma dello sport lunedì hanno concluso il loro percorso nella conferenza Stato-Regioni, ora manca solo il parere delle Commissioni e poi entreranno finalmente in vigore, con importanti novità in merito alla parità di trattamento per le atlete, alle tutele e garanzie per i lavoratori sportivi, alla possibilità per gli atleti paralimpici di accedere ai corpi civili e militari dello Stato.

In questi mesi ogni nostro sforzo è stato dedicato a sostenere il mondo dello sport a tutti i livelli, con i bonus ai lavoratori sportivi e i contributi a fondo perduto per centri sportivi, associazioni e società sportive. Un investimento superiore ai due miliardi di euro per consentire a queste realtà di superare i difficilissimi mesi di chiusura.

Abbiamo avviato un cambiamento profondo del mondo sportivo italiano, mettendo al centro dei nostri pensieri la promozione e il sostegno allo sport di base non solo per oggi ma per i prossimi decenni. Abbiamo chiesto una profonda discontinuità e provato a favorire un sano rinnovamento in un mondo che è guidato da troppi anni dalle stesse persone, e ci siamo battuti per questo.

Con il Decreto Cio di ieri invece si chiude un lungo e complicato capitolo che riguarda la governance del mondo dello sport e l’autonomia del Coni, avendo stabilito una pianta organica per il Comitato Olimpico Nazionale Italiano e l’assegnazione degli asset fondamentali per la preparazione olimpica. Stabilendo però un principio essenziale, ovvero che il CONI non potrà muoversi fuori dai paletti di un ente pubblico.

Io e tutto il Governo mai avremmo potuto correre il rischio che gli sforzi e i sacrifici dei nostri atleti potessero essere offuscati da una partecipazione alle Olimpiadi senza i nostri colori, la nostra bandiera.

La soluzione trovata col Decreto Cio fuga ogni dubbio: faremo il tifo per le atlete e gli atleti che gareggeranno a Tokyo cantando il nostro inno e sventolando il tricolore!


Se vuoi sapere di più su Vincenzo Spadafora guarda il suo profilo su Rousseau

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