Il 5 febbraio del 2003 l’allora Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America Colin Powell mostrò al Consiglio di Sicurezza dell’ONU una fialetta contenente polvere bianca. Fu un modo, dal punto di vista comunicativo piuttosto efficace, per far credere al mondo intero che Saddam Hussein possedesse un arsenale di armi di distruzione di massa capace di eliminare milioni di persone. Era una fake news. Colin Powell, le cui menzogne sono costate la vita di decine, forse centinaia di migliaia di persone, è un libero cittadino. Assange vive in “lockdown” dalla mattina del 19 giugno del 2012, quando uscì di casa, prese la metropolitana di Londra, probabilmente uscì a Knightsbridge Station a pochi passi da Hyde Park e raggiunse, a piedi, l’Ambasciata dell’Ecuador che gli concesse, per quasi sette anni, lo status di rifugiato politico. Colin Powell rilascia interviste, fa l’opinionista in TV. Assange viene trattato da appestato da tanti, troppi giornalisti che, per convenienza o viltà, si sono via via trasformati in paladini delle verità comode. Vivere tra quattro mura non è facile, ce ne siamo resi conto anche noi negli ultimi mesi. Assange è costretto a farlo da 3123 giorni perché portatore sano del virus del giornalismo libero. Assange non ha espresso opinioni. Ha messo a nudo il potere lasciando che si palesasse, senza filtri, attraverso documenti segreti che ha avuto il coraggio di pubblicare. Quando Colin Powell, con quel discorso, diede il la alla seconda guerra del Golfo, Saddam Hussein non aveva alcun arsenale batteriologico. È vero, Saddam Hussein le armi chimiche le aveva avute ma le aveva già usate per fermare la controffensiva iraniana sul finire della guerra Iraq-Iran e per trucidare la popolazione curda di Halabja, una cittadina del Kurdistan iracheno a pochi chilometri dal confine persiano. Quelle armi, tra l’altro, l’Iraq le aveva prodotte grazie alle attrezzature che l’occidente – probabilmente Francia, Germania e Stati Uniti – gli aveva venduto. D’altro canto negli anni ’80 l’Iraq non faceva ancora parte dell’asse del male. Nel 1983 Donald Rumsfeld, Segretario della difesa USA quando Bush figlio invase l’Iraq, incontrò Saddam Hussein a Baghdad e con lui ebbe un colloquio cordiale e fruttuoso. Saddam Hussein era considerato una risorsa nonostante avesse già dimostrato la sua spregiudicatezza. Le grandi potenze (URSS inclusa) erano molto più spaventate dall’ascesa dell’Iran dove, nel 1979, la rivoluzione islamica aveva spazzato via lo Scià di Persia e preso il controllo della quarta (per qualcuno terza) riserva petrolifera mondiale. Saddam Hussein, in chiave anti-iraniana, venne armato da mezza Europa, dalle monarchie del Golfo, dagli Stati Uniti e persino dall’Unione Sovietica che temeva il sostegno iraniano ai mujaheddin sciiti che in Afghanistan combattevano per respingere l’invasione sovietica. Era dai tempi del sostegno a Nasser durante la crisi di Suez che USA e URSS non si trovavano dalla stessa parte. In verità gli Stati Uniti mantenevano i piedi in due staffe. Vendevano sì armi a Saddam Hussein ma, contemporaneamente fornivano mezzi e munizioni agli iraniani con i cui proventi finanziarono, segretamente, i Contras, i mercenari addestrati dalla CIA per rovesciare Daniel Ortega, il Presidente del Nicaragua democraticamente eletto. Saddam Hussein smise di essere un alleato dell’occidente quando invase il Kuwait dimostrando al mondo intero di essere incontrollabile. E se incontrollabile era lui incontrollabili erano anche i pozzi dell’Iraq, quinto paese al mondo per le riserve di petrolio. Il 17 gennaio del 1991 venne lanciata l’operazione Tempesta del Deserto che in poche settimane costrinse al ritiro dal Kuwait le truppe irachene. Ma Saddam Hussein restò al suo posto. Washington temeva che la sua destituzione avrebbe portato ad una destabilizzazione tale del Paese della quale avrebbe approfittato l’Iran. Quel che è avvenuto, del resto, dopo la seconda Guerra del Golfo. Il resto è storia più recente. Saddam Hussein è caduto ed è scoppiata la guerra civile. Nuovi cimiteri sono stati aperti e contemporaneamente molti ospedali venivano chiusi. Da allora decine di migliaia di iracheni, ogni anno, oltrepassano l’Arvand, il fiume che nasce dalla confluenza tra Tigri ed Eufrate, ed entrano in Persia per andare a curare negli ospedali di Qom, Shiraz o Esfahan. Questo breve resoconto storico è utile per comprendere quanto siano stati sporchi questi venticinque anni di storia mediorientale. Quanto il petrolio, lo stramaledettissimo petrolio, abbia segnato la vita, e soprattutto la morte di milioni di persone in quell’angolo di mondo. Scrive Eric Laurent in “La verità nascosta sul petrolio”: “Il mondo del petrolio è dello stesso colore del liquido tanto ricercato: nero, come le tendenze più oscure della natura umana. Suscita bramosie, accende passioni, provoca tradimenti e conflitti omicidi, porta alle manipolazioni più scandalose”. Quante guerre sono nate per via del petrolio? Sempre meno di quelle prodotte dalle menzogne. Nel 2011, a Trafalgar Square, Assange pronunciò queste parole: “Se la guerra può essere innescata dalle bugie, la pace può avere inizio con la verità”. Come dargli torto. Se WikiLeaks fosse nata negli anni ’70 il mondo, oggi, sarebbe migliore. Indicibili menzogne sarebbero state svelate prima dei danni da loro provocati. La verità mostrata nella sua interezza avrebbe fatto da deterrente futuro e parecchi innocenti in più respirerebbero ancora. Nel 2010 WikiLeaks pubblicò Collateral Murder, un video che mostra l’assassinio di diciotto civili iracheni disarmati (tra i quali due reporter della Reuters) abbattuti da un elicottero Apache dell’esercito USA. In quel video i soldati americani sparano come se si trovassero in una sala giochi di Las Vegas. Quel video venne consegnato ad Assange da Chelsea Manning, un ex-militare USA che aveva svolto il ruolo di analista di intelligence a Baghdad. Nelle stesse settimane Wikileaks pubblicava migliaia di documenti top-secret che rivelavano omicidi, torture, violenze di ogni genere perpetrate dai soldati USA in Iraq e Afghanistan, teatro di un’altra guerra infame fatta digerire alla pubblica opinione mondiale grazie alla consueta iniezione di fake-news. Ma nel mondo del sottosopra il criminale rischia di diventarlo Assange. Il rischio esiste ancora. L’altro ieri Vanessa Baraitsen, giudice inglese, ha negato l’estradizione di Assange negli Stati Uniti. Una buona notizia ma per chi difende la libertà di stampa e soprattutto il diritto sacrosanto dei Popoli di conoscere le verità della storia, si tratta di una vittoria a metà. Assange, per adesso, non verrà estradato per motivi di salute ma nessun giudice ha sancito il diritto di rivelare informazioni riservate. Ieri, all’indomani della sentenza di Londra, ho dato un rapido sguardo alla rassegna stampa nostrana e non mi pare che La Repubblica ed il Corriere della Sera, i due quotidiani più venduti in Italia, abbiano messo in prima pagina la notizia della mancata estradizione ad Assange. L’hanno fatto La Stampa, Il Fatto ed Il Manifesto. Che peccato. Eppure un tempo La Repubblica aveva un’altra linea. Proprio il sito di La Repubblica, il 30 luglio del 2013, pubblicò Collateral murder, il video che Manning diede a Wikileaks e che fece tremare le vene e i polsi a Washington. Erano altri tempi forse. Eppure, soprattutto oggi, il coraggio è la qualità che i lettori si aspettano maggiormente da chi fa informazione. Non sempre la verità rende liberi. A volte la verità ti scaraventa in prigione come è successo ad Assange. Ma la verità ti fa guardare allo specchio, anche se in una cella di due metri per tre. Difficile trovare eroi moderni che abbiano contribuito con tale coraggio alla libertà di opinione globale. Ci vogliono far credere che il problema della modernità siano le fake-news. Partiti politici senza uno straccio di idee mettono la lotta alle bufale al primo posto dei loro programmi elettorali. L’Unione Europea finanzia campagne su campagne contro le balle di internet. I giornali più conformisti del pianeta non avendo più il coraggio di dare notizie scomode sguinzagliano le loro migliori energie nel tentativo di smascherare le teorie dei terrapiattisti. Forti con le balle dei deboli e deboli con le menzogne del sistema. Ecco da dove viene l’emarginazione di Assange. Lui, Giornalista con la G maiuscola ha fatto l’esatto contrario. “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”, disse Don Milani. Vale anche per le balle, soprattutto perché alcune menzogne hanno lasciato strisce di sangue dietro di loro. E sono proprio quelle smascherate da un eroe come Assange.

Assange e l’omertà dei difensori delle verità comode
7 gennaio 2021 alle ore 14:21•di Alessandro Di Battista
Di seguito l'articolo di Alessandro Di Battista, pubblicato su TPI e Il Blog di Beppe Grillo
Il 5 febbraio del 2003 l’allora Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America Colin Powell mostrò al Consiglio di Sicurezza dell’ONU una fialetta contenente polvere bianca. Fu un modo, dal punto di vista comunicativo piuttosto efficace, per far credere al mondo intero che Saddam Hussein possedesse un arsenale di armi di distruzione di massa capace di eliminare milioni di persone. Era una fake news. Colin Powell, le cui menzogne sono costate la vita di decine, forse centinaia di migliaia di persone, è un libero cittadino. Assange vive in “lockdown” dalla mattina del 19 giugno del 2012, quando uscì di casa, prese la metropolitana di Londra, probabilmente uscì a Knightsbridge Station a pochi passi da Hyde Park e raggiunse, a piedi, l’Ambasciata dell’Ecuador che gli concesse, per quasi sette anni, lo status di rifugiato politico. Colin Powell rilascia interviste, fa l’opinionista in TV. Assange viene trattato da appestato da tanti, troppi giornalisti che, per convenienza o viltà, si sono via via trasformati in paladini delle verità comode. Vivere tra quattro mura non è facile, ce ne siamo resi conto anche noi negli ultimi mesi. Assange è costretto a farlo da 3123 giorni perché portatore sano del virus del giornalismo libero. Assange non ha espresso opinioni. Ha messo a nudo il potere lasciando che si palesasse, senza filtri, attraverso documenti segreti che ha avuto il coraggio di pubblicare. Quando Colin Powell, con quel discorso, diede il la alla seconda guerra del Golfo, Saddam Hussein non aveva alcun arsenale batteriologico. È vero, Saddam Hussein le armi chimiche le aveva avute ma le aveva già usate per fermare la controffensiva iraniana sul finire della guerra Iraq-Iran e per trucidare la popolazione curda di Halabja, una cittadina del Kurdistan iracheno a pochi chilometri dal confine persiano. Quelle armi, tra l’altro, l’Iraq le aveva prodotte grazie alle attrezzature che l’occidente – probabilmente Francia, Germania e Stati Uniti – gli aveva venduto. D’altro canto negli anni ’80 l’Iraq non faceva ancora parte dell’asse del male. Nel 1983 Donald Rumsfeld, Segretario della difesa USA quando Bush figlio invase l’Iraq, incontrò Saddam Hussein a Baghdad e con lui ebbe un colloquio cordiale e fruttuoso. Saddam Hussein era considerato una risorsa nonostante avesse già dimostrato la sua spregiudicatezza. Le grandi potenze (URSS inclusa) erano molto più spaventate dall’ascesa dell’Iran dove, nel 1979, la rivoluzione islamica aveva spazzato via lo Scià di Persia e preso il controllo della quarta (per qualcuno terza) riserva petrolifera mondiale. Saddam Hussein, in chiave anti-iraniana, venne armato da mezza Europa, dalle monarchie del Golfo, dagli Stati Uniti e persino dall’Unione Sovietica che temeva il sostegno iraniano ai mujaheddin sciiti che in Afghanistan combattevano per respingere l’invasione sovietica. Era dai tempi del sostegno a Nasser durante la crisi di Suez che USA e URSS non si trovavano dalla stessa parte. In verità gli Stati Uniti mantenevano i piedi in due staffe. Vendevano sì armi a Saddam Hussein ma, contemporaneamente fornivano mezzi e munizioni agli iraniani con i cui proventi finanziarono, segretamente, i Contras, i mercenari addestrati dalla CIA per rovesciare Daniel Ortega, il Presidente del Nicaragua democraticamente eletto. Saddam Hussein smise di essere un alleato dell’occidente quando invase il Kuwait dimostrando al mondo intero di essere incontrollabile. E se incontrollabile era lui incontrollabili erano anche i pozzi dell’Iraq, quinto paese al mondo per le riserve di petrolio. Il 17 gennaio del 1991 venne lanciata l’operazione Tempesta del Deserto che in poche settimane costrinse al ritiro dal Kuwait le truppe irachene. Ma Saddam Hussein restò al suo posto. Washington temeva che la sua destituzione avrebbe portato ad una destabilizzazione tale del Paese della quale avrebbe approfittato l’Iran. Quel che è avvenuto, del resto, dopo la seconda Guerra del Golfo. Il resto è storia più recente. Saddam Hussein è caduto ed è scoppiata la guerra civile. Nuovi cimiteri sono stati aperti e contemporaneamente molti ospedali venivano chiusi. Da allora decine di migliaia di iracheni, ogni anno, oltrepassano l’Arvand, il fiume che nasce dalla confluenza tra Tigri ed Eufrate, ed entrano in Persia per andare a curare negli ospedali di Qom, Shiraz o Esfahan. Questo breve resoconto storico è utile per comprendere quanto siano stati sporchi questi venticinque anni di storia mediorientale. Quanto il petrolio, lo stramaledettissimo petrolio, abbia segnato la vita, e soprattutto la morte di milioni di persone in quell’angolo di mondo. Scrive Eric Laurent in “La verità nascosta sul petrolio”: “Il mondo del petrolio è dello stesso colore del liquido tanto ricercato: nero, come le tendenze più oscure della natura umana. Suscita bramosie, accende passioni, provoca tradimenti e conflitti omicidi, porta alle manipolazioni più scandalose”. Quante guerre sono nate per via del petrolio? Sempre meno di quelle prodotte dalle menzogne. Nel 2011, a Trafalgar Square, Assange pronunciò queste parole: “Se la guerra può essere innescata dalle bugie, la pace può avere inizio con la verità”. Come dargli torto. Se WikiLeaks fosse nata negli anni ’70 il mondo, oggi, sarebbe migliore. Indicibili menzogne sarebbero state svelate prima dei danni da loro provocati. La verità mostrata nella sua interezza avrebbe fatto da deterrente futuro e parecchi innocenti in più respirerebbero ancora. Nel 2010 WikiLeaks pubblicò Collateral Murder, un video che mostra l’assassinio di diciotto civili iracheni disarmati (tra i quali due reporter della Reuters) abbattuti da un elicottero Apache dell’esercito USA. In quel video i soldati americani sparano come se si trovassero in una sala giochi di Las Vegas. Quel video venne consegnato ad Assange da Chelsea Manning, un ex-militare USA che aveva svolto il ruolo di analista di intelligence a Baghdad. Nelle stesse settimane Wikileaks pubblicava migliaia di documenti top-secret che rivelavano omicidi, torture, violenze di ogni genere perpetrate dai soldati USA in Iraq e Afghanistan, teatro di un’altra guerra infame fatta digerire alla pubblica opinione mondiale grazie alla consueta iniezione di fake-news. Ma nel mondo del sottosopra il criminale rischia di diventarlo Assange. Il rischio esiste ancora. L’altro ieri Vanessa Baraitsen, giudice inglese, ha negato l’estradizione di Assange negli Stati Uniti. Una buona notizia ma per chi difende la libertà di stampa e soprattutto il diritto sacrosanto dei Popoli di conoscere le verità della storia, si tratta di una vittoria a metà. Assange, per adesso, non verrà estradato per motivi di salute ma nessun giudice ha sancito il diritto di rivelare informazioni riservate. Ieri, all’indomani della sentenza di Londra, ho dato un rapido sguardo alla rassegna stampa nostrana e non mi pare che La Repubblica ed il Corriere della Sera, i due quotidiani più venduti in Italia, abbiano messo in prima pagina la notizia della mancata estradizione ad Assange. L’hanno fatto La Stampa, Il Fatto ed Il Manifesto. Che peccato. Eppure un tempo La Repubblica aveva un’altra linea. Proprio il sito di La Repubblica, il 30 luglio del 2013, pubblicò Collateral murder, il video che Manning diede a Wikileaks e che fece tremare le vene e i polsi a Washington. Erano altri tempi forse. Eppure, soprattutto oggi, il coraggio è la qualità che i lettori si aspettano maggiormente da chi fa informazione. Non sempre la verità rende liberi. A volte la verità ti scaraventa in prigione come è successo ad Assange. Ma la verità ti fa guardare allo specchio, anche se in una cella di due metri per tre. Difficile trovare eroi moderni che abbiano contribuito con tale coraggio alla libertà di opinione globale. Ci vogliono far credere che il problema della modernità siano le fake-news. Partiti politici senza uno straccio di idee mettono la lotta alle bufale al primo posto dei loro programmi elettorali. L’Unione Europea finanzia campagne su campagne contro le balle di internet. I giornali più conformisti del pianeta non avendo più il coraggio di dare notizie scomode sguinzagliano le loro migliori energie nel tentativo di smascherare le teorie dei terrapiattisti. Forti con le balle dei deboli e deboli con le menzogne del sistema. Ecco da dove viene l’emarginazione di Assange. Lui, Giornalista con la G maiuscola ha fatto l’esatto contrario. “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”, disse Don Milani. Vale anche per le balle, soprattutto perché alcune menzogne hanno lasciato strisce di sangue dietro di loro. E sono proprio quelle smascherate da un eroe come Assange.
Il 5 febbraio del 2003 l’allora Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America Colin Powell mostrò al Consiglio di Sicurezza dell’ONU una fialetta contenente polvere bianca. Fu un modo, dal punto di vista comunicativo piuttosto efficace, per far credere al mondo intero che Saddam Hussein possedesse un arsenale di armi di distruzione di massa capace di eliminare milioni di persone. Era una fake news. Colin Powell, le cui menzogne sono costate la vita di decine, forse centinaia di migliaia di persone, è un libero cittadino. Assange vive in “lockdown” dalla mattina del 19 giugno del 2012, quando uscì di casa, prese la metropolitana di Londra, probabilmente uscì a Knightsbridge Station a pochi passi da Hyde Park e raggiunse, a piedi, l’Ambasciata dell’Ecuador che gli concesse, per quasi sette anni, lo status di rifugiato politico. Colin Powell rilascia interviste, fa l’opinionista in TV. Assange viene trattato da appestato da tanti, troppi giornalisti che, per convenienza o viltà, si sono via via trasformati in paladini delle verità comode. Vivere tra quattro mura non è facile, ce ne siamo resi conto anche noi negli ultimi mesi. Assange è costretto a farlo da 3123 giorni perché portatore sano del virus del giornalismo libero. Assange non ha espresso opinioni. Ha messo a nudo il potere lasciando che si palesasse, senza filtri, attraverso documenti segreti che ha avuto il coraggio di pubblicare. Quando Colin Powell, con quel discorso, diede il la alla seconda guerra del Golfo, Saddam Hussein non aveva alcun arsenale batteriologico. È vero, Saddam Hussein le armi chimiche le aveva avute ma le aveva già usate per fermare la controffensiva iraniana sul finire della guerra Iraq-Iran e per trucidare la popolazione curda di Halabja, una cittadina del Kurdistan iracheno a pochi chilometri dal confine persiano. Quelle armi, tra l’altro, l’Iraq le aveva prodotte grazie alle attrezzature che l’occidente – probabilmente Francia, Germania e Stati Uniti – gli aveva venduto. D’altro canto negli anni ’80 l’Iraq non faceva ancora parte dell’asse del male. Nel 1983 Donald Rumsfeld, Segretario della difesa USA quando Bush figlio invase l’Iraq, incontrò Saddam Hussein a Baghdad e con lui ebbe un colloquio cordiale e fruttuoso. Saddam Hussein era considerato una risorsa nonostante avesse già dimostrato la sua spregiudicatezza. Le grandi potenze (URSS inclusa) erano molto più spaventate dall’ascesa dell’Iran dove, nel 1979, la rivoluzione islamica aveva spazzato via lo Scià di Persia e preso il controllo della quarta (per qualcuno terza) riserva petrolifera mondiale. Saddam Hussein, in chiave anti-iraniana, venne armato da mezza Europa, dalle monarchie del Golfo, dagli Stati Uniti e persino dall’Unione Sovietica che temeva il sostegno iraniano ai mujaheddin sciiti che in Afghanistan combattevano per respingere l’invasione sovietica. Era dai tempi del sostegno a Nasser durante la crisi di Suez che USA e URSS non si trovavano dalla stessa parte. In verità gli Stati Uniti mantenevano i piedi in due staffe. Vendevano sì armi a Saddam Hussein ma, contemporaneamente fornivano mezzi e munizioni agli iraniani con i cui proventi finanziarono, segretamente, i Contras, i mercenari addestrati dalla CIA per rovesciare Daniel Ortega, il Presidente del Nicaragua democraticamente eletto. Saddam Hussein smise di essere un alleato dell’occidente quando invase il Kuwait dimostrando al mondo intero di essere incontrollabile. E se incontrollabile era lui incontrollabili erano anche i pozzi dell’Iraq, quinto paese al mondo per le riserve di petrolio. Il 17 gennaio del 1991 venne lanciata l’operazione Tempesta del Deserto che in poche settimane costrinse al ritiro dal Kuwait le truppe irachene. Ma Saddam Hussein restò al suo posto. Washington temeva che la sua destituzione avrebbe portato ad una destabilizzazione tale del Paese della quale avrebbe approfittato l’Iran. Quel che è avvenuto, del resto, dopo la seconda Guerra del Golfo. Il resto è storia più recente. Saddam Hussein è caduto ed è scoppiata la guerra civile. Nuovi cimiteri sono stati aperti e contemporaneamente molti ospedali venivano chiusi. Da allora decine di migliaia di iracheni, ogni anno, oltrepassano l’Arvand, il fiume che nasce dalla confluenza tra Tigri ed Eufrate, ed entrano in Persia per andare a curare negli ospedali di Qom, Shiraz o Esfahan. Questo breve resoconto storico è utile per comprendere quanto siano stati sporchi questi venticinque anni di storia mediorientale. Quanto il petrolio, lo stramaledettissimo petrolio, abbia segnato la vita, e soprattutto la morte di milioni di persone in quell’angolo di mondo. Scrive Eric Laurent in “La verità nascosta sul petrolio”: “Il mondo del petrolio è dello stesso colore del liquido tanto ricercato: nero, come le tendenze più oscure della natura umana. Suscita bramosie, accende passioni, provoca tradimenti e conflitti omicidi, porta alle manipolazioni più scandalose”. Quante guerre sono nate per via del petrolio? Sempre meno di quelle prodotte dalle menzogne. Nel 2011, a Trafalgar Square, Assange pronunciò queste parole: “Se la guerra può essere innescata dalle bugie, la pace può avere inizio con la verità”. Come dargli torto. Se WikiLeaks fosse nata negli anni ’70 il mondo, oggi, sarebbe migliore. Indicibili menzogne sarebbero state svelate prima dei danni da loro provocati. La verità mostrata nella sua interezza avrebbe fatto da deterrente futuro e parecchi innocenti in più respirerebbero ancora. Nel 2010 WikiLeaks pubblicò Collateral Murder, un video che mostra l’assassinio di diciotto civili iracheni disarmati (tra i quali due reporter della Reuters) abbattuti da un elicottero Apache dell’esercito USA. In quel video i soldati americani sparano come se si trovassero in una sala giochi di Las Vegas. Quel video venne consegnato ad Assange da Chelsea Manning, un ex-militare USA che aveva svolto il ruolo di analista di intelligence a Baghdad. Nelle stesse settimane Wikileaks pubblicava migliaia di documenti top-secret che rivelavano omicidi, torture, violenze di ogni genere perpetrate dai soldati USA in Iraq e Afghanistan, teatro di un’altra guerra infame fatta digerire alla pubblica opinione mondiale grazie alla consueta iniezione di fake-news. Ma nel mondo del sottosopra il criminale rischia di diventarlo Assange. Il rischio esiste ancora. L’altro ieri Vanessa Baraitsen, giudice inglese, ha negato l’estradizione di Assange negli Stati Uniti. Una buona notizia ma per chi difende la libertà di stampa e soprattutto il diritto sacrosanto dei Popoli di conoscere le verità della storia, si tratta di una vittoria a metà. Assange, per adesso, non verrà estradato per motivi di salute ma nessun giudice ha sancito il diritto di rivelare informazioni riservate. Ieri, all’indomani della sentenza di Londra, ho dato un rapido sguardo alla rassegna stampa nostrana e non mi pare che La Repubblica ed il Corriere della Sera, i due quotidiani più venduti in Italia, abbiano messo in prima pagina la notizia della mancata estradizione ad Assange. L’hanno fatto La Stampa, Il Fatto ed Il Manifesto. Che peccato. Eppure un tempo La Repubblica aveva un’altra linea. Proprio il sito di La Repubblica, il 30 luglio del 2013, pubblicò Collateral murder, il video che Manning diede a Wikileaks e che fece tremare le vene e i polsi a Washington. Erano altri tempi forse. Eppure, soprattutto oggi, il coraggio è la qualità che i lettori si aspettano maggiormente da chi fa informazione. Non sempre la verità rende liberi. A volte la verità ti scaraventa in prigione come è successo ad Assange. Ma la verità ti fa guardare allo specchio, anche se in una cella di due metri per tre. Difficile trovare eroi moderni che abbiano contribuito con tale coraggio alla libertà di opinione globale. Ci vogliono far credere che il problema della modernità siano le fake-news. Partiti politici senza uno straccio di idee mettono la lotta alle bufale al primo posto dei loro programmi elettorali. L’Unione Europea finanzia campagne su campagne contro le balle di internet. I giornali più conformisti del pianeta non avendo più il coraggio di dare notizie scomode sguinzagliano le loro migliori energie nel tentativo di smascherare le teorie dei terrapiattisti. Forti con le balle dei deboli e deboli con le menzogne del sistema. Ecco da dove viene l’emarginazione di Assange. Lui, Giornalista con la G maiuscola ha fatto l’esatto contrario. “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”, disse Don Milani. Vale anche per le balle, soprattutto perché alcune menzogne hanno lasciato strisce di sangue dietro di loro. E sono proprio quelle smascherate da un eroe come Assange.
Commenti (50)
Beppe
7 gennaio 2021 alle ore 15:17Grazie Alessandro
per la tua e "nostra" presa di posizione in favore della trasparenza e libera informazione, mi fai vergognare un po' di meno.
Crimi, capo politico (?) dove sei?
Assange, prima di essere un eroe, è stato e continua ad essere una vittima, sotto tortura da 9 anni, dei criminali che occupano molti posti di potere negli Stati uniti.
Purtroppo,
lo stesso Stato Italiano,
in 9 anni di prigione-volontaria di Assange,
non ha mai speso una parola di sostegno per questo uomo e giornalista dalla schiena dritta
e neppure ha ritirato i propri soldati dall'Afghanistan,
(nonostante le promesse elettorali del Movimento; Di Maio dovrebbe spiegarlo a noi ed agli italiani che lo hanno eletto perché ha mancato alla parola data)
che sono stati dislocati in quel martoriato paese.
Forse i nostri "Prenditori" sperano di partecipare (alla spartizione della torta) alle spese di ricostruzione di quel Paese?
Mr. Chiacchiera
7 gennaio 2021 alle ore 15:18Per dettare la democrazia al mondo bisogna essere senza peccato.
Ecco il VOLTO dei peccatori USA che non potranno più dettare la democrazia al mondo e con questo non potranno giustiziare Assange e la sua informazione al mondo intero.
Chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Chi sei tu per giudicare me.
Alighione Alighieri
7 gennaio 2021 alle ore 15:56
Un intervento quanto mai opportuno, la iello del Dibba, perché le verità di Assange ed il destino dello stesso Assange, nel silenzio informativo (e diplomatico) quasi generale, sembrano fatti ormai lontani che riguardano altri, mentre sono invece l' attualissimo disvelamento della realtà fasulla imposta attraverso i media e che ci riguarda tutti, ed in tutto il mondo: non è una conclusione da " complottisti" ( la ridicola frangia di visionari incoraggiata dagli stessi manipolatori della verità perché vero e falso diventino indistinguibili), ma fatta sulla scorta delle falsità e del cinismo già mostrati, la chiarissima realtà delle cose che trasforma il volto democratico dell'America in quello di una feroce dittatura ed in quella di una nazione pronta a scannarsi con pari ferocia...
Alighione Alighieri
7 gennaio 2021 alle ore 15:58....quello del Dibba...
( ce se mette pure er T9)
pietrocasula
7 gennaio 2021 alle ore 16:38Alessandro,
mi piace leggerti e ho nostalgia delle tue gesta, quelle che ci portarono al 33%.
Su Assange condivido tutto, ma mi sento disarmato, come potremmo aiutarlo?
Scrivi più spesso sul blog, please.
Scusa se ne aprofitto, credo che tu abbia visto Report di lunedì scorso e che ti sia reso conto che l'innominabile ci sta portando a cedere il governo al conglomerato di piduisti, mafiosi e politicanti di lunghissimo corso come descritti da Report.
Non ti sarà sfuggito, inoltre, il richiamo di Grillo.
Ieri il fatto Quotidiano ha scritto che questa situazione avrebbe avvicinato te a Di Maio, compattando il Movimento verso un sostegno convinto a Conte.
Chiedo troppo se potessi confermare e chiarire ciò che ritenessi opportuno?
Grazie,
massimo consoli
7 gennaio 2021 alle ore 16:57Cosa non si fa,per mantenere il controllo....
Quanti segreti nascondono per mantenere il popolo tranquillo....
Ciro
7 gennaio 2021 alle ore 17:32Un giorno non lontano si scoprirà anche che la vittoria elettorale di Biden non è senza ombre e dubbi.
Questi aggiustamenti dei risultati elettorali purtroppo succedono in molti stati del mondo, incluso il nostro Paese.
Ma in effetti non ci saremmo aspettati questo in USA.
Ma il deep state non poteva lasciare givernare Trump per altri 4 anni....
beppe A.
7 gennaio 2021 alle ore 17:44se volessero dissipare ogni dubbio i democratici dovrebbero approvare una riforma del sistema elettorale, renderlo traparente eliminando voto elettronco e postale che da' adito a hackeraggi e frodi difficilmente e lungamente ricontrollabili. Ma chissa' perche' ho il dubbio che lo faranno
bastyancontrario
7 gennaio 2021 alle ore 17:41A Saddam Hussein, in quanto " ultimo baluardo contro l'estremismo islamico", parola degli USA & C., gli era stato promesso il kuwait, poi, l'hanno bombardato perché voleva prendersi il Kuwait.
Ah, dimenticavo, Saddam Hussein, quando l'hanno impiccato, aveva 42 miliardi di dollari depostati nelle banche usa. Chissà che fine hanno fatto.
giovanni2
7 gennaio 2021 alle ore 17:49non mescoliamo assage con le puttanate che girano sul web. sono due cose totalmente differenti.
Laura Cascella
7 gennaio 2021 alle ore 19:09Grazie Alessandro, per questa analisi coraggiosa e trasparente. Dovremmo, tutti noi del M5s, riproporla nei vari social, poiché il destino di Assange riguarda tutti coloro che amano vivere in un Paese libero, dove la stampa non sia suddita dei poteri forti. E' deprimente vedere che nella vicenda Assange anche i Ministri 5 stelle si stiano distinguendo per un silenzio pavido, servile, inaccettabile, che non rende certo un servizio utile alla collettività.
maria s., ancona
7 gennaio 2021 alle ore 19:28E VAI ALESSANDRO! ALLA GRANDE!
Siamo di fronte ad una straordinaria coincidenza o avevi letto il mio com del 5 Gennaio 2021 alle 18:52 sul post del rider?
stralcio:
"Necessario nel momento attuale che tutte le componenti del M5S manifestino con forza COESIONE e unità di intenti. A partire dagli iscritti e dai sostenitori. Perché DIBATTISTA non si impegna in una linea di comunicazione rivolta al pubblico che metta in evidenza l’identità risanatrice del M5S in lotta nell’agone politico italiano contraddistinto da nefandezze storiche sempre attive e attuali? Rendere consapevoli gli italiani e tenere la corda tesa, viva l’attenzione, la memoria e l’analisi storica è importante, sicuramente più che mostrarsi perdenti perché paralizzati, divisivi e tra “questo sì, questo no” vediamo chi la vince, il nemico prevale!" etc etc.
ADESSO TI RICONOSCO, nella casa comune e il focus su apporti di comunicazione identitari, per il momento! C'è tanto da fare e dire. Un forte abbraccio.
Oreste °.°⭐⭐⭐⭐⭐
7 gennaio 2021 alle ore 20:40OK.... della serie ..io non dimentico.. ma pure della serie io me lo posso permettere perchè non ho impegni istituzionali.
Con questo non voglio sminuire l'onestà intellettuale del Diba,anzi ce ne fossero altri.
Pensavo addirittura, i primi tempi quando uscì dal Parlamento, che egli fosse la riserva del MoVimento dopo il secondo mandato degli altri.
Mi sarò sbagliato,non so,ma spero che diventi il nuovo politico del Movimento alle prossime elezioni e che la si smetta di dire :"via Di Maio perchè è meglio Di battista.
Ciao Maria..leggo sempre con piacere i tuoi comm....vera grillina!
maria derienzo
7 gennaio 2021 alle ore 20:03Correva l'anno 2013 e durante il giuramento del governo Letta un uomo aprì il fuoco davanti a Palazzo Chigi, ferendo due carabinieri, di cui uno rimase paralizzato.
L'attentato arrivava dopo una serie di proteste e scioperi del Movimento dei Forconi, vicini alla destra antiglobalista. I FORCONI protestavano contro "il Far West della globalizzazione che ha fatto sparire il lavoro" . L'Italia si ferma, dissero i Forconi, perché ci hanno portato alla fame e perché sono contro «questo modello di Europa» e lottano «per riprenderci la sovranità dei popoli e monetaria». C'è chi sostiene che bisogna uscire dall'euro, e chi propone la creazione, accanto all'euro, di una moneta locale complementare.
Tanta la retorica sovranista.
La nascita del negazionismo si può datare a partire dalla crisi dei mutui sub prime , nel 2008 in America, che rivelò la truffa mondiale operata tramite la finanza creativa, che fece fallire grandi banche e, a catena, migliaia di imprese, gettando sul lastrico milioni e milioni di lavoratori.
beppe A.
7 gennaio 2021 alle ore 21:09guarda che ^bisogna uscire dall'euro^ lo diceva il fondatore e tutti gli eletti dal primo all'ultimo con tanto di video post e presenze ai gazebo per raccogliere le firme per il referendum.
Magari gli ultim,i arrivati non lo sanno
maria derienzo
8 gennaio 2021 alle ore 07:42Beppe A.
lo so bene, ed è stata una battaglia giusta, IN QUEL MOMENTO STORICO.
Oggi, in UE ci sono persone diverse ai vertici.
Rispondi che sono persone "front line" nel senso che in "back office" ci sono i soliti lobbisti , gli interessi, le mafie?
Quelli ci sono e ci saranno. Ciò che conta è che la UE ha una conduzione diversa da quando c'era Junker. Vediamo se si migliora. Alternative non ne abbiamo.
beppe A.
8 gennaio 2021 alle ore 13:08non comandano le persone ma i trattati, che sono sempre quelli (come continuano a divaricarsi i fondamentali fra paesi del centro e periferia). Le soluzioni a cui si potrebbe arrivare saranno solo 2 e una non e' affatto tranquilla.
maria s., ancona
7 gennaio 2021 alle ore 22:53
In tanti oggi, dagli Usa e dal resto del mondo, dopo l'assalto a Capitol Hill, dicono che la democrazia va difesa dai populismi e dall'odio, alcuni aggiungono in maniera più approfondita CON LA VERITA'.
Per cominciare, E' ARRIVATO IL MOMENTO DI CHIEDERE A GRAN VOCE LA LIBERTA' PER ASSANGE che è accusato da quegli stessi USA di aver detto la verità. Basta con l'ipocrisia se si vuole davvero salvare e proteggere la democrazia in occidente. ASSANGE va liberato SUBITO e sarebbe il segno che si è pronti a far seguire alle belle parole seguite ad un evento storico incredibile e foriero di una stagione terrificante, FATTI SIGNIFICATIVI.
Antonio D.M. CARRARA
7 gennaio 2021 alle ore 23:36VERITA PER GIULIO REGENI. Porto questa scritta gialla sul lunotto della mia auto. Ogni tanto qualcuno la guarda e poi mi guarda come se fossi un deficiente .Volevo levarla ora ho deciso di lasciarla ..
B. E. O.
7 gennaio 2021 alle ore 23:55Bravissimo. Capita anche a me che quando tiro fuori l’argomento mi guardano come se fossi un extra terrestre, oppure quando mi va bene mi chiedono se sono friulano , i più ( sapientoni) dicono che tramite conoscenze in alto hanno saputo che lavorava per i servizi segreti!!! E quindi.... Ma ti rendi conto.
maria s., ancona
8 gennaio 2021 alle ore 00:01
Oreste, nel mio com c'era anche:
"UNITI, ciascuno nel ruolo che il talento personale gli assegna, si fronteggia e si rompe l’accerchiamento del nemico comune, tutto il resto è “falso movimento”, in tutti i sensi."
Se nella mia casa mio fratello è più bravo di me in cucina, io lo sarò nell'isolare le finestre e riparare la scala. Perché voler ricoprire e primeggiare in tutti i ruoli sminuendo il valore dell'altro? Salire per le scale in sicurezza non è meno importante di un buon pasto. E' banale dirlo ma sono in troppi ad ignorarlo.
Ciao.
B. E. O.
8 gennaio 2021 alle ore 00:19Ho letto e riletto il post di Alessandro, tutto vero, tutto giusto, specialmente su Assange c’è, e c’è stato un vergognoso mezzo silenzio da parte di quasi tutti, dai governi ai suoi ( colleghi) giornalisti. E adesso basta, tutti noi dobbiamo fare qualcosa, troppo tempo ha sofferto. Riguardo all’Iraq, trovo qualche omissis.
Mokj
8 gennaio 2021 alle ore 00:42È il prezzo che Assange, paga per il "coraggio" della verità e per la libertà di esprimerla!! Quanti martiri ci sono ogni giorno nel mondo? Vi ricordate quello studente cinese che sfidava un carrarmato in piazza Tienanmen, non ricordo nemmeno quanti anni or sono, venti più o meno, un altro esempio di libertà pagata a caro prezzo!! La storia è piena di persone innocenti che hanno perduto la vita per la libertà e per la verità!! Anche se siamo nel 2021, il pensiero è libero ma la sua divulgazione no o perlomeno quello di una parte non legata a poteri forti. In questi mesi abbiamo ascoltato menzogne su menzogne da parte di certi politici, eppure loro hanno potuto non dire la verità ma addirittura mentire, perché lo hanno potuto fare? Perché evidentemente sono appoggiati dai media che a loro volta, sono posseduti dai poteri forti, che vogliono distruggere ciò che di buono c'è in Italia in questo momento perché troppo scomodo, le verità in questo caso non sono state dette, le menzogne sì. Tutto dipende dall'angolazione su cui si posa lo sguardo, secondo gli assalitori statunitensi di ieri la ragione sta dalla loro parte, se guardi dal lato opposto sono dei fanatici folli estremisti e fascisti, dove sta la verità? Eppure 4 persone sono morte per una ragione che loro credevano fermamente vera, fomentati da uno scriteriato incapace di accettare la sconfitta e ricolmo d'odio!! Non se ne esce!! La verità è solo una ed una soltanto, l'uomo dovrebbe imparare ad accettare il pensiero contrario al proprio ed è praticamente impossibile, credo che l'uomo si estinguerà prima perché le guerre distruggeranno la vita sulla terra, siamo così stupidi!! Quindi Assange è sì, una persona importante a cui dare libertà per il suo pensiero di verità, per il suo coraggio ma non è che un'altra ingiustizia sommata a milioni di ingiustizie che i poteri forti gestiscono come vogliono!!
B. E. O.
8 gennaio 2021 alle ore 01:34Saddam é stato un pazzo, ma con il pazzo tutti hanno fatto soldi, l’Italia in primis!! Leggo “ armi che l’Iraq ha prodotto, probabilmente con attrezzature fornite da Francia Germania e Stati Uniti!! E l’Italia???? L’ Italia, la nostra povera Italia, ha solo fornito una centrale nucleare, fornito, progettato e costruito dalla a alla z!! A pochi km da Baghdad ( Alliadydad). Progettata costruita, fornita, collaudata e assistita dall’ allora SNIA Techint, nella costellazione della SNIA Viscosa, Roma!!! Poi qualche tempo dopo venne bombardata dagli israeliani
pietrocasula
8 gennaio 2021 alle ore 08:11“Se si vota, non è colpa nostra”
così dicono gli innominabili, e di chi sennò?
questi vogliono la testa di Conte, provocano e provocheranno qualunque cosa faccia.
Pertanto, caro Alessandro il tema è questo.
Se M5S, PD e Leu saranno compatti con "o Conte o elezioni" Renzi dovrebbe smettere di rompere i cogl**ni, altrimenti il governissimo con figuri come quelli descritti da Report lunedì scorso è certo.
B. E. O.
8 gennaio 2021 alle ore 08:49Il mondo è proprio al contrario!! Il blog anche. Dovrebbe essere lui l’assediato da noi che protestiamo per il mal funzionamento, invece è lui a prenderci per fame e sfinimento! È un impresa rispondere e postare. È un impresa scrivere e che poi arrivi correttamente. Ieri durante la stesura dopo qualche parola e non avendo ancora terminato, senza volerlo è partito. Per volerlo riprendere e completare è passata più di un ora penso, e cmq incompleto. Poi volevo rispondere a
antonella genova
8 gennaio 2021 alle ore 08:57Noi continuiamo a tollerare che dei pazzi detengano la valigetta con la distruzione del mondo, e che chi ci rivela i loro sporchi segreti resti 20 anni segregato.
Forse è davvero la movida il segno dei tempi.
B. E. O.
8 gennaio 2021 alle ore 09:51In Siamo un popolo di tolleratori, altro che naviganti, artisti ecc. E più che tolleratori, siamo un popolo di menefreghisti( tanti, non tutti) e approfittatori! Mani Pulite, Falcone Borsellino e tanti altri ci avevano servito su un piatto d’oro la chiave per una grande Italia, ma il nano malefico quella chiave, se le mangiata davanti a noi, con l‘avvallo di giudici e istituzioni che gli gridavano.. buon appetito.
Beppe
8 gennaio 2021 alle ore 09:15Alessandro,
ti chiedo di dare costantemente voce al Movimento con tuoi interventi, su problemi di attualità che vengono silenziati dai nostri rappresentanti per calcolo di governo, in tutte le sedi che credi più opportune.
La tua maggiore partecipazione al dibattito politico è necessaria, per il Movimento, perché non abbiamo un capo politico degno di questo nome.
Tantissime sono le battaglie che abbiamo rinviato:
-conflitto di interessi,
-certezza della pena e processi brevi,
-acqua bene comune,
-ritiro delle missioni militari e riduzione dell'acquisto degli F35,
-chiusura delle trivellazioni marine,
-ecc...ecc...
Ora però abbiamo due importanti questioni da risolvere:
1) l'apertura delle scuole in presenza, che la sola Azzolina, pur lottando come una tigre, non può ottenere se non si interviene in modo deciso responsabilizzando il PD per l'incapacità del suo ministro De Micheli (nei trasporti).
Infatti, non può esistere una scuola a distanza come quella attuale e tantomeno può essere trascurata a tal punto che, da due anni, non riesce a riaprire le aule ai nostri ragazzi;
2) I Benetton devono essere cacciati, le concessioni autostradali devono tornare allo Stato.
Possibile che dopo tante parole di circostanza per: le vittime, le loro famiglie e la dignità del Paese pronunciate dopo la tragedia del Morandi, dopo oltre due anni, nulla di decisivo sia stato fatto a livello politico contro dei farabutti?
Alessandro, sei uno dei pochi che può ridare ancora una "voce mediatica" ai 5 Stelle,
a costo di lavorare giorno e notte,
ritorna a combattere, subito, per gli italiani onesti, non perdere altro tempo o sarà troppo tardi.
Grazie.
pietrocasula
8 gennaio 2021 alle ore 09:40Caro Beppe, hai dimenticato la cosa più urgente:
Alessandro, come pensi di poter impedire il disegno dell'innominabile, cioè quello di un governissimo, senza Conte e M5S, che riporti i piduisti, i mafiosi e i loro designati politicanti di lunghissimo corso a occupare il magna magna descritto da Report?
G. Mazz.
8 gennaio 2021 alle ore 11:30Sento ritornare in auge l'argomento rimpasto. Spero che il Movimento aderisca solo e soltanto per rimettere il nostro Toninelli alle Infrastrutture. E allora uno dei problemi sollevati dal post verrà definitivamente risolto. G. Mazz.
Beppe
8 gennaio 2021 alle ore 12:29Pietrocasula,
la risposta a Renzi l'avevo già data qualche giorno fa
e coincide con quella di Travaglio che
era anche quella dei 5 Stelle, prima di andare al Governo,
dove proponavamo di governare con il sostegno esterno di chi voleva condividerele nostre idee.
Diversamente si deve tornare a votare; non possiamo restare sempre sotto ricatto e vendere l'anima a dei truffatori azzerando così anche i nostri voti.
Comunque, oggi, Alessandro deve essere un battitore libero per fare capire qual' è il nostro programma, sicuramente diverso da quello annacquato con i partiti degli affari "sporchi" .
Alexia
8 gennaio 2021 alle ore 11:05Buongiorno Alessandro
Avrei tante domande da farti ma capisco anche, che non puoi metterti a leggere e rispondere ad ogni commento del Blog, ma io non avendo altri social lo scrivo qui e cercherò di essere sintetica..
ALESSANDRO SCENDI IN CAMPO,
anche se forse non dipende del tutto da te..
Alessandro
abbiamo bisogno della tua presenza, del tuo sostegno, della tua grinta, della tua fermezza,
del tuo coraggio, hai una personalità carismatica e chi meglio di te può aiutare il MV che è in affanno, ed ha bisogno ora più che mai di una svolta, ha bisogno ritrovarsi unito e compatto!!!
È il momento.
Con l' affetto di chi come me, non vuole che finisca un sogno.
Alessia
mimmo r.
8 gennaio 2021 alle ore 12:07Votato e un abbraccio ... ad Alexia e Diba !!.
Gennaro Fusco
8 gennaio 2021 alle ore 14:58Concordo pienamente con Alexia, è giunto il momento che Alessandro scenda in campo. Veramente Quo usque tandem, fino a quando dobbiamo aspettare per completare gli stati generali nella sua parte più importante, cioè la scelta del leader.
G. Mazz.
8 gennaio 2021 alle ore 11:22Ottimo intervento Alessandro. Finalmente qualcuno che guarda al di là dei nostri confini. Perché tutti si sono dimenticati dell'Afganistan, del ritiro dei nostri soldati quando gli USA lo hanno fatto. A chi giova restare lì? Guerini non capisce niente di questi argomenti. Ma anche il Movimento è assente. Ogni sei mesi spendiamo 800 Milioni per rifinanziare le Missioni di "Pace" . Il provvedimento passa sempre in silenzio! Ma ci costa tanto. Il PdR è a capo di queste iniziative. Quando eleggeremo il nuovo PdR ricordiamoci di sceglierne uno più pacifista. G. Mazz.
Topquality
8 gennaio 2021 alle ore 11:28Invece di ottenere un prestito, ricevi bollette bancarie di alta qualità
Che supera il test di Test di contraffazione della penna e macchina
Attualmente offre la consegna gratuita in tutta Europa entro 2/3 giorni con la consegna Postenl espressa
le vendite minime sono di €120 per acquistare Banconote da €500
I metodi di pagamento sono solo #Bitcoin
disponibile anche l'offerta stagionale da €500 in #Bitcoin
per l'acquisto Banconote da €2000
E-mail: Topqualitybanknotes@protonmail.com
per maggiori informazioni
Gennaro Fusco
8 gennaio 2021 alle ore 14:42Perché parlare di Guerini e del Movimento che non si attivano su ritiro dall'Afghanistan, mentre c'è il Ministro degli Esteri che nicchia e continua a farci sprecare 6 miliardi all'anno.
Serafino
8 gennaio 2021 alle ore 15:11Grazie Alessandro ma stai molto attento, quelli come noi, quelli che difendono libertà e giustizia sono i primi bersagli dei suddetti criminali.
walter
10 gennaio 2021 alle ore 11:44Sono d'accordo, occhio ai ''pazzi'' pagati e sempre in agguato
Gennaro Fusco
8 gennaio 2021 alle ore 15:34È giunto il momento che Alessandro scenda in campo. Veramente Quo usque tandem, fino a quando dobbiamo aspettare per completare gli stati generali nella sua parte più importante, cioè la scelta del leader. A chi giova, di sicuro non al Movimento, procedere senza una leadership autorevole e rappresentativa del vero spirito guerriero del M5S
Cecilia
8 gennaio 2021 alle ore 16:28Sono della stessa opinione di alexia. In caso di rimpasto che entri Alessandro Di Battista nella compagine di governo per far ritrovare quella forza e nuova motivazione che sembra oramai assente negli altri esponenti ... Zingaretti si fregia di responsabilità Renzi di avere idee (!?!) e noi sembriamo il movimento dei bonus inutili con di Maio che ogni secondo giorno dice: “il governo deve andare avanti” ma senza dire ne come è ne perché, ci vuole più grinta, idee e volontà! Forza Alessandro
Antonio D.M. CARRARA
8 gennaio 2021 alle ore 19:14Fatti sentire più spesso che ci sentiamo un po abbandonati
Si sta andando un po alla giornata ,è ora di finire gli stati generali e ripartire come ai vecchi tempi con te sul motorino
FEDORA RIGOTTI
8 gennaio 2021 alle ore 21:35Caro Signore / Signora,
Sono particolare, vengo da questo messaggio per informarvi delle mie offerte di prestito finanziari. Sono certificato prestatore e lavoro in questo campo per molti anni. Ho iniziato nel settore come consulenza quadri finanziari. Questa industria mi permette in qualsiasi momento di aiutare le persone bisognose e la corretta gestione del mio capitale. Ammetto prestiti a chiunque voglia aiuti finanziari.
Mail: servizio.finanza@outlook.fr
Whatsapp +593986599194
walter
9 gennaio 2021 alle ore 15:01Alessandro finalmente,
Aggiungo a quello da te descritto sopra, che il neopresidente appena eletto e tanto acclamato dalla sinistra in Italia a cominciare dal bullo rottamatore suo amico, è lo stesso che da vice del ''bello giovane ed abbronzato, (definizione di B.) ordinarono l'attacco missilistico sulla Libia (2011) uno stato sovrano, uccidendo decine di civili innocenti distruggendo un paese e autorizzando l'assassinio del suo presidente e pure il loro ambasciatore a Tripoli.....Evviva, ha pronunciato appena eletto , è tornata l'America .
Resnullius
9 gennaio 2021 alle ore 19:32Però le scuole devono restare chiuse, sono pericolose secondo molti ricercatori ... Semmai, ci sono troppi giovinastri in giro a rompere i gabbasisi... mandarli a lavorare in ospedale , visto che non hanno paura di infettarsi .
Per il resto bisogna prepararsi al tentativo chiarissimo di imporci un governo Draghi. Nella triste ipotesi
non si potrebbe che uscire dal governo e passare alla opposizione.
Resnullius
10 gennaio 2021 alle ore 10:18QUALCUNO DICA AD AZZOLINA DI CHIUDERE TUTTE LE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO ! MA SUBITOOOO !
walter
10 gennaio 2021 alle ore 11:26Sono d'accordo, occhio ai .''pazzi'' pagati e sempre in agguato
Resnullius
10 gennaio 2021 alle ore 18:25La incredibile irresponsabilità di renzie potrebbe condurci alle elezioni anticipate.
Cominciamo a preparararci subito con comitati elettorali nel paese , senza attendere i nostri gli ex-portavoce.
Renzie sarà travolto dal suo stesso bluff, incapace di fermare il meccanismo di cui è mera rotellina.
Quindi è inutile por tempo in mezzo , Dibba si dia da fare ...
Prêt Express
8 ottobre 2021 alle ore 07:03Ciao, siamo una società finanziaria che offre prestiti internazionali. Avendo un capitale che verrà utilizzato per concedere prestiti tra privati a breve e lungo termine che vanno da 5.000 € a 50.000.000 di euro a tutte le persone serie in reale bisogno, il tasso di interesse è del 2% anno gratuito. prestito, prestito di investimento, prestito auto, prestito personale Siamo disponibili a soddisfare i nostri clienti in un periodo massimo di 03 giorni dopo il ricevimento del modulo di domanda. PS: messaggi molto seri
info: loanexpressfinance12@gmail.com
Whatsapp: +1 815 320 4094
https://www.facebook.com/Loan-Express-finance-180218634093402/