Novacene: l’epoca della iperintelligenza

In questa rubrica vogliamo proporvi approfondimenti e spunti di riflessione sui temi più attuali inerenti la cittadinanza digitale, da sempre obiettivo di ricerca, studio e approfondimento della Rousseau Open Academy.

Massimo Di Felice è docente di teoria delle reti digitali presso l’Università di S. Paolo USP (Brasile), direttore del centro di ricerca internazionale Atopos e autore di articoli e libri tradotti in diverse lingue tra cui La cittadinanza Digitale (Meltemi, 2019) e Net-attivismo (Ed Estemporanee, 2017).

Massimo Di Felice sarà docente del percorso di formazione “Ambasciatori della partecipazione“, nato per dare voce agli attivisti che vogliono formarsi e dedicarsi alla promozione della democrazia diretta e partecipata e all’applicazione di strumenti di partecipazione e di cittadinanza attiva e digitale sul proprio territorio. Il percorso partirà venerdì 18 dicembre. Registrati qui per partecipare!


I cambiamenti che interessano la nostra contemporaneità non hanno a che fare solo con le nostre opinioni ma riguardano, anche e soprattutto, il nostro modo di interagire con il mondo e la nostra maniera di prendere le decisioni.

Negli ultimi decenni il processo di digitalizzazione ha messo in rete dopo i computers e le persone (web 2.0 e social network) anche le cose (internet of things), i dati (Big data), le foreste, il clima e le biodiversità (the internet of everything) creando una nuova architettura del mondo.

Dinanzi e intorno a noi non ci sono più soltanto cose inanimate, paesaggi immobili, edifici e città ma anche dati e superfici comunicanti. Ciò che prima era soltanto oggetto, superficie, paesaggio o ambiente (dal latino ambire ciò che sta intorno), attraverso il processo di digitalizzazione, ha preso la parola e ha iniziato ad interagire.

L’espansione delle reti alle cose, alle biodiversità e ad ogni tipo di superfice ha alterato per sempre la nostra ecologia.

Negli ultimi anni, grazie alla digitalizzazione e alla diffusione di sensori, abbiamo preso coscienza dell’impatto ambientale provocato dal nostro modello di sviluppo (antropocene) iniziando così un qualitativo processo di alterazione della nostra condizione abitativa. Da abitanti di città, paesi e nazioni stiamo, a poco a poco, divenendo cittadini dell’intera biosfera (teoria di Gaia) e dell’infinito universo di bits.

Come ci ha ampliamente dimostrato la pandemia tra noi e il mondo, le foreste, gli animali e l’intera biosfera non c’è più alcuna distanza. Le nuove reti digitali connettendo ogni cosa hanno creato una nuova architettura del mondo dislocandoci in un nuovo tipo di realtà creata da un nuovo tipo di dati (Big data), in gran parte non prodotti da noi umani, ma da altri dati (database) e da architetture e forme di intelligenza automatizzate.

In questo nuovo mondo ipercomplesso prendere decisioni e agire significa connettersi a piattaforme e a architetture digitali di interazione che fornendoci l’accesso a dati ci permettono di produrre un nuovo tipo di intelligenza, collettiva ed ecologica, superiore, in quantità e qualità, alla somma delle nostre intelligenze individuali.

In tali nuovi habitat prendere decisioni non è più solo una abilità e una competenza esclusivamente umana. All’interno di tale nuovo info-mondo diviene possibile abitare la realtà soltanto attraverso l’interazione con dati e reti mediante le quali possiamo muoverci in città,  informarci,  acquistare prodotti,  trovare lavoro,  curarci e  mantenere le nostre relazioni sociali.

In tale contesto anche i nostri processi decisionali e il nostro modo di fare politica e di contribuire alla vita collettiva diventerà sempre più digitale, connesso e ipercomplesso.

Nel suo ultimo libro Novacene, J. Lovelock,  autore del concetto di Gaia, definisce la nostra epoca come l’epoca dell’iperintelligenza, ossia come l’epoca della connessione digitale di tutta la biosfera.

Le forme di governance del terzo millennio non avranno più niente a che fare con partiti e ideologie ma saranno il prodotto della nostra capacità di connessione a dati, a piattaforme e a reti intelligenti. Le forme di governance, così, da attività esclusivamente politiche, assumeranno sempre più il significato della capacità di fare reti e di costruire, in simbiosi con queste, mondi nuovi.

Attraverso la connessione il territorio, le nostre città, da paesaggi e superfici materiali divengono realtà programmabili. Mondi emergenti non virtuali ma possibilità. Connessioni.

Siamo agli inizi di una nuova era, quella della iperintelligenza, è necessario imparare ad abitare reti e a connettere mondi.

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