SURE batte MES 16-0 ed ecco perché vince la partita

Negli ultimi mesi si è acceso nel nostro Paese un vivace dibattito politico stile calcistico tra chi tifa MES e chi lo osteggia. Molti commentatori politici e alcuni esponenti della maggioranza di governo vogliono far credere che non utilizzare questo prestito sia da irresponsabili e che il MoVimento 5 Stelle non comprende la grande opportunità di avere così, con uno schiocco di dita, 36 miliardi come se piovessero dal cielo senza colpo ferire. Dall’altra parte del campo c’è chi continua a dire che il MES è uno strumento pieno di insidie, non idoneo a rispondere all’emergenza pandemica e soprattutto fuori dal tempo se consideriamo le finalità macroeconomiche per cui era stato concepito.

Ad alimentare questo dibattito è arrivata l’analisi di Lucas Guttemberg dell’Istituto Jacques Delors di Berlino (il cui Presidente è Enrico Letta sostenitore del MES della prima ora, ma forse ora ci sta ripensando?) che in questi giorni ha pubblicato un interessante studio, ripreso anche dal Financial Times, con cui si sancisce il fallimento del MES. La sua è un’analisi spietata che si fonda sul dato di fatto che, a fronte di una nuova ondata pandemica più vasta della prima, nessuno Stato europeo ha fatto richiesta volontaria di attivazione del MES, né ha intenzione di farlo (tranne Cipro che sta ancora valutando). Ciò rende di fatto il MES assolutamente inutile e marginale sia nei processi europei che nazionali.

Secondo Guttemberg c’è qualcosa di più di un mero effetto stigma alla base del non utilizzo del MES, che va ricercato nei suoi meccanismi di finanziamento, attivazione, governance e condizioni imposte per il rientro dal debito contratto. Una posizione condivisa anche dal Presidente del Parlamento europeo David Sassoli che ha parlato di MES da riformare.

IL CONFRONTO SURE-MESE

Per capire meglio il fallimento di questo strumento basta rapportarlo al successo di un altro strumento di finanziamento straordinario come lo SURE, il programma nato per proteggere i livelli occupazionali ma anche la formazione permanente dei lavoratori. Il risultato è evidente: 16 a 0! Sì, perché 16 sono i Paesi che in poche settimane hanno deciso di farvi ricorso per sostenere i costi aggiuntivi a tutela dei livelli occupazionali e dei lavoratori a fronte della pandemia.  L’Italia, come è noto, ne è il primo beneficiario con 27,4 miliardi sui 100 disponibili, di cui 10 miliardi arrivati in questi giorni.

A ben guardare SURE ha con il MES il comune vantaggio di un tasso agevolato sui prestiti ma i due strumenti differiscono nel meccanismo di negoziato sulle condizionalità: per quanto riguarda il MES ciò avviene nell’ambito di una struttura esterna all’UE, mentre lo SURE è uno strumento dell’Unione a tutti gli effetti, sotto il controllo della Commissione e del Consiglio.

Quindi, nel momento in cui bisogna negoziare un prestito, un conto è farlo con un Fondo internazionale governato da un Trattato intergovernativo europeo che rappresenta interessi legittimi di singoli Governi Nazionali, nei confronti dei quali ci si indebita con tutto ciò che ne consegue nei rapporti bilaterali e multilaterali; un conto è farlo con le Istituzione europee dentro un quadro di norme europee concepite e concordate da tutti i Paesi europei proprio per disciplinare misure economiche nuove e eccezionali per fronteggiare l’emergenza pandemica.

I SOCIAL EUROBOND

Altro elemento a vantaggio dello SURE è che la Commissione ha creato un meccanismo nuovo e virtuoso per finanziare questo strumento, denominato “social eurobond”, che peraltro ha avuto un’accoglienza record sui mercati finanziari, la prima tranche da 17 miliardi ha ricevuto domande di acquisto superiori a 13 volte il valore dell’offerta disponibile. E’ l’Unione europea quindi che diventa entità economica – e quindi politica – che eroga emissioni di titoli di debito europei. Nel caso del MES invece sono i singoli Stati a contribuire, ciascuno emettendo i propri titoli di debito pubblico, con conseguente ed evidente competizione tra gli stessi Stati europei sui mercati. 

Lo SURE nasce dal principio di sostenere l’aumento del debito per le spese sociali e legate al lavoro con un meccanismo più equo e solidale di condivisione del debito, lasciando al Recovery Plan la funzione di sostenere e stimolare contemporaneamente le politiche espansive e di investimento di lungo periodo. Il concetto alla base dello SURE è semplice: non ci può essere una vera ripresa economica senza ripresa sociale.

Nei prossimi mesi, insieme alle battaglie per l’abolizione del Patto di Stabilità, sospeso fine alla fine del prossimo anno, per il rafforzamento del ruolo del Parlamento Europeo e per l’aumento del budget europeo grazie alle risorse proprie, si dovrebbe definire un quadro europeo di nuovi strumenti finanziari sul modello dello SURE abbandonando il MES oramai divenuto obsoleto nei fatti.

RIFORMARE IL MES UNICA STRADA PER L’UE

Immaginando una staffetta tra il vecchio e il nuovo che avanza, l’economista di Sciences Po e della Luiss, Francesco Saraceno, ha recentemente proposto uno “SURE della sanità”, proprio per ripartire da ciò che sta funzionando e portare l’Europa verso un futuro diverso. Un pensiero che può definirsi ovvio oltre che condivisibile, dato che non ha senso immaginare più di 400 miliardi del MES fermi in Lussemburgo nell’attesa che qualche Paese alla fine decida di accedervi.

Dovremmo andare oltre il dibattito sterile “MES Sì o No” perché è già superato dai fatti. Bisogna immaginare dei “green bond” o dei “digital bond”, oppure analoghi strumenti per settori produttivi particolarmente sotto pressione come agricoltura, trasporti e energia, o determinate categorie di aziende come le PMI. E’ in corso una battaglia nelle stanze di Bruxelles su quale futuro dare all’Europa perché i più si sono accorti che il risultato è SURE batte MES 16 a 0.

 

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