Siria, un teatro di guerra e il ruolo della cooperazione italiana

di Emanuela Del Re, viceministra degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, e Yana Ehm, portavoce del MoVimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati 


La Siria è il teatro della più grave crisi umanitaria dell’ultimo decennio. Pochi giorni fa l’ultima tragedia: la zona nord-occidentale del Paese si è svegliata sotto il più grande attacco dal cessate il fuoco del 5 marzo, perpetrato da forze russe e forze armate siriane. Saranno 78 i morti, innumerevoli i feriti.

Dopo quasi un decennio di guerra, le cifre pubblicate dalle Nazioni Unite sono spaventose e allarmanti: oltre 384mila morti e 13 milioni sfollati. È dalla seconda guerra mondiale che non si registra un numero così alto di profughi, sia sfollati interni (IDP’s) sia rifugiati: 5,5 milioni di profughi, più di 6 milioni di sfollati interni. Il numero di bambini cresciuti tra le macerie e la violenza non è quantificabile: sono migliaia gli orfani, e inoltre vi è il grave problema dell’impossibilità per la maggioranza dei bambini di recarsi a scuola. Una situazione compromessa ulteriormente dalla pandemia da Covid-19 e dall’emergenza alimentare, che vede un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari del 240%.

Guerra e distruzione predominano ormai, rendendo il popolo siriano la più grande comunità di rifugiati al mondo. Ad oggi il 90% dei residenti è considerato povero e il 45% è sull’orlo della fame. Le rimesse sono scese di più del il 50%, il tasso di disoccupazione è altissimo, con un effetto particolarmente grave per i giovani, disoccupati al 60%.

Inoltre, la catastrofe umanitaria ha reso il Paese un humus fertile per il reclutamento da parte di organizzazioni fondamentaliste e criminali. Si tratta in genere di giovani, uomini senza futuro, provenienti da paesi dilaniati dalla guerra, pronti ad arruolarsi per pochi dollari senza aderire ad una specifica causa: 1.000 dollari al mese per sorvegliare un oleodotto, 3.000 per combattere al fronte. Alcuni di essi sono già attivi in Libia, nello Yemen, nel Nagorno-Karabakh, laddove vi sono crisi.

Non possiamo sottovalutare gli effetti dell’attuale situazione in Siria. L’Italia è chiamata a giocare il proprio ruolo con la sua capacità diplomatica in quella che è una vera polveriera. Per la risoluzione del conflitto siriano, sarà necessario un percorso in cui l’ascolto e la mediazione saranno fondamentali, perseguendo la strada della risoluzione pacifica sotto l’egida delle Nazioni Unite, in linea con la Risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza.

La Farnesina è impegnata costantemente sul dossier Siria sia sul piano diplomatico sia sul piano della Cooperazione allo Sviluppo nell’ambito delle emergenze. Proprio nel quadro del dialogo e della comune volontà di adoperarsi per una soluzione pacifica alla crisi siriana, abbiamo incontrato la dott.ssa Ramla Khalidi, Resident Representative di UNDP Siria, audita anche dalla Commissione Esteri della Camera.

Nel corso degli incontri è emerso un quadro drammatico in cui la cooperazione internazionale dovrà avere un ruolo predominante nella ricostruzione del Paese. Come ha affermato la Vice Ministra Del Re durante la conversazione con la dott.ssa Ramla Khalidi: “Dobbiamo continuare a sostenere che non ci può essere normalizzazione e ricostruzione senza un processo politico credibile e inclusivo saldamente avviato. Questa è una delle leve più efficaci che abbiamo per esercitare pressioni sul regime siriano. È fondamentale restituire alla Siria il ruolo autorevole nella storia dell’umanità che ha sempre avuto, su questo ponendo le basi del suo futuro”.

Sarà indispensabile intervenire ripartendo dall’identità della Siria: una società multietnica con grande tradizione culturale, di cui bisogna preservare quel che resta della sua millenaria eredità. Bisogna puntare su obiettivi di lungo termine creando un progetto di ricostruzione per un Paese martoriato da più di 9 lunghi anni di guerra. Interventi umanitari e sanitari, emancipazione femminile e sostegno all’occupazione giovanile, coinvolgimento del settore privato per lo sviluppo economico, e preservazione dell’eredità culturale: questi sono solo alcuni ambiti in cui l’Italia può continuare dare un sostegno fondamentale. Un’Italia sempre al fianco delle popolazioni sofferenti e vulnerabili.

 

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