Secondo il Rapporto Mondiale di Alzheimer's Disease International, ogni 3 secondi nel mondo una persona si ammala di demenza, mentre ogni anno si stimano 9,9 milioni di malati in più, che vanno ad aggiungersi agli attuali 50 milioni, numero questo destinato quasi a triplicare entro il 2050.
A livello globale le demenze comportano elevatissimi costi economici e sociali. Considerando che l'Italia è il Paese più longevo d'Europa con 13,4 milioni di ultra-sessantenni, si stima che la demenza colpisca 1.241.000 persone (dato destinato ad aumentare secondo le stime OMS) e che i costi diretti per l’assistenza superino gli 11 miliardi di euro secondo il Censis. Si aggiunge a questo la limitata e comunque non risolutiva efficacia delle terapie disponibili e l’enorme investimento in termini di risorse emotive, organizzative ed economiche che contribuiscono a rendere le demenze una delle patologie a più grave impatto sociale del mondo. Per farvi fronte l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2017 ha adottato il Piano Globale di Azione sulla Risposta di Salute Pubblica alla Demenza 2017-2025, che invita i governi a raggiungere precisi obiettivi sul fronte di una maggiore consapevolezza della demenza, della riduzione dei rischi, della diagnosi e assistenza, del supporto ai familiari e ai caregiver e della ricerca. Il monitoraggio annuale sul recepimento del Piano Globale, pubblicato da ADI, fotografa l’Italia ferma al medesimo livello del 2014: pur rientrando tra i 31 stati dei 194 membri OMS ad avere un piano specifico per le demenze, approvato nel 2014, esso è privo di finanziamenti. La mia proposta di legge si prefigge così due obiettivi:- istituire un fondo con una dotazione pari a 15 milioni di euro, destinato a diffondere e sperimentare le buone pratiche su tutto il territorio nazionale, destinando quindi queste risorse ad interventi di sostegno ai malati e alle famiglie per affrontare le difficoltà di ogni giorno;
- creare un tavolo ufficiale di lavoro e confronto presso il Ministero della Salute, fino ad oggi operativo solo in maniera informale, che consenta un costante monitoraggio e un'implementazione del Piano Nazionale Demenze e che fornisca risposte e strumenti specifici che si inquadrino nel sistema territoriale dei servizi socio-sanitari integrati.

