Gianroberto Casaleggio: Internet è un media caldo?

Internet è una rivoluzione. Non un semplice prodotto che può aiutarci a vivere meglio la vita di sempre o a lavorare meglio nello stile di sempre. No. Internet deve, necessariamente, portare ad una vera e propria trasformazione radicale delle aziende, dei prodotti, delle relazioni umane e aziendali… Altrimenti il suo senso ne risulterà travisato e inespresso.

È questa, come scrive Renato Mannheimer nella prefazione di “Il web è morto, viva il web” (Pro Sources, 2001), l’idea forte che ispirava Gianroberto Casaleggio, che nel libro propone spunti di riflessione, lancia provocazioni forti, a volte moniti. Come a dire: attenti! Perché nella rivoluzione bisogna inserirsi con anticipo e con una presa di coscienza forte. Il cambiamento deve essere affrontato per tempo e nella convinzione che a cambiare non sarà solo la superficie, ma la sostanza delle cose.

Proprio per questo vogliamo regalarvi alcuni stralci di “Il web è morto, viva il web”. E per ricordare parte di quel pensiero, di quelle idee che lo hanno portato a fondare il MoVimento 5 Stelle e il suo cuore pulsante: il Progetto Rousseau.


Quando sono negli States vado regolarmente nelle principali librerie tecniche per fare scorta degli ultimi libri su Internet. Sino dall’inizio della comparsa di Internet, mischiati a libri di Java e di Internet Marketing, ho trovato testi di Marshall McLuhan, il più famoso sociologo moderno.

Perché? La domanda è ancora più lecita se si pensa che McLuhan è morto nel 1980, molto prima di Internet.

La risposta è che Internet è un media e McLuhan si occupava di media. McLuhan, l’inventore di sentenze come “Villaggio globale” e “il media è il messaggio” entrate nel linguaggio comune, credeva che tutti i cambiamenti sociali avvengono a seguito dell’introduzione di nuove tecnologie e il suo pensiero è considerato assolutamente attuale.

Il media è il messaggio significa che il media, qualunque media, trasforma la natura del messaggio, del suo contenuto, e non tenerne conto porta a conseguenze disastrose.

Negli anni ’50 le prime trasmissioni televisive erano incentrate su concerti e su telegiornali dove un conduttore si limitava a leggere le notizie scritte sui fogli posti davanti a sé. Esattamente come alla radio. Si utilizzava la televisione come se il media fosse la radio! Probabilmente, se non ci fosse stata una trasformazione dei programmi televisivi, la televisione non si sarebbe mai imposta.

McLuhan ha anche introdotto la distinzione tra media freddi e media caldi, nei primi l’informazione è sostanzialmente monodirezionale, nei media caldi, invece, esiste la possibilità di interazione e quindi di partecipazione.

Internet è un media caldo e per questo, ad esempio, è temuto dalle dittature che utilizzano solo media freddi con i quali possono meglio esercitare il controllo.

McLuhan che considerava tutte le forme espressive come media, e tra queste anche il ballo, aveva notato come in Unione Sovietica si fosse diffuso il charleston, ma non il twist, che consentiva ai ballerini una loro interpretazione del ballo.

Utilizzare Internet come un media freddo porta inevitabilmente al fallimento. Se non sviluppa un rapporto interattivo e proattivo, Internet è inutile.

Il fenomeno delle brochureware, quindi delle brochure aziendali e dei cataloghi riportati sul sito, e dei siti presenza, in stile pagine gialle, è stato un fallimento.

Del resto le aziende in Italia hanno speso per il website cifre intorno ai 50 milioni considerando Internet come un media tra i tanti, ne è prova il fatto che le società che producono website, anche se molto conosciute, raramente hanno fatturati annui superiori ai 2 miliardi. Peanuts!

Se il contenuto di un media è pensato per un media freddo, non può essere utilizzato su Internet, ma va modificato.

Internet è un media invasivo che cannibalizzerà alcuni dei media esistenti, come i giornali, e ne integrerà altri come la radio e la televisione.

Consideriamo i giornali, media nato come fenomeno di massa alla fine dell’Ottocento, i cui contenuti erano allora notizie, opinioni e romanzi a puntate, più o meno come oggi. Con Internet le notizie sono in onda gratuitamente e gli opinionisti avranno, con un loro sito, la possibilità di scrivere e dialogare direttamente con il pubblico. Che scelta hanno allora i giornali? Trasformarsi. Non sicuramente quella di proporre il giornale elettronico sulla Rete.

Internet è un media totalizzante e pervasivo, l’organizzazione stessa delle aziende vi si deve adattare, i processi devono essere ripensati in funzione della Rete e solo attraverso la Rete le aziende esisteranno.

Parafrasando McLuhan da “il media è il messaggio” si può affermare che “il media (Internet) è l’azienda”.

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