Gianroberto Casaleggio: i figli di Forrest Gump

Internet è una rivoluzione. Non un semplice prodotto che può aiutarci a vivere meglio la vita di sempre o a lavorare meglio nello stile di sempre. No. Internet deve, necessariamente, portare ad una vera e propria trasformazione radicale delle aziende, dei prodotti, delle relazioni umane e aziendali… Altrimenti il suo senso ne risulterà travisato e inespresso.

È questa, come scrive Renato Mannheimer nella prefazione di “Il web è morto, viva il web” (Pro Sources, 2001), l’idea forte che ispirava Gianroberto Casaleggio, che nel libro propone spunti di riflessione, lancia provocazioni forti, a volte moniti. Come a dire: attenti! Perché nella rivoluzione bisogna inserirsi con anticipo e con una presa di coscienza forte. Il cambiamento deve essere affrontato per tempo e nella convinzione che a cambiare non sarà solo la superficie, ma la sostanza delle cose.

Proprio per questo vogliamo regalarvi alcuni stralci di “Il web è morto, viva il web”. E per ricordare parte di quel pensiero, di quelle idee che lo hanno portato a fondare il MoVimento 5 Stelle e il suo cuore pulsante: il Progetto Rousseau.


Speculatori, imbonitori, gente comune alla ricerca di un facile arricchimento, industriali rampanti, consulenti strategici, advisor finanziari, avventurieri di una nuova corsa all’oro, guru “last minute”, interpreti in proprio della Rete, alfieri dell’e-Business con soldi altrui, dirigenti in cerca di riflettori, web-tuttologi arroganti, studenti plagiati e ridotti in schiavitù nel luogo di lavoro, manager stock options dipendenti, fustigatori del costume e della Rete, politici in cerca di identità, giornalisti telecomandati: sono tutti figli di Forrest Gump.

Forrest Gump, nel film omonimo, decise un giorno di fare una piccola corsa e arrivò sino alla fine della strada. Continuò fino al termine della città. Quindi, visto che c’era, si diresse ai confini della Contea di Greenbow e, non soddisfatto, corse per tutto il grande stato dell’Alabama e poi per tutti gli Stati Uniti. Senza alcuna particolare ragione. La sua corsa insensata venne interpretata per lui dai media e dalla gente. Le furono attribuiti significati di ogni tipo. Una folla di persone aspettava il suo passaggio e moltissimi lo seguivano. Forrest Gump un giorno si fermò e, rivolgendosi a chi correva dietro a lui, disse di essere un po’ stanco e se ne andò a dormire.

I figli di Forrest Gump hanno alimentato la folle corsa degli ultimi anni e, consapevolmente o meno, hanno interpretato la Rete a modo loro.

La Rete è stata ridotta a strumento di speculazione finanziaria e di marketing, negandone nella sostanza il significato di radicale cambiamento sociale e di rivoluzione delle organizzazioni.

I figli di Forrest Gump hanno fatto molti proseliti, come novelli pifferai di Hamelin, si sono trascinati dietro coloro che cercavano soldi facili e affermazioni personali istantanee. Dall’inizio del 2001, 493 società Internet sono fallite negli States, 44 nel solo mese di maggio. Negli States l’epidemia si sta allargando anche alle società di consulenza e di It tradizionali: il primo trimestre del 2001 ha registrato un 20% medio in meno di ricavi rispetto all’ultimo trimestre del 2000 in tutto il settore.

In altri termini la spesa dell’lt è diminuita del 20% negli Stati Uniti e per molte società tradizionali si avvicina una possibile chiusura.

Per ogni società legata all’lt esiste formalmente il rischio dot-com: quindi se ha tra i suoi clienti società dot-com il suo valore è deprezzato.

Tutto il settore sembra svegliarsi da un sogno a occhi aperti di ricchezze senza limiti rese disponibili dalla Borsa, vista come moderno Paese dei Balocchi. Paese in cui qualcuno, come il postiglione della carrozza di Pinocchio, ha portato gli investitori a sperperare i loro risparmi.

Lo scorso anno un taxista mi spiegò che la successiva domenica avrebbe fatto un consiglio di famiglia con la moglie e i suoceri per scegliere le società del Nuovo Mercato su cui investire la liquidazione, i soldi di una vita, del suocero. A me sembrò una follia e glielo dissi. Non mi rivolse più la parola per tutta la corsa.

Il taxista come tutti quelli che hanno considerato la Rete una lotteria, non ha potuto disporre di una informazione corretta. Pensateci, cosa conoscete di un’azienda su cui avete puntato i vostri quattrini? Spesso non sapete cosa produce, da chi è guidata, come è organizzata, quali sono stati i suoi risultati economici di gestione negli ultimi anni, quale è il suo mercato di riferimento, chi sono i suoi concorrenti, se dispone di attestati di qualità, come gestisce il suo personale, se sta perdendo i suoi migliori talenti, se è un’azienda etica.

Gli investitori si basano persino sul passaparola e, come i ciechi nel quadro di Pieter Bruegel il Vecchio, “La parabola dei ciechi”, formano una catena umana che si fida del primo cieco della fila.

L’informazione si concentra prevalentemente sui dati borsistici, sull’andamento del titolo. Ogni mattina veniamo a conoscenza dell’indice Nikkei dal telegiornale. Che uso ne faremo durante la nostra giornata? Leggiamo sui quotidiani che una certa azienda ha avuto un aumento di ricavi annuo consistente, ma di frequente non viene specificato se ha aumentato in proporzione gli utili, se viceversa ha registrato delle perdite o se l’aumento dei ricavi è avvenuto solo grazie ad acquisizioni. L’aumento dei ricavi da solo non ha alcun significato. Il valore del titolo stesso, se non è correlato da una reale analisi di valore dell’azienda, non ha significato, se non speculativo. Una informazione prevalentemente borsistica/finanziaria al posto di una valutazione industriale è fatta apposta per indurre al facile investimento, alla visione di aziende/casinò.

I figli di Forrest Gump hanno usato la Rete per sé stessi e per i soldi: se ne sono visti gli effetti.

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