Accettiamo la sfida di Rifkin. Puntiamo tutto su ambiente e digitale

“L’Arabia Saudita del sole e del vento” così Jeremy Rifkin definisce l’Italia, un Paese che secondo lui ha l’ingegno e la creatività per essere un leader in Europa nella terza rivoluzione industriale smart e digitale. E ha ragione, questa è la sfida del futuro: il Green New Deal è, deve essere, una nostra battaglia identitaria. Del resto, come MoVimento 5 Stelle già ci stiamo impegnando da anni in tutte le sedi nazionali e internazionali per mettere la riconversione ecologica al centro dell’agenda politica.

Il governo nazionale ha intrapreso questa strada con decisione, facendo sentire la propria voce in Europa. Adesso, iniziamo a raccogliere i primi risultati. Noto economista statunitense di grande visione, Rifkin traccia alcuni pilastri su cui fondare un nuovo “patto verde” tra questi la digitalizzazione dell’economia, il rapido processo di transizione energetica e la creazione di una mobilità sostenibile. Sono tutti ambiti su cui stiamo lavorando perché convinti che questi punti siano il cuore strategico per cambiare il paradigma economico, salvaguardare le risorse e mettere al primo posto la salute e il benessere delle persone in piena sintonia con il Pianeta.

Dall’inizio della legislatura, il MoVimento 5 Stelle al governo ha premuto il pedale dell’acceleratore sull’ambiente e sull’innovazione tecnologica, nella consapevolezza che la transizione ecologica passa proprio da queste due “stelle”. Pensiamo ad esempio alla legge sul Clima, la prima in Italia dedicata interamente all’ambiente, o ai tanti fondi per l’economia circolare, tra cui il piano Transizione 4.0, la nascita delle Zone economiche ambientali e i “green bonus”: le detrazioni fiscali al 110% per l’efficientamento energetico e la sicurezza antisismica degli edifici (il cosiddetto Superbonus), gli incentivi per l’acquisto di auto e moto meno inquinanti e il bonus mobilità per l’acquisto di bici, anche elettriche, monopattini e per la modalità condivisa “leggera”. Abbiamo anche introdotto la possibilità di dar vita nel nostro Paese alle cosiddette comunità energetiche rinnovabili: cittadini, associazioni e imprese commerciali potranno installare impianti per la produzione di energia rinnovabile e autoconsumarla.

Intanto la Commissione europea ha presentato lo scorso 17 settembre il piano per ridurre le emissioni di gas a effetto serra dell’UE almeno del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Così il Parlamento europeo ha approvato la prima legge sul clima, la pietra miliare di tutto il Green Deal Europeo, nata con l’obiettivo di traghettare l’Europa verso il traguardo del primo continente climaticamente neutro entro il 2050. Un voto storico che è passato grazie a una maggioranza risicata, in cui il MoVimento 5 Stelle è stato decisivo. Mentre il Recovery Plan, altro successo nostro e del governo Conte, prevede dei paletti nello stanziamento degli oltre 200 miliardi destinati all’Italia: almeno il 37% dei fondi dovrà andare per progetti di transizione verde e non meno del 20% per la transizione digitale. Certo, è solo l’inizio e ne siamo consapevoli, così come siamo consapevoli che dobbiamo spingere sull’acceleratore del cambiamento senza timidezza, aiutando chi è ancorato al passato delle energie fossili e dell’economia lineare a invertire la rotta e innestare la propria azione lungo la strada, già ampiamente tracciata e sostenuta da risorse consistenti, dell’economia circolare.

Ce la metteremo tutta, la strada è già tracciata. Incamminiamoci insieme verso un futuro verde e sostenibile.

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