Gigi Proietti vota Sì

Di seguito l’intervista rilasciata dall’attore e regista Gigi Proietti a La Stampa. A cura di Maria Berlinguer


«Voto sì perché abbiamo solo due possibilità, votare sì o no e io ho scelto la prima. Certo poi bisognerà fare la riforma della legge elettorale e sarebbe anche ora. Anzi, avrebbero dovuto farla contestualmente alla riforma: ma questa litania che annuncia catastrofi se passa il sì (e viceversa sia chiaro) non mi convince. Mi verrebbe da aggiungere “voto sì e basta” se non avessi paura di essere maleducato».

Gigi Proietti non è ascrivibile in nessun modo al partito dell’antipolitica. In rete gira ancora lo spot che girò a favore del referendum sul divorzio e per quanti anni siano passati da allora non si è convertito al disimpegno. «Perché il cittadino non è solo uno che magna» dice ridendo con l’inconfondibile accento. Il grande attore e regista romano ha riaperto con orgoglio i battenti del «Globe Theatre» di Villa Borghese a Roma, che dalla fine del lockdown lavora a tempo pieno ma a spazi ridotti potendo ospitare solo 300 spettatori su una capienza di 1200 e di referendum non avrebbe nessuna voglia di parlare.

Perché è restio a parlare?

«Non ho messaggi da dare alla Nazione e vedo in giro un po’ di confusione: se passa ancora qualche settimana vuoi vedere che vince il no? C’è un sacco di gente che sta cambiando idea, vai sapere perché».

Vede una rimonta del no?

«Osservo che molte persone stanno cambiando opinione, ma se mi chiede perché non ne ho la minima idea. Eppure sono uno che cerca di informarsi, leggo tre o quattro quotidiani ogni giorno, mi tengo aggiornato. Il no cresce, vai a capire perché. Dicono se voti sì cade il governo, se voti no cade il governo. Insomma cade comunque. Per qualcuno anzi il governo non c’è già più da un pezzo. Negli ultimi mesi la sua sopravvivenza è stata legata anche alla riapertura di spiagge, discoteche, scuole e invece è sempre qui. C’è stato persino qualche politico che quando hanno chiuso i teatri ha detto che sarebbe caduto il governo ed è gente che a teatro non c’ha messo piede mai».

Ma quindi lei è contento che ci sia ancora il governo?

«Non ho un giudizio definitivo. La mia è una constatazione. Certo penso che l’emergenza sia stata affrontata meglio che altrove. Siamo stati bravi, noi italiani intendo. E quindi anche il governo. In ogni caso non credo che sarà il referendum a staccare la spina a Conte. Inoltre non mi convince l’idea che chi vota sì attacchi la Costituzione. Io non sono un esperto ma un po’ di Costituzione ne so. L’ho letta, diciamo che ci sono affezionato. Ci si aggrappa alla Costituzione a sproposito. Ero già tentato l’altra volta di votare sì ma ora mi sono stufato. Il numero di parlamentari non equivale alle tavole della legge. Hanno cambiato i vitalizi, attaccato la casta per anni e con molte ragioni per colpa di una politica che si è sempre più allontanata dal Paese reale e dai suoi problemi e bisogni. Ai cittadini hanno chiesto solo di consumare e votare. Anzi prima dicevano che il consumismo ci avrebbe distrutti ora ci dicono che se non consumiamo siamo nei guai».

Nessun rischio per la democrazia quindi?

«La rappresentanza non è data dal numero di eletti ma dalla loro qualità e preparazione. Su questo mi sembra che debbano lavorare. E in fretta perché del piagnucolio mi sono stufato ed è ora di pretendere qualcosa di meglio».

In che senso?

«Una classe politica preparata e attenta ai cittadini che in questa fase si sono comportati con responsabilità. Per carità non tutti, certo anche noi abbiamo avuto i guasconi, quelli che girano senza mascherina e fanno finta di trafiggere con la spada il virus. Qualche moschettiere lo abbiamo visto all’opera di recente, ma diciamo che è stato punito. Anche D’Artagnan è stato contagiato perché il virus è democratico e non ha riguardi per i supereroi».

Quanto pensa che inciderà nel voto la crisi economica?

«Non ne ho idea. Immagino che nel cittadino sia forte il risentimento verso la cosiddetta casta. Se dobbiamo fare sacrifici è giusto che li facciamo tutti. A partire dalla politica. Ma ripeto non ho messaggi da dare alla nazione: voto sì e basta».

 

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