
Diritto alla riparazione: meno rifiuti e prodotti più longevi
21 settembre 2020 alle ore 12:46•di MoVimento 5 Stelle
Secondo il “Global E-waste Monitor 2020”, il report delle Nazioni Unite sui rifiuti elettronici, tra tutti i Paesi del mondo gli europei sono quelli che ne producono di più. Un record per giunta in crescita: 53,6 milioni di tonnellate (Mt) che potrebbero diventare 74 Mt entro il 2030, con un conseguente danno ambientale e di salute causato degli additivi tossici e delle sostanze pericolose come il mercurio. Un flusso continuo e alimentato principalmente da tassi di consumo più elevati di apparecchiature elettriche ed elettroniche, brevi cicli di vita e poche opzioni di riparazione. E solo il 17,4% di questi rifiuti (classificati come Raee) è stato raccolto e riciclato. Le quantità di rifiuti elettronici stanno aumentando tre volte più velocemente della popolazione mondiale e il 13% più velocemente del PIL mondiale negli ultimi cinque anni. In questo quadro, l’Europa registra un primato in negativo. In media, gli europei producono 16,2 kg all’anno di rifiuti elettronici, mentre l’Asia e l’Africa hanno generato rispettivamente solo 5,6 e 2,5 kg pro capite.
L’Europa si è però posta un obiettivo: niente più obsolescenza programmata, ovvero quel meccanismo che anticipa prematuramente il fine vita del prodotto, per smartphone e tablet - i prodotti elettronici più utilizzati - entro il 2021. L’EU Circular Economy Action Plan, il piano d’azione presentato dalla Commissione Europea nel marzo 2020 per un Europa più pulita e competitiva, è infatti al centro del Green Deal europeo, la tabella di marcia dell’UE per la neutralità climatica, e annuncia iniziative per l’intero ciclo di vita dei prodotti, dalla progettazione e produzione al consumo, alla riparazione, al riutilizzo, al riciclaggio e al ripristino delle risorse nell'economia. Se attuato, i produttori avranno l’obbligo, per ogni oggetto e nuova versione di esso, di garantire la disponibilità dei pezzi di ricambio per almeno sette-dieci anni.
Nei piani dell’Europa c’è quindi la volontà di adottare nuove misure normative per telefoni cellulari, tablet e laptop, rispondenti alla direttiva sulla progettazione ecocompatibile. Secondo i dati raccolti dalla Commissione, applicando tutte le misure previste per l’economia circolare nella UE, il Pil trarrebbe un cospicuo beneficio, con un aumento dello 0,5% entro il 2030, creando, inoltre, ben 700 mila nuovi posti di lavoro. Negli ultimi anni in Europa sono nati veri e propri movimenti per capovolgere il principio dell’obsolescenza programmata. Uno di questi, il più importante, è il Right to Repair: una coalizione di organizzazioni europee nata per chiedere il “diritto alla riparazione” e una legislazione europea comune sul tema.
Il MoVimento 5 Stelle è da tempo al lavoro su questi temi e all'esame del Senato c’è una importante proposta di legge per il contrasto all'obsolescenza programmata dei beni di consumo, a prima firma del sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Gianluca Castaldi. Se i beni non sono riparabili o ricondizionabili, è pur sempre possibile recuperare i materiali che li costituiscono. In quest'ottica sarebbe molto importante promuovere il reimpiego dei beni ancora integri e la loro riparazione anche tramite il sostegno ai centri specializzati snellendo la burocrazia e fornendo sgravi fiscali per gli utenti. Sono questi, in estrema sintesi, le principali misure che, con una proposta di legge sul ‘Diritto alla riparazione' della nostra deputata Ilaria Fontana, potrebbero mettere l'Italia sui binari della circolarità e del rispetto delle linee guida europee.
Il Piano Nazionale sul cosiddetto Green public procurement (GPP), prevede infatti dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) da applicare anche per l’acquisto di prodotti elettronici, in modo da poter contare sull'effetto traino della Pubblica Amministrazione per beni più longevi e ambientalmente più sostenibili. L’Italia ha recepito il primo pacchetto di direttive europee sull'economia circolare che, normando il tema e alzando i target minimi da raggiungere, spingeranno verso la riduzione della produzione di rifiuti e quindi anche di una maggiore longevità dei prodotti.
Commenti (16)
luchetta
21 settembre 2020 alle ore 13:21E' la regola dei produttori, tarare i suoi prodotti e le loro componenstiche a due anni, pensa il danno che ha prodotto la fiat, produrre una 500 che ancora dura, ora si punta ad avere prodotti con scadenza molto prossima al suo inutilizzo, voluto per vendere e produrre dei " cessi" ambulanti
massimo consoli
21 settembre 2020 alle ore 15:17Siiiii...,..
Bisogna dal principio evitare di sporcare ed inquinare l’ambiente.
Giovanni F.
21 settembre 2020 alle ore 16:12Salve, da quando tanti prodotti di uso comune non sono prodotto più in Italia, questi hanno intasato le discariche, soprattutto della paccottiglia proveniente dalla lontana Cina, che oggi grazie alle numerose Warehouse in tutto il mondo, riescono a consegnare la loro paccottiglia a costo di trasporto irrisori e più velocemente. Noi non ci riusciamo. Perché?
Federico
21 settembre 2020 alle ore 17:38Salve, personalmente sono convinto che questo tema sia cruciale per il futuro delle nostre società e civiltà.
Spero davvero che gli attivisti M5S si diano da fare su questo tema.
a) ricambi : reperibilità e costi (spare parts: obtainability and cost)
b) codice sorgente (source code)
c) antimanomissioni (tamperproofing)
d) diritti (royalties)
e) segreto industriale (intellectual properties)
tutti metodi a disposizione dei costruttori per garantirsi l'egemonia.
https://repair.eu/news/apple-crushes-one-man-repair-shop/
nadia73nb
21 settembre 2020 alle ore 17:57Questa si che è un'ottima notizia! L'obsolescenza programmata è una vergogna! Non basta che vi sia aggiornamenti e ricambi obbligatori, ma, come leggo, dev'essere posta attenzione alla progettazione e produzione, perché è lì che sovente il prodotto subisce l'obsolescenza programmata, quando viene pianificata che scatti in un dato momento ed attuata durante la produzione in serie.
Se davvero l'Italia ha recepito la direttiva europea, bisogna pubblicizzarla per bene.
Giuseppe
22 settembre 2020 alle ore 12:01Peccato che non ci siano più persone che vogliano fare il mestiere di riparatore. E i cinesi, vorrano darci la possibilità di ripararci le cose?
Federico
23 settembre 2020 alle ore 12:16non sono d'accordo ... senza entrare nel merito della remunerazione, senza documentazione ne ricambi il mestiere di riparatore è impossibile.
globblog
22 settembre 2020 alle ore 14:18Togliamo L'IVA alle riparazioni! Esempio Svezia.
giuseppe abruzzese
22 settembre 2020 alle ore 14:49In Italia ci sono diversi centri di recupero e riparazione e riutilizzo dell'usato. Raccogliere questi nomi, farli conoscere, fare circolare queste notizie già sarebbe un buon successo.
zato nero
22 settembre 2020 alle ore 15:07parlo da addetto ai lavori , con esperienza di 30 anni nel settore informatico
i laboratori di riparazione hanno chiuso senza che la politica se ne accorgesse
PERCHE' LA MANODOPERA IN ITALIA COSTA TROPPO
un tecnico specializzato formato adeguatamente può costare 70 euro l'ora
ed è così che molte multinazionali dell'elettronica di consumo ,
per i prodotti in garanzia ..
ti mandano il corriere a casa , ritirano la tua pLEiSTEscion
te ne danno una nuova o rigenerata , ma non è riparata/rigenerata in italia , ma in qualche paese dell'est dove ancora la manodopera costa poco
my 2 cent di contributo all'argomento
Santo Mazzotti
22 settembre 2020 alle ore 19:57Grazie MoVimento 5 Stelle; eliminiamo la pratica immorale dell'obsolescenza programmata!
atricar
24 settembre 2020 alle ore 18:08Ah ah ah ah.....Mo che vai a chiedere quanto costa verificare il problema e, quindi, sostituire qualche condensatore e quattro resistenze te ne accorgi..... Sicuramente la scheda nuova costa almeno la terza parte della riparazione...... Ed alluraaaaaaaa ???
atricar
24 settembre 2020 alle ore 18:15L'obsolescenza programmata è una vera infamità e va condannata e combattuta ..... Per le riparazioni ( perchè molti si stanno battendo anche per quelle, in alternativa alle schede intere nuove "scarta e metti "...) vale quanto detto sopra......
zato nero
26 settembre 2020 alle ore 11:43quello che dici è vero in parte
l'introduzione di smd ,componenti minuscoli a montaggio superficiale, inibisce le riparazioni causa macchinari costosi necessari per le medesime
è anche vero che in cina ci sono laboratori in grado di fare queste riparazioni nei mercatini a prezzi vantaggiosi per l'utente
dal cambio del display rotto alla batteria incollata di uno smartphone
il PC assemblato , per esempio può essere aggiornato più volte prima di esssere rottamato
a patto di scegliere i componenti giusti
bisogna fare una distinzione , tra obsolescenza programmata e evoluzione tecnologica che rendono "naturalmente" obsoleti i dispositivi
nel 2022 , rottameremo milioni di televisori ,a meno che diligentemente acquisteremo un decoder esterno ,perchè verrà introdotto il DVBT2 , che a parte il miglioramento della qualità dell'immagine televisiva , inutile per i tv fino a 44 pollici , libererà le frequenze necessarie per il 5G telefonico .
x11
26 settembre 2020 alle ore 14:04Gli smartphone sono l'esempio più lampante dell'Obsolescenza programmata: il ciclo di vita di uno di questi "giocattoli" sempre più costosi, si è progressivamente ridotto, mediante diverse strategie: prima l'utilizzo di batterie integrate al posto di quelle estraibili, poi con il mancato aggiornamento del sistema operativo, che poco alla volta riduce il numero di APP compatibili. Notare che Android è praticamente un "cugino" di Linux, che per i PC consente viceversa di "allungare" la vita di questi ultimi. Il PC con il quale stò scrivendo, originariamente aveva Windows XP... ed ora continua la sua "carriera" che dura da oltre 12 anni, grazie a Ubuntu (una versione di Linux).
Google aveva pensato di creare uno smartphone "modulare" (chiamato "Project Ara"): questo avrebbe consentito di sostituire solo il "modulo" obsoleto.... ma evidentemente poi si sono fatti 2 conti ed hanno pensato di abbandonare il progetto.
maubarzi
28 settembre 2020 alle ore 09:09Dai commenti vedo che si mescolano assieme due concetti, l'obsolescenza e il guasto.
Personalmente, il secondo lo affronterei aumentando il periodo di garanzia sui prodotti. Ora sono 2 anni, già portandoli a 4 o anche di più, fino anche a 10 per certi "elettrodomestici" (va fatta un'attenta valutazione) si potrebbe mitigare di molto il problema. Ad es. si costringerebbe la nota casa produttrice quantomeno a montare batterie fisse più durature.
Per la seconda, il problema è più articolato perchè dipende anche dal periodo storico. Credo che si potrebbe lavorare su incentivi/disincentivi. Faccio un esempio a caso, se si mettesse l'IVA al 40% su prodotti nuovi per i primi 2 anni, il 30% per i successivi 2 e così a scalare, si incentiverebbe una concorrenza basata su prodotti duraturi perchè aggiungerne uno falsamente nuovo porterebbe un aumento di questo costo. Un prodotto nuovo, per vincere il vantaggio economico su uno vecchio, dovrebbe aggiungere migliorie sostanziali da giudicarne il maggior costo. Questo si potrebbe applicare su tecnologie consolidate e bypassare su tecnologie nuove, anche se, in genere, il nuovo ha già costi più alti per altri motivi... Per tecnologie nuove intendo completamente nuove, es. uscisse un computer quantistico sarebbe nuovo, un nuovo processore più potente invece no. Ovviamente, questa distinzione sarebbe una complicazione, ma secondo me si potrebbe anche evitare.
