Per i porti italiani 906 milioni e una strategia di rilancio su scala globale

La portualità è uno dei principali pilastri dell’economia del nostro Paese, con una valenza in grado di coagulare attorno a sé sistemi economici che rappresentano una percentuale importante della produzione di valore della nostra industria, del commercio e dei servizi. Basti pensare che, secondo un recente rapporto, l’economia del mare nel 2017 contribuiva al Pil italiano per 34,3 miliardi di euro. Una centralità che negli ultimi anni è stata fotografata dai significativi e importanti aumenti dei traffici e dei volumi di merce passata per i porti italiani. Però occorre fare di più, perché la concorrenza è agguerrita e perché in tutti i paesi del Mediterraneo si programmano investimenti a sostegno del settore.

Assumere un ruolo da protagonista nelle reti commerciali marittime rappresenta infatti una sfida fondamentale non soltanto dal punto vista commerciale e industriale, ma anche in ottica geopolitica. Pensiamo a quanto la Cina investe sul programma della “Nuova Via della Seta”. Per questo il governo ha deciso di intervenire con il “Decreto Investimenti Autorità di Sistema Portuale” agendo con convinzione sul rafforzamento delle opere infrastrutturali: avere porti più moderni, ecologicamente sostenibili, efficienti e meglio collegati alle reti viarie e ferroviarie in un’ottica di piena intermodalità rappresenta la via più efficace per sostenere il comparto e attirare investimenti, anche esteri.

Con lo schema di decreto ministeriale approvato in Conferenza unificata, infatti, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti destina 906 milioni di risorse al finanziamento di 23 interventi strutturali nei porti di tutta Italia. Andando a recuperare anche risorse che erano state stanziate nelle leggi di Bilancio degli anni scorsi ma che poi nessuno aveva effettivamente reso disponibili per progetti concreti, oggi mettiamo sul terreno un piano di investimenti ambizioso con il quale cambiare volto a numerosi scali rendendoli più ecologicamente sostenibili, migliorandone la funzionalità e adeguandone i collegamenti alla rete viaria e ferroviaria. Penso all’elettrificazione delle banchine del terminal Crociere e Traghetti a Genova e di quello Crociere a Savona; penso all’avamporto del Porto Canale di Cagliari, ai lavori di messa in sicurezza a Taranto, al collegamento con la A14 a Bari o alla viabilità a Civitavecchia.

Se le infrastrutture non sono all’altezza e i collegamenti non adeguati, come possiamo convincere i grandi gruppi internazionali a continuare a scegliere i nostri porti? In questa competizione globale l’efficienza dei sistemi e la loro funzionalità rappresentano fattori che fanno la differenza e difendere la portualità investendo sulla sua crescita significa investire per dare sostegno e sviluppo all’economia di tutto il Paese.

Questo decreto, però, è il primo passo di una strategia di sostegno del nostro sistema portuale che punta a renderlo più competitivo in un’ottica globale. Occorrerà agire per mettere davvero a sistema misure che sino ad oggi non hanno avuto piena attuazione, come ad esempio le Zone Economiche Speciali e le Zone Logistiche Semplificate, o intervenire sulla burocrazia che appesantisce le pratiche portuali e rallenta i movimenti diminuendo così drasticamente i tempi di transito delle merci nei nostri porti. Non è accettabile che con le stesse regole nei nostri scali si accumulino ritardi paurosi rispetto a quanto accade del Nord Europa. Si tratta di lavorare in accordo con gli uffici delle dogane e gli uffici sanitari iniziando ad esempio dall’adeguamento dei sistemi informativi. Aumentare la capienza di un porto senza fare questo lavoro non lo metterà mai davvero in diretta competizione con l’estero.

Da ligure, poi, sono molto soddisfatto della presenza dei porti di Genova, Savona e La Spezia nella lista di quelli interessati dalle opere previste dal “Decreto Investimenti Autorità di Sistema Portuale”. Non è una questione di campanile, ovviamente. Lo sono per due ordini di motivi: il primo perché con i progetti per l’elettrificazione delle banchine del terminal Crociere e Traghetti a Genova e di quello Crociere a Savona e il completamento dell’infrastruttura ferroviaria di La Spezia Marittima interna al porto mercantile, puntiamo con forza sulla sostenibilità ambientale e sull’intermodalità che rappresentano il futuro dei trasporti e che faranno dei porti liguri, ma non solo, scali all’avanguardia e davvero competitivi nel bacino del Mediterraneo. E poi perché con queste opere, all’indomani dell’inaugurazione del nuovo Ponte San Giorgio, puntiamo a dare sollievo e forza all’economia marittima ligure che in questi anni ha sofferto per le condizioni dei trasporti viari a seguito del crollo del Morandi.

 

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