
Per i porti italiani 906 milioni e una strategia di rilancio su scala globale
7 agosto 2020 alle ore 11:00•di Roberto Traversi
La portualità è uno dei principali pilastri dell’economia del nostro Paese, con una valenza in grado di coagulare attorno a sé sistemi economici che rappresentano una percentuale importante della produzione di valore della nostra industria, del commercio e dei servizi. Basti pensare che, secondo un recente rapporto, l’economia del mare nel 2017 contribuiva al Pil italiano per 34,3 miliardi di euro. Una centralità che negli ultimi anni è stata fotografata dai significativi e importanti aumenti dei traffici e dei volumi di merce passata per i porti italiani. Però occorre fare di più, perché la concorrenza è agguerrita e perché in tutti i paesi del Mediterraneo si programmano investimenti a sostegno del settore.
Assumere un ruolo da protagonista nelle reti commerciali marittime rappresenta infatti una sfida fondamentale non soltanto dal punto vista commerciale e industriale, ma anche in ottica geopolitica. Pensiamo a quanto la Cina investe sul programma della “Nuova Via della Seta”. Per questo il governo ha deciso di intervenire con il “Decreto Investimenti Autorità di Sistema Portuale” agendo con convinzione sul rafforzamento delle opere infrastrutturali: avere porti più moderni, ecologicamente sostenibili, efficienti e meglio collegati alle reti viarie e ferroviarie in un’ottica di piena intermodalità rappresenta la via più efficace per sostenere il comparto e attirare investimenti, anche esteri.
Con lo schema di decreto ministeriale approvato in Conferenza unificata, infatti, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti destina 906 milioni di risorse al finanziamento di 23 interventi strutturali nei porti di tutta Italia. Andando a recuperare anche risorse che erano state stanziate nelle leggi di Bilancio degli anni scorsi ma che poi nessuno aveva effettivamente reso disponibili per progetti concreti, oggi mettiamo sul terreno un piano di investimenti ambizioso con il quale cambiare volto a numerosi scali rendendoli più ecologicamente sostenibili, migliorandone la funzionalità e adeguandone i collegamenti alla rete viaria e ferroviaria. Penso all’elettrificazione delle banchine del terminal Crociere e Traghetti a Genova e di quello Crociere a Savona; penso all’avamporto del Porto Canale di Cagliari, ai lavori di messa in sicurezza a Taranto, al collegamento con la A14 a Bari o alla viabilità a Civitavecchia.
Se le infrastrutture non sono all’altezza e i collegamenti non adeguati, come possiamo convincere i grandi gruppi internazionali a continuare a scegliere i nostri porti? In questa competizione globale l’efficienza dei sistemi e la loro funzionalità rappresentano fattori che fanno la differenza e difendere la portualità investendo sulla sua crescita significa investire per dare sostegno e sviluppo all’economia di tutto il Paese.
Questo decreto, però, è il primo passo di una strategia di sostegno del nostro sistema portuale che punta a renderlo più competitivo in un’ottica globale. Occorrerà agire per mettere davvero a sistema misure che sino ad oggi non hanno avuto piena attuazione, come ad esempio le Zone Economiche Speciali e le Zone Logistiche Semplificate, o intervenire sulla burocrazia che appesantisce le pratiche portuali e rallenta i movimenti diminuendo così drasticamente i tempi di transito delle merci nei nostri porti. Non è accettabile che con le stesse regole nei nostri scali si accumulino ritardi paurosi rispetto a quanto accade del Nord Europa. Si tratta di lavorare in accordo con gli uffici delle dogane e gli uffici sanitari iniziando ad esempio dall’adeguamento dei sistemi informativi. Aumentare la capienza di un porto senza fare questo lavoro non lo metterà mai davvero in diretta competizione con l’estero.
Da ligure, poi, sono molto soddisfatto della presenza dei porti di Genova, Savona e La Spezia nella lista di quelli interessati dalle opere previste dal “Decreto Investimenti Autorità di Sistema Portuale”. Non è una questione di campanile, ovviamente. Lo sono per due ordini di motivi: il primo perché con i progetti per l’elettrificazione delle banchine del terminal Crociere e Traghetti a Genova e di quello Crociere a Savona e il completamento dell’infrastruttura ferroviaria di La Spezia Marittima interna al porto mercantile, puntiamo con forza sulla sostenibilità ambientale e sull’intermodalità che rappresentano il futuro dei trasporti e che faranno dei porti liguri, ma non solo, scali all’avanguardia e davvero competitivi nel bacino del Mediterraneo. E poi perché con queste opere, all’indomani dell’inaugurazione del nuovo Ponte San Giorgio, puntiamo a dare sollievo e forza all’economia marittima ligure che in questi anni ha sofferto per le condizioni dei trasporti viari a seguito del crollo del Morandi.
Commenti (9)
CalzolaioSperimantale-W5S
7 agosto 2020 alle ore 11:31Spero che parte di quei soldi... possano servire al rilancio del Porto di Porto Empedocle... e che finalmente possa trovare una "dimensione" in termini di flusso commerciale.
Spero che allo stesso tempo... Giancarlo Cancelleri... possa concretizzare anche lo sviluppo portuale turistico di Siculiana e San Leone!... E che possa altresì andare oltre con la visione... immaginando una svolta aeroportuale valida... attraverso la creazione tra le province di Caltanissetta e Agrigento di un Aeroporto Internazionale Innovativo... che possa essere da volano per l'economia ed il Turismo in Sicilia... ed avere ricadute positive sull'intera economia Italiana.
Cordialità
CalzolaioSperimantale-W5S
7 agosto 2020 alle ore 11:43Roberto... fai leggere le mie in questo Thread... all'amico Giancarlo Cancelleri!... La Sicilia Onesta spera in Lui!... Non si può più attendere!... Il rilancio della Sicilia e del Nostro Territorio parte da Lui!... Non disattenda le aspettative che abbiamo messo nelle sue mani!
Forza !... Che dobbiamo Cambiare Tutto per davvero!... Forza Ragazzi!
Cordialità
giovanni2
7 agosto 2020 alle ore 15:26fate le autostrade del mare.
un camion (ma anche una macchina) che deve andare da nord a sud e viceversa, invece che farsi 1000 km di autostrada ci va via mare con un traghetto. risparmio su tutto, costo, usura del mezzo e della strada, inquinamento, e anche in salute. e tanto lavoro in piu'.
giovanni papa
7 agosto 2020 alle ore 15:44in questo contesto di collegamenti viari su strada ferro e mare vedrei, facendo un ulteriore grosso sforzo finanziario, una TAV mista passeggeri-merci, da Salerno a Reggio Calabria, annullando definitivamente la Tav alpina.
Giuseppe Tufaro
7 agosto 2020 alle ore 17:10Per rilanciare i porti italiani è necessario investire anche nelle infrastrutture ferroviarie. Nel post il Sottosegretario non ha citato il poro di Gioia Tauro, un importate hub del Mediterraneo. Circa in anno fa quando al ministero dei trasporti c'era ancora il Ministro Toninelli e, quando si discuteva ancora di TAV, inviai una mail a suo indirizzo in cui proponevo in alterativa, la realizzazione della tratta ferroviaria Bari - Taranto - Sibari e Sibari- Paola - Gioia Tauro ad alta velocità/alta capacita. Credo che questa idea sia ancora proponibile, un' opera che sarebbe di grande importanza per il Sud Italia. Si realizzerebbe un collegamento veloce tra la costa Adriatica e quella del Tirreno e metterebbe in collegamento tre dei porti più importanti dell'Italia cioè quelli di Gioia Tauro, Taranto e Bari. Rientrerebbe anche nell'ottica dei corridoi paneuropei, estendendo il corridoio n° 8 Varna - Durazzo fino a Gioia Tauro.
Concetto maria gennaro Cappuccio
7 agosto 2020 alle ore 17:47Se si vuole pensare si porti bisognerebbe pensare anche alla marineria italiana ricostruendo le nostre tradizioni marinare. Non a caso pensando a scuole di formazione degli ufficiali e della bassa forza. Che trainerebbero .olti dalla disoccupazione n mondo dell' impiego. Non abbiamo nessuna attenzione sulla formazione e molti dei attuali istituti tecnici nautici si sono declassati avendo aperto a tutte le tipologie di fiplomati questo tilo di carriera de za comunque aver creato un un incremento di disponibità. Un accademia del mare sarebbe la giusta risposta puntando sulla profeddionalità di tutti i ruoli lresenti su una nave. Per i porti bisogna incrementare innanzi tutto i pescaggi delle banchine e le aree limitrofe alle stesse. La viabilità e le connessioni ferroviarie anche se rilevanti non sono la priorità. Come si può lensare a questo se lo strumento porto risulta in se stesso ancora acciaccato?
Cordialità
Concetto maria gennaro Cappuccio
7 agosto 2020 alle ore 17:53Se si vuole pensare ai porti bisognerebbe pensare anche alla marineria italiana ricostruendo le nostre tradizioni marinare. pensando a scuole di formazione degli ufficiali e della bassa forza. Che trainerebbero molti dalla disoccupazione al mondo dell' impiego. Non abbiamo nessuna attenzione sulla formazione e molti degli attuali istituti tecnici nautici si sono declassati avendo aperto a tutte le tipologie di diplomati questo tipo di carriera senza comunque aver creato un incremento di disponibità dei candidati. Un accademia del mare sarebbe la giusta risposta puntando sulla professionalità di tutti i ruoli presenti su una nave. Per i porti bisogna incrementare innanzi tutto i pescaggi delle banchine e le aree limitrofe alle stesse. La viabilità e le connessioni ferroviarie anche se rilevanti non sono la priorità. Come si può pensare a questo se lo strumento porto risulta in se stesso ancora acciaccato?
Cordialità
Giulio Bornacin
8 agosto 2020 alle ore 13:46Ritengo molto giusto il post e condivido tutti i commenti fatti fino ad ora. Sono convinto che l'Italia abbia condizioni geografiche ideali per svolgere un ruolo centrale nei traffici mondiali tra Europa, Africa, Asia ed Americhe. In particolare tra Europa, Africa ed Asia. Questi continenti svilupperanno ulteriormente, e di molto, i loro consumi e fabbisogni da un lato, e nuove produzioni dall'altro. Affiancata ad un offertra logistica di qualità serve anche una politica estera proiettata in questa logica. Mi sembra che Di Maio stia facendo bene. Bene aprirsi alla via della seta, fondamentale sarà inoltre stabilizzare e sviluppare il nord Africa. Servono sforzi politici ed economici per la Tunisia, per il Marocco e l'Algeria. Dovremo fare la nostra parte in Libia diventando attori fondamentali nella smilitarizzazione di Sirte e al-Jufra inviando sotto egida ONU un contingente in queste aree ed avviare simultaneamente il percorso politico di stabilizzazione del paese. Le opportunità, non solo economiche, sono enormi. Bisogna però essere consapevoli che lo sviluppo dei porti comporterà movimentazioni ulteriori di merci in Italia. Aumentare il traffico di centinaia di miglia di container/anno significa un incremento notevole di traffico che si aggiunge a quello già esistente ed a quello proveniente dal nord Europa. Servono pertanto progetti strategici per la mobilità. Da subito andrebbe incentivata la trasformazione a metano dei camion. IVECO-CNH dispongono e sono lider mondiali su questo tipo di motori. Invece di incentivare i monopattini incentiverei questo tipo di mobilità. Nel prossimo futuro si dovrebbe puntare sull'idrogeno per il trasporto delle merci. Le autostrade dovranno essere adeguate. Tutte a 3 corsie e la A4 a 4 corsie (tutta). Sulle ferrovie è già stato detto.
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