Così tuteliamo la nostra agricoltura dall’impatto della pandemia

L’impatto della pandemia Covid-19 su agricoltura e agroalimentare del nostro Paese ha fatto emergere alcune problematiche ben note al settore ma mai affrontate definitivamente. L’impegno del Governo Conte per sostenere le imprese del comparto primario è stato sin da subito elevato e deciso, sia per la crucialità delle produzioni alimentari per il made in Italy sia per il fondamentale ruolo svolto durante le fasi emergenziali dove le filiere agroalimentari sono state in grado di garantire costantemente l’apporto dei cibi che gli italiani sono abituati, da sempre, a consumare.

Per sostenere il comparto abbiamo agito lungo tre direttrici: il sostegno alle imprese e ai lavoratori, l’accesso al credito per i finanziamenti, la promozione per il rilancio delle nostre produzioni.

ACCANTO A IMPRESE E LAVORATORI

Per coltivatori diretti, imprenditori agricoli, coloni, mezzadri e operai agricoli abbiamo garantito 600 euro per i mesi di marzo e aprile, a cui si aggiungono altri 500 euro a maggio. Per i lavoratori dipendenti del settore agricolo e della pesca abbiamo previsto la cassa integrazione ordinaria e in deroga nonché abbiamo concesso ai percettori di ammortizzatori sociali di qualsiasi tipo, incluso il reddito di cittadinanza, la possibilità di lavorare in agricoltura con un limite di 2.000 euro nell’anno in corso. Una misura tesa a garantire la manodopera nei campi a cui abbiamo accompagnato l’estensione ai parenti sino al sesto grado delle prestazioni ritenute gratuite, la proroga della validità dei permessi di soggiorno stagionali agricoli e la regolarizzazione dei migranti già presenti sul suolo italiano.

Per l’acquacoltura e la pesca, in mare e nelle acque interne, abbiamo stanziato 20 milioni di euro di aiuti diretti nonché introdotto un bonus da 950 euro per il mese di maggio per i pescatori autonomi compresi i soci di cooperative che svolgono attività nelle acque marittime, interne e lagunari.

Tra i beneficiari dei contributi a fondo perduto ovviamente sono state incluse le imprese del comparto primario con ricavi non superiori a 5 milioni di euro e che abbiano subito perdite di fatturato superiori al 33% rispetto ad aprile 2019. Ma a determinate filiere maggiormente colpite dalle conseguenze economiche della pandemia abbiamo previsto aiuti diretti mirati: per il vitivinicolo 100 milioni finalizzati alla riduzione volontaria delle rese e 50 milioni per la distillazione di crisi per la produzione di alcol per usi industriali e farmaceutici; 300 milioni per il Fondo indigenti con cui acquistare prodotti alimentari italiani per i cittadini bisognosi; 50 milioni per garantire l’operatività dei Consorzi di Bonifica; 430 milioni per gli esoneri contributivi dei dipendenti nei primi sei mesi del 2020 per le filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole nonché dell’allevamento, dell’ippicoltura, della pesca e dell’acquacoltura; 90 milioni di euro per la zootecnia. Un sostegno importante per un settore vitale.

Abbiamo reso strutturale l’innalzamento dell’anticipo del contributo Pac dal 50% al 70% sia per chi utilizza la procedura ordinaria sia per chi ricorre alla procedura semplificata. Lo snellimento burocratico è stato importante su diversi fronti, ad iniziare dalle visite mediche per i lavoratori stagionali che, d’ora in avanti, avranno validità annuale.

Per gli agriturismi, accanto al bonus vacanze, abbiamo previsto il credito d’imposta per i canoni di locazione dei mesi di aprile, maggio e giugno nonché l’esenzione dall’IMU per l’intero 2020.

GARANTIRE LIQUIDITÀ ALLE AZIENDE

Per permettere alle imprese agricole di avere quella liquidità necessaria a sostenere le proprie attività abbiamo posticipato al 30 settembre tutte le rate, prevedendo un successivo piano di rimborso senza oneri aggiuntivi. Abbiamo finanziato con 350 milioni di euro Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare del Ministero delle Politiche Agricole, per concedere prestiti garantiti dallo Stato al 100% e rifinanziato con altri 30 milioni la cambiale agraria promossa dall’ente. Ma, soprattutto, abbiamo esteso alle imprese agricole e della pesca l’accesso diretto al Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese gestito da Mediocredito Centrale, uno strumento ben noto agli Istituti finanziari e che permetterà un ingente afflusso di liquidità: una vera e propria rivoluzione per il credito in agricoltura! Infine, abbiamo esteso a vini Dop e Igp e alle bevande spiritose come liquori, acquaviti e distillati il cosiddetto “pegno rotativo” già oggi previsto per i prosciutti a denominazione d’origine tutelata e per i prodotti lattiero-caseari.

Senza la possibilità di accedere al credito e, quindi, a finanziamenti non sarebbero altrimenti realtà gli investimenti: ciò che davvero serve per uscire da questa crisi e riprogettare il futuro. Solo creando valore aggiunto, infatti, potremo avere sviluppo e progresso, maggiore reddito per i nostri agricoltori, migliore rendimento per i prodotti agroalimentari e posti di lavoro nelle imprese italiane.

TUTELA E PROMOZIONE DEL MADE IN ITALY
 
Le produzioni agroalimentari sono un vanto per il made in Italy: se da un lato tuteliamo le imprese che realizzano questi beni di alta qualità, dall’altro incentiviamo le loro esportazioni. L’Icqrf. Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi del Mipaaf, ha eseguito oltre 40mila controlli antifrode sulla filiera agroalimentare nei primi sei mesi dell’emergenza sanitaria, garantendo i produttori da eventuali concorrenze sleali e i consumatori italiani.

Produzioni di altissima qualità che possono fare da traino alle nostre esportazioni all’estero con cui rilanciare l’economia nazionale. Sarà fondamentale saper cogliere le opportunità messe in campo dal “Patto per l’Export” fortemente voluto dal Ministro per gli Affari Esteri Luigi Di Maio. Uno stanziamento di ben 1,4 miliardi di euro suddivisi per sei pilastri: re-branding nazionale, formazione e informazione, e-commerce, sistema fieristico, promozione integrata e finanza agevolata. Una strategia in cui l’agricoltura e l’agroalimentare italiano possono (anzi, devono) svolgere un ruolo da protagoniste.

 

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