Raddoppio linea ferroviaria adriatica, opera utile bloccata per boicottare il Governo

di Diego De Lorenzis e Antonio Federico, portavoce del MoVimento 5 Stelle alla Camera


È inaccettabile che un’opera strategica per lo Stato italiano programmata nel 2001 ancora oggi non sia stata realizzata. Eppure è di oggi la notizia della bocciatura del tratto Termoli-Ripalta del raddoppio ferroviario sulla linea Adriatica Bologna-Lecce da parte della commissione Via-Vas. Una vicenda che conferma quanto sia una buona notizia l’approvazione in Consiglio dei Ministri del cosiddetto decreto semplificazioni: se vogliamo realizzare le infrastrutture che servono al Paese dobbiamo snellire alcuni passaggi burocratici.

Il progetto in questione è la variante di tracciato che invece di essere in affiancamento all’autostrada, su richiesta della Regione Molise nella tratta Termoli-Ripalta, è stato spostato verso l’interno con una maggiore spesa di 500 milioni di euro e 2 anni di progettazione ulteriore. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa e la ministra delle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli non possono essere oggetto di sciacallaggio politico, tanto meno si possono addebitare responsabilità a RFI.

Infatti, la Commissione Via che ha dato parere negativo all’infrastruttura non è quella insediata da poche settimane grazie al lavoro del ministro Costa, composta da tecnici competenti, ma quella precedente per lo più composta da giuristi, spesso nominati da quegli stessi politicanti di professione ed ex ministri che oggi si permettono di criticare il Governo attuale. Forse quello in atto è un maldestro tentativo, essendo stati finalmente estromessi, di boicottare l’azione del Governo proprio nel giorno dell’annuncio delle semplificazioni necessarie per il rilancio del Paese.

Come mai infatti l’esame in Commissione VIA è cominciato ad agosto 2019 e non si è correttamente concluso a ottobre 2019, come prevede la legge? Essendo un’opera tra quelle nella Legge Obiettivo il comitato tecnico VIA avrebbe dovuto chiedere eventuali integrazioni entro 30 giorni (dunque settembre 2019) ed esprimere parere entro 60 giorni (ottobre 2019). Se si fossero rispettate le scadenze, a novembre scorso si sarebbe potuto esprimere il Consiglio di Stato e a gennaio 2020 sarebbe stato possibile il bando di gara. È ora che nei ministeri i dirigenti lautamente pagati e incentivati con premi produzione si adoperino per avere i pareri nei tempi stabiliti: ogni ulteriore ritardo è intollerabile.

La commissione tecnica di valutazione di impatto ambientale è chiamata giustamente ad esprimersi sugli effetti del cantiere e della presenza di un’opera sul contesto ambientale. Tuttavia non si comprende perché non abbia avanzato un parere positivo con una serie di prescrizioni, come accaduto in tanti casi analoghi. Nessuna delle motivazioni appare insuperabile e certamente si può operare per mitigare e compensare tale impatto, atteso che queste valutazioni hanno per lo più un legame con l’esecuzione del progetto, cioè con la cantierizzazione dell’opera.

Viene il sospetto che qualcuno abbia potuto usare questa valutazione tecnica per dare sponda ad una critica politica infondata.

È lecito pensare che questo sia l’ultimo colpo di coda di un sistema che cerca di ostacolare questo Governo. Dai ministeri abbiamo già avuto rassicurazioni che questa opera resta prioritaria e che verranno avviate presto tutte le interlocuzioni necessarie a superare le criticità contenute in questo parere. Siamo certi che con il varo del decreto semplificazioni in Consiglio dei Ministri queste situazioni non si verificheranno più e finalmente l’Italia, e soprattutto il Mezzogiorno, potranno dotarsi delle infrastrutture utili ai cittadini in tempi rapidi degni di Paese civile.

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