
Didattica a distanza, un grande lavoro di squadra tra genitori e docenti
12 luglio 2020 alle ore 09:40•di Chiara Maria Gemma
La scuola non si ferma, perché non può fermarsi! Anzi, la scuola oggi si rilancia in una nuova sfida per il futuro dei nostri figli che da settembre riprenderanno la corsa lasciata sospesa a causa di un virus invisibile che ci ha tolto molte, troppe cose. La scuola, quella in presenza, fatta di insegnanti di ruolo e precari, studenti, genitori, collaboratori, è stata catapultata, in tempi straordinariamente rapidi, in un modello educativo alternativo.
Un intero sistema scolastico è confluito, in poco più di 24 ore, in un piccolo acronimo: DAD (didattica a distanza). La scuola si è trovata svuotata: spazi silenziosi, cattedre vuote, banchi ordinati e lavagne pulite. Niente più schiamazzi, niente campanelle, niente corridoi animati. Si è passati, ex abrupto, dal tangibile all’astratto, dalla presenza al remoto, immersi in un mondo totalmente altro.
La DAD è stato un banco di prova importante per sperimentare quei modelli alternativi di didattica da anni teorizzati, ma mai attuati. E ha dato un’accelerata altrimenti impensabile al processo di digitalizzazione in ambito scolastico. Docenti e studenti improvvisamente hanno fatto un eccezionale salto che li ha visti protagonisti di un insegnamento e un apprendimento che ha richiesto nuove regole per tutti (anche se poi non tutti sono stati nelle condizioni di adottarle!).
La DAD, unica forma possibile attraverso cui “fare didattica” nella fase di pandemia, è coincisa con la Scuola “dell’emergenza”, la Scuola del “non abbandono”, la Scuola “della risposta” che ha consentito di entrare nelle case, di raggiungere gli alunni lì dove si trovavano. Quel “dove”, inteso non solo come luogo fisico, ma anche e soprattutto come contesto affettivo-emotivo, familiare, sociale, investito di un nuovo ruolo, è divenuto mediatore di cambiamento, in meglio o in peggio tutto da verificare.
L’emergenza COVID-19 ci ha condotti verso una "nuova scuola", ma la DAD ha dimostrato che, per quanto la tecnologia possa promuovere vantaggi, la dimensione umana rimane la linfa per ogni rapporto educativo. Ha dimostrato che la presenza in aula di un docente non potrà mai essere sostituita da un fermo immagine virtuale trasmesso su uno schermo.
Come spesso accade nei momenti di crisi, bisogna cogliere le opportunità di cambiamento che questi comportano. E così, davanti a dei modelli di insegnamento che non potevano più essere quelli tradizionali, agli insegnanti è stata richiesta inventiva e creatività. È stato chiesto loro di osare, di sperimentare, di intervenire, come direbbe Schön, richiedendo al professionista riflessivo di essere non più rigoroso ma pertinente, mediando tra nuove istanze, nuovi bisogni, nuove risposte. Non si poteva più adottare sic et simpliciter la didattica d’aula, più che mai erano richiesti gli EAS (episodi di apprendimento situato) o la flipped classroom (classe capovolta) solo per citare due modelli innovativi di fare scuola.
Diverse testimonianze hanno affermato che la DAD ha tolto opportunità a quegli alunni privi di strumentazione adeguata, anche in termini di connessione o di ambienti idonei e riservati, utili per seguire il percorso educativo con la necessaria concentrazione e attenzione. Ha tolto tanto agli alunni disabili spesso impossibilitati ad accedere alle risorse comuni perché impotentemente lasciati fuori.
E questi episodi di esclusione involontaria si sono verificati nonostante i grandi sforzi del Governo che, per supportare il nuovo modo di “fare scuola” dettato dall’emergenza coronavirus, ha stanziato subito 85 milioni di euro e poi un piano da oltre 400 milioni per potenziare la connettività delle scuole. In particolare, i fondi sono stati destinati a dotare le scuole di piattaforme e di strumenti digitali utili per l’apprendimento a distanza, o per potenziare quelli già in dotazione; a mettere a disposizione degli studenti meno abbienti, in comodato d’uso, dispositivi digitali individuali per la fruizione delle piattaforme nonché per la necessaria connettività di rete e a formare il personale scolastico sulle metodologie e le tecniche per la didattica a distanza.
Ma come in un gioco di squadra, la partita si vince solo grazie all’intesa di tutti i giocatori in campo. La DAD ha infatti mutato il rapporto scuola-famiglia, attribuendo ai genitori un ruolo partecipativo che li ha resi protagonisti attivi nel percorso formativo dei propri figli. Allo stesso tempo, gli insegnanti non hanno mai lasciato soli genitori e alunni, che al contrario hanno goduto di comprensione, confronto e sostegno. I docenti hanno capito le difficoltà dei genitori e li hanno aiutati a superarle, hanno promosso il confronto per migliorarsi e per permettere ai genitori stessi di migliorarsi a loro volta sostenendoli in ogni momento di difficoltà.
Ecco perché oggi, chiuso questo delicato, surreale e inconsueto anno scolastico possiamo affermare di essere stati testimoni di un sistema che, nonostante le inevitabili criticità, ha funzionato. E per questo occorre esse grati a tutti coloro che hanno accolto la sfida assumendola come compito.
#LaScuolaNonSiFerma è stato lo slogan che ci ha accompagnato in questi mesi, dimostrando che il mondo della scuola, anche in un momento così difficile e imprevedibile, vuole andare avanti. E lo farà sempre, garantendo con orgoglio e determinazione a tutti gli studenti, nessuno escluso, il diritto allo studio.
Commenti (13)
Giovanni F.
12 luglio 2020 alle ore 10:12Didattica a distanza da gestire in modo razionale onde evitare lavoro H24 per docenti, non remunerati in merito e soggetti a messaggistica selvaggia prima, durante e dopo l' attività didattica ridotta ai minimi termini per ottemperare ad una immensa, snervante burocrazia erede della istruzione scolastica americana in cui contano solo statistiche infinite che nessuno leggerà.
Zampano .
12 luglio 2020 alle ore 11:05Ci sono materie che possono essere fatte via webcam (latino, storia, letteratura, lingue straniere, religione etc.) e altre che invece necessitano della presenza degli studenti e dei docenti (es. educazione fisica, musica, chimica e fisica da laboratorio etc). Con una migliore organizzazione, si taglierebbero gli sperperi delle scuole e anche gli amministratori incapaci. Inoltre si potrebbero usare i computer scolastici per coloro che non posseggono pc e che quindi troverebbero sostegno a scuola. Essendo questi ultimi una minoranza, non dovrebbero esserci problemi per la questione distanze da covid-19.
Giorgio Masari
12 luglio 2020 alle ore 11:26Mancano anche le connessioni. (Ovviamente per chi non ha computer, ma molte anche perchè semplicemente assenti)
Zampano .
12 luglio 2020 alle ore 11:41Si, ovviamente il discorso vale anche per chi non ha connessione, potrebbe utilizzare il pc della scuola mentre il docente fa smart working da casa propria.
Giovanni F.
12 luglio 2020 alle ore 13:57E con i soldi risparmiati con gli sperperi adeguare gli stipendi dei docenti a livello europeo. Casomai.
Zampano .
13 luglio 2020 alle ore 09:01Giovanni F.
oppure si potrebbero usare per ristrutturare, riparare i tetti delle scuole, le mura, etc, visto che alcune sono secolari e vengono giù a pezzi.
giuseppe nigro
12 luglio 2020 alle ore 12:34Alloggi e buoni pasto agli universitari meridionali meritevoli e bisognosi che sono al nord Italia, Europa ed d all'estero avvicinandosi alle famiglie. Rendono molto meglio per sé le famiglie e la società Italiana che paga le tasse anche per sostenerli durante gli studi.
Specie sotto questi periodi covid-19 ed eventuali (non sia mai!) altri similari. Sopratutto per i nuovi iscritti! È un investimento sulle risorse umane delle nuove generazioni che potranno sostenere questa vecchia e sempre più povera Italia!
O no! Che ne dite!?
Giorgio Masari
12 luglio 2020 alle ore 12:57Perchè ai meridionali? Non ci sono settentrionali poveri?
Alessandro Albanese
12 luglio 2020 alle ore 13:29Io onestamente riformerei in profondità le università del Sud.
Se gli studenti meridionali meritevoli vanno a studiare altrove pur avendo l'ateneo e il corso di studi nella propria città c'è un motivo.
Anzi, correlando il tasso di allontanamento su base geografica sarebbe anche più facile individuare dove si concentrano i problemi e procedere in maniera spietatamente scientifica.
Giovanni F.
12 luglio 2020 alle ore 13:55Si è sempre meridionali di qualcuno..
Zampano .
13 luglio 2020 alle ore 09:16giuseppe nigro
non è importante la località, se nord o sud, quanto la situazione personale dello studente, che può non essere di classe abbiente e avere comunque bisogno di aiuto. Ora, io lascerei da parte gli studi all'estero (gli istituti privati sono per i "ricchi") e anche la questione "merito", che non può essere presa in considerazione finché i posti di comando sono gestiti da persone che tengono alto il "baronato" e parentopoli. Immagina un preside il cui figlio è una testa di rapa che passa gli esami con profitto solo perché il genitore è uno che conta, uno che ha le conoscenze giuste, e può quindi poi richiamarsi al "merito", usufruire di un privilegio che non dovrebbe essergli assegnato. Credo invece che la vera riforma debba prevedere abolizione dell'esame di accesso ai corsi universitari e studi gratuiti per tutti, cioè a carico dello Stato, come avviene già in alcune nazioni.
Francesco Clemente
12 luglio 2020 alle ore 15:20State licenziando oltre 10 mila diplomati magistrale dopo che da anni mandano avanti la "baracca" scuola; dopo che in pieno lock down hanno fatto 10 ore di dad al giorno, oltre quanto previsto da ccnl, con le proprie forze e a proprie spese. Sono persone entrate in ruolo ormai 4/5 anni fa' che hanno famiglie, figli, mutui da pagare. In piena emergenza , con il blocco dei licenziamenti, state avallando una mattanza di stato.
Fermatevi a riflettere , non tradite queste persone che ci hanno dato fiducia e adesso cadranno nelle brame della destra che non aspetta altro!!!
otta
12 luglio 2020 alle ore 15:48Ribadisco la mia totale contrarietà alla proposta di legge Zan /Scalfarotto. Se non la stracciate non voterò più per i 5 stelle.
