L’annessione della Cisgiordania mina pace e dialogo

dei portavoce del MoVimento 5 Stelle della Commissione Esteri alla Camera dei Deputati


Una terra martoriata da decenni di conflitti, rabbia distruttiva e ingiustizie: un interminabile alternarsi di violenze, soprusi, check point, attentati terroristici, occupazioni militari e risoluzioni Onu violate. Una spirale di odio da spezzare. Ma oggi, purtroppo, sembra che si voglia andare nella direzione opposta, perseverando nell’errore.

Il piano del governo Netanyahu per l’annessione di parte della Cisgiordania e della Valle del Giordano è, infatti, un grave errore politico di portata storica e causerà ulteriori ragioni di instabilità nel Vicino Oriente. Si tratta di un’iniziativa che partirà il primo luglio con un unico sostegno internazionale (per quanto di peso): quello del presidente Usa Donald Trump. Sono subito intervenuti, palesando preoccupazione, in chiave critica sia il segretario generale dell’Onu António Guterres che la Lega Araba, nonché diversi governi europei, personalità politiche, diplomatiche, intellettuali ed esponenti della società civile.

Lo scorso 12 giugno la deputata Yana Ehm ha depositato una risoluzione in commissione Esteri – che è stata sottoscritta alla fine da 100 portavoce nazionali del MoVimento (nonché da un deputato di LeU) – per chiedere al governo di scongiurare il piano di Netanyahu e di attivarsi per mettere in atto azioni immediate e decisive a dimostrazione del proprio non riconoscimento dell’annessione israeliana di aree dei Territori palestinesi occupati. Dobbiamo agire nell’interesse della pace e della stabilità nella regione mediorientale, garantendo il pieno rispetto del diritto internazionale, delle rilevanti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite e del diritto umanitario.

A tal proposito chiediamo alle altre forze di maggioranza di sottoscrivere la nostra risoluzione in modo che si possa agire in maniera ferma ed unitaria. Nella stessa Israele sono tante le voci critiche verso questo progetto di annessione.

Bisogna altresì avviare con urgenza un’iniziativa, concordata assieme ai partner europei ed internazionali, per indurre il governo israeliano a porre fine alla costruzione degli insediamenti illegali, in coerente perseguimento delle decisioni del Consiglio europeo e in linea con la risoluzione n. 2334 del 2016 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Al momento abbiamo due popoli – quello israeliano e quello palestinese – ma un solo Stato: Israele. Laddove la parte territoriale palestinese viene ritagliata con confini che rendono discontinua e impossibile la connessione interna delle comunità e inattuabile un vero Stato sovrano.

Finché perdurerà tale vulnus, mai si raggiungerà la pace. Per questo chiediamo alla comunità internazionale di adoperarsi perché si addivenga alla soluzione «due popoli due Stati» da sempre sostenuta dall’Italia, e di fatto non più praticabile se Israele decidesse di procedere all’annessione del cuore della Cisgiordania. In altre parole: serve impegnarsi per la futura nascita di uno Stato palestinese, pienamente legittimato, accanto allo Stato di Israele, senza assecondare “fatti compiuti” che comprometterebbero una composizione pacifica.

Il Partito Democratico, Italia Viva e LeU battano un colpo e ci facciano sapere qual è la loro posizione in merito. Molti loro deputati hanno recentemente scritto assieme a nostri portavoce una lettera che esprimeva queste stesse preoccupazioni. Ma ora è il momento degli atti, non più delle mere dichiarazioni.

 

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