Sanità: i cittadini lombardi hanno diritto a verità e giustizia

La verità non piace e fa male. Questo è comprensibile. Ma, incomprensibili, sono gli attacchi e le aggressioni verbali dei deputati leghisti contro Riccardo Ricciardi che, ieri, alla Camera, ha avuto la sola ‘colpa’, dati alla mano, di ricordare a tutti il disastro della gestione della sanità in Lombardia.

Quante polemiche strumentali. Ieri il MoVimento 5 Stelle ha denunciato le inadempienze della politica lombarda e lo ha fatto perché, in quella regione, il numero dei morti è stato il più alto al mondo in relazione agli abitanti. Un dato agghiacciante perché, agli occhi del mondo, i responsabili politici di quella regione hanno mostrato la propria totale incapacità.

Nonostante il grandissimo lavoro di medici, infermieri e di tutto il personale impegnato in prima linea, che ha pagato anche in termini di vite umane il proprio sacrificio e che non finiremo mai di ringraziare, una serie di atti politici sono stati gravissima concausa del diffondersi dell’epidemia.

Stiamo parlando di fatti gravissimi, di inadempienze clamorose, di incapacità di gestione nell’emergenza da parte dei vertici della Regione Lombardia. Da dove cominciare? In ordine temporale dai costanti tagli alla sanità pubblica a favore di quella privata. Un modello, evidentemente iniquo e clientelare, come hanno dimostrato anche recenti sentenze che, apparentemente, sembrava da prendere a esempio e che, alla prima prova in cui doveva dare dimostrazione della propria efficienza, ha fatto acqua da tutte le parti.

Poi ci sono gli atti politici recenti: le inadempienze di qualche assessore che ignorava quello che la legge gli consentiva, ad esempio poter chiudere una zona per evitare il diffondersi dell’epidemia; poi quello di una delibera scellerata del presidente della regione che ha permesso ai malati di covid di andare ad essere curati nelle Rsa, provocando una vera e propria strage di anziani. Per non dire delle inadempienze su presidi e dispositivi di protezione, come denunciato dall’ordine dei medici regionale. E infine i 21 milioni di euro provenienti da donazioni di cittadini e imprese lombarde, sprecati nell’inutile ospedale della Fiera di Milano, presentato e annunciato in pompa magna, a beneficio delle telecamere, dove sono stati ricoverati solo pochi pazienti e che, forse ora, rischia addirittura di chiudere. Per non parlare poi della poca attenzione della Lega, per usare un eufemismo, alla medicina del territorio: “Chi va più dai medici di base?”, disse tempo fa Giancarlo Giorgetti, è non c’è bisogno di aggiungere altro.

Il fallimento è totale e, ora che la pandemia in Italia comincia a farci intravedere un po’ di tregua, è il tempo di tirare i primi bilanci. Se ci sono stati reati lo dirà la magistratura, ma che ci sia stata incapacità di gestione, come purtroppo dimostrano i numeri clamorosi dell’epidemia in Lombardia, è compito della politica denunciare, altrimenti significa essere complici.

Il primo passo è che gli incompetenti si facciano o siano messi da parte. Il secondo è mettere in sicurezza la sanità lombarda per il futuro, perché questi mesi siano ricordati solo come una parentesi, un incubo del passato. Lo dobbiamo ai morti e alle loro famiglie.

Altro che mancanza di rispetto. Manca di rispetto chi non vuole giustizia e verità e non ammette i propri errori, non chi chiede che si faccia luce su quegli errori, denunciando le superficialità e i ritardi. Manca di rispetto chi si vanta perfino della propria gestione, invece di chiedere umilmente scusa alle famiglie delle vittime per i propri sbagli.

Qui le opposizioni criticano e attaccano ogni giorno il governo nazionale, anche con menzogne per creare tensioni, poi però se qualcuno critica le scelte politiche del loro governo regionale con dati e fatti fanno le barricate.

Così come il governo nazionale è responsabile del Paese e deve rispondere agli italiani delle proprie azioni, così anche la Lega è responsabile del governo della Lombardia e deve rispondere ai lombardi (e non solo) delle proprie azioni.

La critica politica appartiene a tutti. È la democrazia.

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