
Miniera e magazzino
24 maggio 2020 alle ore 09:48•di Andrea Cioffi
L’informatica, le fonti rinnovabili, l’industria spaziale e della difesa, la svolta green, insomma tutti i settori ad alta innovazione tecnologica dipendono da quei minerali classificati come terre rare oltre che da rame, litio e cobalto. Mentre la Cina è il più grande esportatore del mondo di terre rare e gli USA hanno disponibilità di risorse sul loro territorio, l’UE importa l’85% del suo fabbisogno.
Un’industria del futuro deve dipendere il meno possibile dall’estero per i minerali strategici. Sarà necessario raccogliere le energie del sistema di ricerca nazionale nonché di tutti i ricercatori italiani residenti all’estero che vogliono contribuire anche da remoto, per poi proseguire con degli appalti pre commerciali, per realizzare la “miniera nazionale”. Uno (o più) stabilimento produttivo che funziona come una miniera che estrae e massimizza il recupero di minerali dai rifiuti come ad esempio RAEE, marmitte catalitiche, batterie, pannelli FV. Una miniera che deve essere strutturata ed implementata dallo Stato insieme e tramite le articolazioni industriali da esso controllate. Nei settori strategici la legge del libero mercato può e deve essere superata. La disponibilità di risorse strategiche serve a garantire la forza contrattuale della collettività nazionale nei rapporti con gli Stati storicamente fornitori di quella risorsa. Solo con una riserva strategica si può combattere e vincere la sfida industriale dell’innovazione tecnologica.
Parallelamente alla creazione dei depositi strategici di materie prime è necessario aumentare la resilienza della supply chain, reinternalizzare le produzioni strategiche e le interconnessioni tra verticali produttivi nazionali.
Il sistema nazionale di produzione di beni materiali deve contribuire alla realizzazione di un database delle materie in ingresso ed in uscita dal ciclo di produzione. L’insieme dei flussi costituirà la base su cui gli innovatori potranno misurarsi al fine di creare nuove filiere o massimizzare l’efficienza di quelle esistenti. Una caratteristica dovrà essere quella di capire in che modo il sistema di produzione nazionale può rispondere alla produzione di beni che sono esclusivamente importati o come essere in grado di ridurre la dipendenza dall'estero. È necessario, per le imprese, identificare i componenti strategici delle varie produzioni e aumentare la resilienza con fornitori allocati in varie aree del mondo. Nel breve termine lo Stato potrebbe mettere in campo un meccanismo sulla falsariga di quello usato dal sistema elettrico (gli interrompibili) per assicurare la stabilità dello stesso. In tal senso si dovrebbero individuare le aziende in grado di sopperire alla mancata produzione nazionale di un segmento produttivo strategico e sostenere con incentivi quelle in grado di fornire una risposta immediata a quel tipo di produzione in caso di crisi sistemica.
Per avere una catena di fornitura sostenibile e resiliente è necessario un accorciamento della stessa (oltre alla ridondanza suddetta) almeno relativamente agli asset strategici per poi procedere alla reinternalizzazione della produzione connessa.
Per attuare ciò si rende necessaria la creazione di un database per la trasparenza della supply chain con la scomposizione dei prodotti e l'individuazione dei luoghi di approvvigionamento dei componenti. I componenti verranno suddivisi in strategici e non strategici. Lo Stato e gli operatori avranno così a disposizione il database dei componenti strategici e potranno pianificare le interconnessioni e le sovrapposizioni tra aziende (aumento della resilienza) e decidere quali elementi devo essere reinternalizzati nella produzione nazionale. Questo permetterà di migliorare di molto il livello di analisi basato sul sistema delle matrici di input-output attualmente redatte dall'ISTAT sul modello proposto dal premio Nobel per l’economia Wassily Leontief. Questo livello di dettaglio permetterebbe una migliore valutazione del rischio per il Paese (inteso come capacità produttiva) connesso alla vulnerabilità della supply-chain.
Le matrici input-output così implementate possono servire non solo a conoscere i flussi commerciali Italia-estero (anche al fine di identificare i componenti strategici che è necessario riportare nella produzione interna) ma anche a verificare se l’output di un'azienda può diventare input di altre al fine di ottimizzare i flussi interni e massimizzare la produzione di valore tra aziende nazionali.
Commenti (9)
massimo consoli
24 maggio 2020 alle ore 10:51La svolta green ,diventa sempre più importante per mantenere un ambiente al meglio possibile pulito.....
Ogni inquinamento bisogna eliminare, non si può continuare solo per il profitto a sostenere tecnologie vecchi.
Gianpiero Mazzoleni
24 maggio 2020 alle ore 11:56Analisi perfetta ed utilissima per la programmazione della politica economica di uno Stato. Quindi l'invito adesso è quello di inserire questi concetti e i conseguenti programmi attuativi nelle future Manovre di Governo. Complimenti, ma seguiamo che a queste belle idee del Movimento seguano i fatti. G. Mazz.
Giulio Bornacin
24 maggio 2020 alle ore 12:34Gentile Cioffi, lo schema del suo ragionamento, a mio parere, è sbagliato e pericoloso. Per prima cosa non è così semplice definire cosa sia strategico per un paese. Prendiamo la difesa. Da sempre questo settore era visto come l'esempio di produzioni e tecnologie strategiche. E' ancora così? No. Neppure gli USA ormai cercano di fare tutto in casa. Hanno recentemente acquistato 1 fregata del tipo fremm da Fincantieri con l'opzione di acquistarne altre 9. Il corpo dei Marines ha acquistato da IVECO il nuovo anfibio SUPERAV. Sempre gli USA stanno acquistando gli elicotteri ed i sistemi radar del gruppo Leonardo, l'F35 è il frutto di un consorzio internazionale ecc. ecc.. Il mecato della difesa è ormai mondiale. Per quanto riguarda l'elettronica avanzata la questione è analoga. Ma prendiamo l'energia di oggi. La disponibilità di idrocarburi è concentrata in aree del mondo senza che ciò impedisca una facile disponibiltà per tutti i paesi. Inoltre tutti i minerali sono strategici, dal ferro all'alluminio fino alle terre rare ma la distribuzione di queste risorse non ha creato squilibri insuperabili. Ancora più evidente è la distribuzione della disponibilità alimentare. Oggi il mondo è un villaggio globale. Pensare all'autosufficienza in vari settori è insensato. Ciò che è importante è essere presenti nel mercato globale con attività che generano ricchezza e fortunatamente ne abbiamo molte. L'unica vera risorsa strategica da sviluppare è la conoscenza. Solo con essa potremo avere un sistema paese competitivo e ricco. L'idea di nazionalizzare prima l'ILVA, poi Alitalia poi altre attività è frutto di una cultura non più praticabile. Le vere criticità dell'Italia sono altre: Corruzione, scarsa efficienza, assenza di cultura scientifica e diseguaglianze.
Zampano .
24 maggio 2020 alle ore 20:11Giulio Bornacin tu affermi "Pensare all’autosufficienza in vari settori è insensato" ma io penso l'esatto opposto. Prendi l'Iran o la Corea del nord, ad esempio. Quando un paese è dipendente o subisce l'embargo, è finito. A meno che non fa come la Russia, inizia a produrre tutto ciò che gli serve per restare nazione libera, autonoma, indipendente, non più ricattabile etc. Solo nazionalizzando le cose e diventando ogni giorno più autonomi ci si potrà salvare da certi rischi e pericoli.
flag
24 maggio 2020 alle ore 20:1630 minuti di applausi
Ciro
24 maggio 2020 alle ore 18:24Carissimo Giulio Bornacin lei ha ragione ma.... c'è un ma ed in questo ha ragione Cioffi. Recuperare materiali strategici aiuta l'economia e l'ambiente.
Evitare di dipendere dall'estero è anche importante. Lo abbiamo visto con delle banalissime mascherine e camici chirurgici. Ci sono produzioni che devono essere mantenute nel Paese.
Giulio Bornacin
24 maggio 2020 alle ore 23:07Cerco di spiegare meglio il mio punto di vista. La tendenza a medio e lungo termine va verso una maggiore specializzazione e concentrazione delle attività industriali e dei servizi. Per vari motivi. Da una parte l'innovazione continua che richiede strutture di ricerca e sviluppo ecellenti, la qualità che richiede sistemi di qualità via via più complessi (six sigma, kaizen, NBF, ecc) dall'altra enormi investimenti ed una gestione competente della produzione. Servirà inoltre un indotto qualificato e competitivo ed un sistema paese efficiente che sappia ridurre le diseguaglianze. E' impossibile creare dal nulla queste eccellenze globali. Bisogna sviluppare e difendere quelle esistenti. Al di là del prestito, credo che la fusione FCA-PSA sia un operazione giusta da stimolare e da orientare (è la politica che deve definire le strategie per la mobilità ed attivare strumenti di indirizzo). Anche il gruppo Leonardo (spazio e difesa) è una eccellenza globale. Anche CNH-Iveco è una eccellenza globale (stà sviluppando il trasporto pesante ad idrogeno). E così molti altri gruppi. Detto questo ritengo anche che alcune produzioni difficilmente potranno essere competitive in Europa ed in Italia. Mi riferisco all'acciaio, alla petrolchimica ed alla chimica di base. Inoltre anche lo spazio per attività pubbliche, incentivate o sovvenzionate ma non competitive si ridurrà velocemente e vista la situazione finanziaria del paese è meglio non seguire questa strada. La politica non può ignorare queste tendenze e deve traghettare il paese alla nuova realtà. Serve una moralizzazione profonda, serve efficienza, merito, equità ed una rapida crescita culturale. Solo questa rivoluzione sociale permetterà allo stesso tempo di mantenere ed espandere il nostro benessere, tutelare la salute e salvaguardare l'ambiente.
vg82cg
25 maggio 2020 alle ore 10:22Sta bene ma bisogna darsi da fare a cominciare dalla raccolta differenziata e dalla BORSA UFFICIALE DEL RIFIUTO. Mai si inizia mai si arriva
zato nero
26 maggio 2020 alle ore 10:08DACCORDISSIMO
altro che inceneritori
un impianto da fare SUBITO ..
cominciamo da qui
brevetto italiano per il recupero delle batterie al Litio
https://www.vaielettrico.it/riciclo-delle-batterie-la-soluzione-e-in-un-brevetto-italiano/
