Massima determinazione nella lotta alla mafia

Grazie Presidente,

ringrazio gli interroganti perché mi danno la possibilità di chiarire alcuni punti importanti che sono certo contribuiranno a evitare l’ulteriore degenerazione del dibattito politico surreale di questi giorni.

Mi viene chiesto, innanzitutto, se e quali interferenze si siano manifestate sulla nomina di capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria nel 2018.

La risposta è molto semplice: nel giugno 2018 non vi fu alcuna “interferenza”, diretta o indiretta, nella nomina del capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Riguardo all’altra domanda, ovvero quali valutazioni di opportunità politica abbiano suggerito di desistere dal mio iniziale intendimento di affidare l’incarico a Di Matteo, informo che semplicemente, nelle normali interlocuzioni per la formazione della squadra, avevo intenzione di coinvolgere il dottor Di Matteo, conoscendo il suo profilo professionale e la sua carriera come magistrato antimafia.

Per questo pensai a due ruoli per lui: o il vertice dell’amministrazione penitenziaria oppure un ruolo che fosse in qualche modo equivalente alla posizione ricoperta a suo tempo da Giovanni Falcone, a seguito di riorganizzazione.

Mi convinsi, dopo una prima telefonata e in occasione del primo incontro al Ministero, che questa seconda opzione fosse la più giusta perché avrebbe consentito al dottor Di Matteo di lavorare in Via Arenula, al mio fianco. Inoltre, ritenevo che questa decisione avrebbe consegnato un messaggio chiaro e inequivocabile per tutte le mafie.

Come ormai noto, non ci furono i presupposti per realizzare la auspicata collaborazione.

Del pari, anche con riferimento alla recente nomina del nuovo Capo del Dipartimento, ho seguito mie valutazioni personali nella scelta, la cui discrezionalità rivendico.

Ogni altra ipotesi o illazione emersa nel dibattito politico di questi giorni è del tutto campata in aria perché, come risulta anche dalla ricostruzione temporale dei fatti, le dichiarazioni di alcuni boss erano già note al Ministero dal 9 giugno 2018 e, quindi, ben prima di ogni interlocuzione da me avuta con il diretto interessato.

Tanto premesso, la linea d’azione che ho seguito come Ministro della Giustizia è stata, è, e sarà sempre improntata alla massima determinazione nella lotta alle mafie: basta semplicemente scorrere ogni parola di ogni legge che ho portato all’approvazione in questi due anni, dalla legge cosiddetta Spazzacorrotti fino all’ultimo decreto legge che impone il coinvolgimento della Direzione Nazionale e delle Direzioni Distrettuali Antimafia sulle richieste di scarcerazione.

E, sempre a tal proposito, voglio annunciare al Parlamento che è in cantiere un decreto legge che permetterà ai giudici, alla luce del nuovo quadro sanitario, di rivalutare l’attuale persistenza dei presupposti per le scarcerazioni di detenuti di alta sicurezza e al regime di 41 bis.

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