
Grazie Maestro Bosso, ci mancherai
15 maggio 2020 alle ore 11:50•di MoVimento 5 Stelle
Il pianoforte era il cuore pulsante di Ezio Bosso. Il suo ciuffo era ribelle. Genio assoluto, eccezionale artista, Maestro di umanità. “È la musica che mi ha scelto”, ripeteva quasi a sminuirsi.
La musica, in effetti, gli ha riempito l'esistenza oltre ad avergli fatto ottenere riconoscenze, premi e cittadinanze onorarie. Bosso - uno dei pianisti, compositori e direttori d’orchestra di maggior talento del panorama musicale internazionale – ci ha lasciato, a 48 anni. Una notizia che lascia sgomenti e riempie di infinita tristezza il mondo della cultura e il Paese intero. Con lui se ne va non solo un artista straordinario, ma un grande uomo, che ha sempre insistito sul valore formativo e sociale della musica: “Cambia la vita perché è di tutti e pone tutti sullo stesso piano”, diceva. Era una persona libera, il suo pensiero lo aveva spinto a considerare la musica come un patrimonio universale. Una necessità comune il cui accesso deve essere garantito a tutti.
La musica è stata di fatto tutta la sua vita: iniziò lo studio all'età di 4 anni imparando a leggere le note prima delle parole. Merito di una zia. “Tale studio è la base di quello che sono oggi. È la conferma di come quella disciplina, anche se a volte complessa e faticosa per un bambino, si rivelò per me qualcosa di meraviglioso, un'esperienza fondante” raccontava Ezio. Così si è battuto affinché l’educazione musicale venisse inserita nelle scuole, fin dalla materna. D’altronde - amava ribadire - la musica, essendo un grande collante sociale, è associabile a tutto, persino al cibo; potrebbe rappresentare un collegamento tra una materia e l'altra, rendendole meno avulse ed evitando il rischio di cadere in nozionismi morti. “Io sono un umanista, continuo a sognare un mondo che guarda alle cose, non che tenta la sorte”, era il suo monito.
Pacato, di una sensibilità unica. Oltre a centinaia di componimenti e performance, ha avuto un sodalizio cinematografico con il regista Gabriele Salvatores, per cui ha firmato la colonna sonora di “Io non ho paura”, “Quo vadis, baby” e “Il ragazzo invisibile”.
La malattia degenerativa - che lo aveva costretto dal 2011 alla sedia a rotelle - era solo un minuscolo puntino che non gli ha impedito di essere un grandissimo artista e uomo. Si sentiva un privilegiato grazie al suo pianoforte. Ci ha insegnato molto, da tutti i punti di vista.
Grazie Maestro. Ci mancherai.
Commenti (6)
Bitches Brew
16 maggio 2020 alle ore 15:06Il maestro appartiene a una categoria speciale, la più nobile e rara, la più preziosa. È al tempo stesso uno straordinario artista e un uomo immenso. Il suo sorriso disarmante, il suo amore totale per la vita è la lezione più bella ed importante che ci ha lasciato.
Che la terra ti sia lieve meraviglioso maestro
Elena
16 maggio 2020 alle ore 15:07Un esempio di chi fa le cose per passione E sapendola restituirla a noi. Tu sei l emblema dello spirito armonio del canto attraverso la tua arte e le tue gesta.
È solo un arrivederci. Tu lasci una scia profumata di suoni.....
Viva la musica, linguaggio universale!
roberto rizzolio
16 maggio 2020 alle ore 19:38Hai usato parole che riempono l animo di dolcezza e speranza ,
Ti ringraziera !
maria s., ancona
16 maggio 2020 alle ore 15:42Ho visto un lungo servizio dedicato a lui su RaiNews 24.
Sicuramente chi lo ha realizzato ama la grande musica e chi come Ezio Bosso sapeva portarla magnificamente.
Incantata.
Dai suoni dell'orchestra che dirige e dal suo sorriso che diventano una cosa sola.
Ho condiviso il dolore e il rimpianto per la perdita di un testimone vivente di quel grandissimo dono all'umanità intera che è la musica. Se soltanto questa umanità desolata se ne accorgesse e spostasse
almeno il 50% della sua attenzione dalle parole alla musica...
Elena
18 maggio 2020 alle ore 18:50"La musica ci insegna la cosa più importante che esiste :ascoltare" Ezio Bosso
Serafina Pace
18 maggio 2020 alle ore 18:52GRANDE R.I.P.
Il linguaggio della musica è un linguaggio che solo l’anima capisce, ma che l’anima non potrà mai tradurre.
(Arnold Bennett)
