Con il decreto Liquidità costruiamo una rete di protezione per le imprese

La Camera dei deputati ha approvato il Decreto Liquidità, la seconda gamba del nostro intervento a 360° contro l’emergenza sanitaria ed economica: ora il provvedimento passerà al Senato per la conversione definitiva in legge. Si tratta di un decreto decisivo perché concentra tutto il suo potenziale sulla liquidità alle imprese, le quali devono essere sostenute senza limiti per tutelare occupazione e benessere in Italia.

Il testo iniziale già prevedeva due pilastri:

– un piano di garanzie pubbliche per le imprese italiane di piccole, medie e grandi dimensioni, votate al mercato interno o all’export. La liquidità erogata in questo modo potrà arrivare fino a 400 miliardi di euro e sarà garantita da SACE e dal Fondo Centrale di Garanzia per le PMI.

– il rafforzamento del “Golden Power”, la normativa che consente allo Stato di opporsi a scalate o acquisti di quote azionarie in imprese ritenute strategiche. È importantissimo mantenere un controllo italiano su imprese che operano in settori fondamentali per l’interesse nazionale e la sicurezza. Non a caso abbiamo aggiunto ai settori sottoposti al Golden Power anche quello della Salute, e la disciplina è stata rafforzata sia per gli investimenti extra Ue che per quelli provenienti da Paesi dell’Unione Europea.

Ma nel lavoro delle commissioni il MoVimento 5 Stelle ha ottenuto ulteriori importanti conquiste, in particolare sul fronte dei finanziamenti alle imprese:

– i prestiti garantiti sotto i 25.000 euro avranno scadenza massima non più di 6 anni, ma di 10, agevolando la vita a decine di migliaia di piccole imprese;

– gli stessi prestiti sotto i 25.000 euro costeranno meno, perché con un emendamento abbiamo ridotto ulteriormente il tasso di interesse massimo che le banche possono richiedere;

– il testo del decreto prevedeva in ogni caso un tetto per il prestito garantito inferiore al 25% del fatturato dell’esercizio precedente. Ora grazie ad un altro emendamento le imprese potranno scegliere di sostituire quel criterio di calcolo con il doppio del monte salariale. Per imprese con fatturati bassi è un vantaggio concreto;

– inoltre il tetto dei 25.000 euro che riguarda i prestiti garantiti al 100% dallo Stato salirà a 30.000 euro;

– sopra i 30.000 euro e fino agli 800.000, il prestito avrà durata massima non più decennale, ma trentennale (naturalmente chi ha già ricevuto i prestiti prima di questi emendamenti potrà rinegoziarli tranquillamente);

– per accedere al prestito garantito al 100% basterà presentare una autocertificazione all’intermediario finanziario che attesti l’interruzione o la riduzione dell’attività produttiva a causa del Covid e il rispetto della normativa anti-mafia;

– e ancora, grande novità, fino al 30 settembre prossimo abbiamo sospeso le segnalazioni a sofferenza che le banche inviano alla Centrale dei Rischi nel caso in cui sia usufruito delle misure messe in campo dal Governo con il Decreto Cura Italia (proroga delle aperture di prestito, proroga prestiti non rateali, proroga mutui e altri finanziamenti a rimborso rateale);

– per le imprese, inoltre, si prevede una responsabilità limitata in caso di contagio di dipendenti. Se l’imprenditore rispetta il protocollo di regolamentazione delle misure anti-contagio non rischia nulla;

– rafforziamo anche le condizioni sottese al prestito: le imprese beneficiarie della garanzia pubblica non possono delocalizzare la produzione, oltre a dover gestire i livelli occupazionali e a non poter distribuire dividendi e riacquistare azioni proprie;

– infine, abbiamo esteso la platea di chi può richiedere la sospensione dei mutui prima casa. Via libera a ditte individuali e piccoli imprenditori, artigiani, piccoli commercianti e coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia.

Sono modifiche che danno slancio ulteriore ad un piano di garanzie che ha già comunque superato i 10 miliardi di euro di liquidità erogata. Numeri importanti ma che dobbiamo assolutamente moltiplicare per non perdere un patrimonio inestimabile di competenze ed economia territoriale.

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