Anche in tempo di coronavirus usa e getta e inceneritori non servono

di Ilaria Fontana e Alberto Zolezzi, MoVimento 5 Stelle Camera

I numeri parlano chiaro: l’emergenza coronavirus non ha comportato incrementi di rifiuti come si vorrebbe far credere e dunque non si ravvisa alcuna necessità di nuovi impianti per lo smaltimento, né nuove discariche né nuovi inceneritori.

In questi mesi di “chiusura” legata al coronavirus i dati forniti da Utilitalia e Ispra certificano una riduzione dei rifiuti urbani in tutta Italia che va dal -13,6% al -10%, con l’indifferenziato che ha registrato un -25% a Milano, -11.5% a Torino, fino al -20% nel mese di aprile per Roma, che a maggio è a circa -13%.

MENO RIFIUTI NEL LOCKDOWN

Nel corso del primo convegno, dedicato proprio ai rifiuti, del ciclo “RipartiAmo Ambiente” organizzato dai portavoce del MoVimento 5 Stelle, la consulente del ministero dell’Ambiente Rosanna Laraia ha messo in evidenza che le percentuali di raccolta differenziata nel corso del lockdown sono rimaste sostanzialmente stabili, con un leggero incremento registrato nel settore degli imballaggi in plastica. Durante i mesi di marzo e aprile si sono registrate 200mila tonnellate in meno di rifiuti sanitari rispetto a quanto preventivato dalle prime stime, che indicavano il peso delle mascherine in 11 grammi ciascuna contro i circa 2-3 grammi effettivi. A questo si aggiunge una riduzione nei rifiuti speciali di 17 milioni di tonnellate (-5 milioni di tonnellate tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna). Basta questo a confermare quanto siano strumentali le pressioni per allargare discariche o realizzare inceneritori.

L’USA E GETTA NON SERVE

Come ha spiegato l’esperto della scuola agraria del Parco di Monza Enzo Favoino “la raccolta differenziata è essenziale, non c’è alcuna giustificazione scientifica per interromperla, anzi le linee guida europee indicavano di svolgerla anche per i Covid positivi”. Favoino ha spiegato come la carica virale più alta sia nella plastica (72 ore) “contro le 24 ore di carta e metallo”, ragion per cui nelle linee guida europee il periodo di ‘quarantena’ dei materiali raccolti è stato ridotto a tre giorni.
Questo dato consente di fare anche una valutazione sulla presunta necessità di tornare a ricorrere all’usa e getta. “Non è vero che dal punto di vista igienico-sanitario l’usa e getta sia più sicuro del riutilizzabile e lavabile: ciò viene confermato anche dalla normativa UE ed è stato infatti detto che i programmi per la messa al bando dell’usa e getta della plastica monouso non verranno fermati” ha spiegato l’esperto. Lo stesso vale per gli inceneritori: da nessuna parte nelle linee guida europee vengono proposti come soluzione.

RIDUZIONE E RECUPERO DI MATERIA

Nessuna emergenza, dunque, negli impianti italiani: ragion per cui si può e si deve evitare di continuare a puntare ancora sull’incenerimento e le discariche, che determinerebbero soltanto tensioni con i programmi di riduzione, riuso e recupero materia del Pacchetto Economia Circolare attualmente all’esame del Parlamento. Piuttosto, concentriamoci sul qualificare la ripartenza come occasione per costruire un circuito virtuoso, puntando sulla riduzione e sul recupero di materia in ottica circolare. Individuiamo soluzioni virtuose contro il dilagare dell’usa e getta, come quella raccontata dall’assessore all’Ambiente del Comune di Torino: un kit di stoviglie riutilizzabili da fornire a cittadini ed esercizi commerciali. Attuiamo politiche di riduzione ed estendiamo al massimo la raccolta domiciliare porta a porta dei rifiuti come farà il capoluogo piemontese entro il 2021.

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