
Anche in tempo di coronavirus usa e getta e inceneritori non servono
23 maggio 2020 alle ore 09:48•di MoVimento 5 Stelle
di Ilaria Fontana e Alberto Zolezzi, MoVimento 5 Stelle Camera
I numeri parlano chiaro: l’emergenza coronavirus non ha comportato incrementi di rifiuti come si vorrebbe far credere e dunque non si ravvisa alcuna necessità di nuovi impianti per lo smaltimento, né nuove discariche né nuovi inceneritori.
In questi mesi di “chiusura” legata al coronavirus i dati forniti da Utilitalia e Ispra certificano una riduzione dei rifiuti urbani in tutta Italia che va dal -13,6% al -10%, con l’indifferenziato che ha registrato un -25% a Milano, -11.5% a Torino, fino al -20% nel mese di aprile per Roma, che a maggio è a circa -13%.
MENO RIFIUTI NEL LOCKDOWN
Nel corso del primo convegno, dedicato proprio ai rifiuti, del ciclo “RipartiAmo Ambiente” organizzato dai portavoce del MoVimento 5 Stelle, la consulente del ministero dell’Ambiente Rosanna Laraia ha messo in evidenza che le percentuali di raccolta differenziata nel corso del lockdown sono rimaste sostanzialmente stabili, con un leggero incremento registrato nel settore degli imballaggi in plastica. Durante i mesi di marzo e aprile si sono registrate 200mila tonnellate in meno di rifiuti sanitari rispetto a quanto preventivato dalle prime stime, che indicavano il peso delle mascherine in 11 grammi ciascuna contro i circa 2-3 grammi effettivi. A questo si aggiunge una riduzione nei rifiuti speciali di 17 milioni di tonnellate (-5 milioni di tonnellate tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna). Basta questo a confermare quanto siano strumentali le pressioni per allargare discariche o realizzare inceneritori.
L’USA E GETTA NON SERVE
Come ha spiegato l’esperto della scuola agraria del Parco di Monza Enzo Favoino “la raccolta differenziata è essenziale, non c’è alcuna giustificazione scientifica per interromperla, anzi le linee guida europee indicavano di svolgerla anche per i Covid positivi”. Favoino ha spiegato come la carica virale più alta sia nella plastica (72 ore) “contro le 24 ore di carta e metallo”, ragion per cui nelle linee guida europee il periodo di ‘quarantena’ dei materiali raccolti è stato ridotto a tre giorni.
Questo dato consente di fare anche una valutazione sulla presunta necessità di tornare a ricorrere all’usa e getta. “Non è vero che dal punto di vista igienico-sanitario l’usa e getta sia più sicuro del riutilizzabile e lavabile: ciò viene confermato anche dalla normativa UE ed è stato infatti detto che i programmi per la messa al bando dell’usa e getta della plastica monouso non verranno fermati” ha spiegato l’esperto. Lo stesso vale per gli inceneritori: da nessuna parte nelle linee guida europee vengono proposti come soluzione.
RIDUZIONE E RECUPERO DI MATERIA
Nessuna emergenza, dunque, negli impianti italiani: ragion per cui si può e si deve evitare di continuare a puntare ancora sull'incenerimento e le discariche, che determinerebbero soltanto tensioni con i programmi di riduzione, riuso e recupero materia del Pacchetto Economia Circolare attualmente all’esame del Parlamento. Piuttosto, concentriamoci sul qualificare la ripartenza come occasione per costruire un circuito virtuoso, puntando sulla riduzione e sul recupero di materia in ottica circolare. Individuiamo soluzioni virtuose contro il dilagare dell’usa e getta, come quella raccontata dall’assessore all’Ambiente del Comune di Torino: un kit di stoviglie riutilizzabili da fornire a cittadini ed esercizi commerciali. Attuiamo politiche di riduzione ed estendiamo al massimo la raccolta domiciliare porta a porta dei rifiuti come farà il capoluogo piemontese entro il 2021.
Commenti (8)
Marta Buscioni
23 maggio 2020 alle ore 10:53Sì, credo proprio che non servano altri inceneritori. Bastano e avanzano quelli che ci sono, se la raccolta differenziata e la riduzione degli imballaggi a monte andranno avanti.
Tuttavia ci sarà sempre una quota di rifiuti, come quelli ospedalieri, o le famigerate mascherine appunto (meglio quelle in cotone lavabili!), che non possono essere riciclati, e devono essere bruciati (o "termovalorizzati") se non li vogliamo gettare in discarica. La discarica infatti mi pare la peggiore delle soluzioni in assoluto, e l'obiettivo RIFIUTI ZERO, per quanto nobile, non è realizzabile! Si potrà arrivare a una quota minima di "rifiuti" in senso proprio, ma questa quota ci sarà sempre, anche nel migliore dei mondi possibili, purtroppo!
Alessandro Albanese
24 maggio 2020 alle ore 10:23In realtà Marta Buscioni l'inceneritore stesso produce circa un 20% in massa di scorie da combustione da conferire in discarica, di cui un quinto sono ceneri e riufiuti speciali.
La filiera che alimenta un termovalorizzatore/inceneritore nel complesso può produrre più rifiuti da discarica della filiera differenziata ad alta efficienza, i cui 'residui' possono essere trasformati in CSS, da usare come combustibile nell'industria del cemento o in quella siderugica per esempio.
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Combustibile_solido_secondario
Il paradosso è che una volta costruito in inceneritore/termovalorizzatore da tot migliaia di tonnellate/anno è necessario sostenerlo economicamente, riducendo la percentuale di raccolta differenziata (è il caso della provincia di Trieste), oppure incentivando l'energia prodotta assimilando l'energia da termovalorizzazione a fonte rinnovabile (vedi paradosso incentivi cip6).
https://it.m.wikipedia.org/wiki/CIP6
Marta Buscioni
24 maggio 2020 alle ore 20:43Sì, infatti, ho detto che non se ne devono costruire più. Tu pensi, Alessandro, che si dovrebbero chiudere anche quelli che ci sono? È realistico? Esiste un paese dove non ci sono né inceneritori né discariche? Ammetto di non essere informatissima su questo argomento, ma l'idea di seppellire dei rifiuti sotto terra in eterno mi pare la cosa peggiore, anche se è vero che ci sono comunque i residui della combustione.
Alessandro Albanese
24 maggio 2020 alle ore 22:52Difficilissimo trovare una soluzione che vada bene dappertutto.
In Veneto per esempio la quantità di differenziata e la taglia degli inceneritori attivi fanno sì che la termovalorizzazione sia antieconomica e la chiusura dei due impianti esistenti è programmata.
In Campania e nel Lazio è l'opposto.
L'inceneritore di Brescia per fare un altro esempio è di dimensioni industriali ed insiste su un'area metropolitana abbastanza grande da renderlo sostenibile.
L'inceneritore di Acerra, in Campania, situato all'interno di quello che viene definito 'triangolo della morte' è presidiato dai militari, è spesso soggetto a guasti e nessuno sa cosa bruci. L'unica ispezione di cui sono stati pubblicati gli atti riporta tonnellata di Eco alle non etichettate, quindi di provenienza sconosciuta.
Inutile dire che quantomeno non è saggio a x fattori di rischio ambientale aggiungerne ancora degli y.
Alessandro Albanese
24 maggio 2020 alle ore 23:21Si tratta perciò di definire un modello, non tanto di essere più o meno d'accordo sui concetti.
La programmazione degli interventi e degli investimenti necessari seguirà quel modello.
Dove c'è già un inceneritore economicamente sostenibile e in regola con le norme ambientali è assurdo chiuderlo.
Dove non c'è nulla in teoria possiamo scegliere di fare come ad Acerra o come in Veneto.
Per arrivare al concetto di rifiuto zero si dovrebbero chiudere i cicli di tutti i processi produttivi industriali, in modo che tutti i materiali risultino riutilizzabili o riciclabili.
Solo a quel punto sarebbe possibile evitare sia la discarica che l'inceneritore.
Esiste una branca dell'ingegneria di processo che indirettamente se ne occupa
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Analisi_del_ciclo_di_vita
Paolots
23 maggio 2020 alle ore 15:42Il calo è ovviamente determinato dalla chiusura di tutte le attività commerciali e dalla mancanza dei turisti.
Ma prima che si aprano i confini e quindi gli spostamenti si potrebbe riorganizzare un circuito in ottica circolare in tutte le regioni.
Erika Pagazzo
23 maggio 2020 alle ore 21:31Torino funziona abbastanza con queste iniziative. Incentivare queste cose è motivante ed inorgoglisce i cittadini. Si evitano così altre strutture ed impianti che comunque inquinano.
Magali Walme
26 maggio 2020 alle ore 02:24Il tuo aiuto mi ha portato quello che mi aspettavo! La mia ex compagna mi ha chiamato per vedermi di nuovo e sono felice di questo cambiamento di situazione, il signor Maestro vede Dah BABA perché stavo iniziando a non crederci più e a perdere la fiducia. Consiglio vivamente a coloro che sono disperati e che non hanno altra soluzione per contattarti.
whatsapp: +229 66879125
