Maker e fixer. Gli artigiani digitali danno una seconda possibilità agli oggetti

Innovazione, riuso, condivisione, recupero. Sono queste le parole d’ordine dei nuovi artigiani 4.0. I protagonisti di questa storia sono i cosiddetti maker e i loro “cugini” riparatori, i fixer.

Il fenomeno dei maker e del making è sempre più diffuso in Italia e nel mondo, mentre quello dei fixer è ancora poco diffuso a casa nostra. Entrambi però si basano sull’artigianalità e sulla riscoperta del “saper fare”, intervenendo quasi sempre nella fase precedente a quella del riciclo in un’ottica di effettiva circolarità. Un modo nuovo di leggere il futuro e di pensare al progresso economico, in chiave realmente sostenibile e comunitaria. Del resto, attraverso Internet è oggi possibile mettere a disposizione di tutti le proprie idee e conoscenze, per dar vita a nuove idee e oggetti.

COSA FANNO I MAKER?

Il making è un esempio di integrazione fra artigianato classico e tecnologie. I maker infatti sono persone che, con un forte approccio innovativo, creano prodotti nuovi attraverso l’utilizzo di attrezzature digitali. Usano macchinari come stampanti 3D o macchine per il taglio laser, ma anche software e hardware open source che si possono scaricare gratuitamente dal web, per dare vita a qualcosa di originale e utile partendo dalla condivisione di competenze e conoscenza. I nuovi artigiani digitali fanno di tutto, da apparecchiature elettroniche, manufatti in metallo e in legno, ricambi di vario genere e dispositivi utili per dare vita o far funzionare altri oggetti.

Un vero e proprio movimento culturale, una comunità internazionale presente in oltre 100 Paesi che vive in rete, ma utilizza anche luoghi fisici, i cosiddetti FabLab. Officine di idee sempre aperte dove tutti, singoli individui e imprese, hanno accesso ad attrezzature, processi e persone in grado di trasformare idee in prototipi e prodotti.

Gli artigiani digitali stanno cambiando l’economia e i modelli di business, perché fanno innovazione ma la fanno “dal basso”. Il loro motto è non solo “fai da te”, ma soprattutto “facciamo insieme”, perché mai come in questo caso, l’unione fa la forza.

COSA FANNO I FIXER?

L’idea di condividere la conoscenza e di mettere gli strumenti di fabbricazione digitale a disposizione di ognuno, secondo molti, è destinata a cambiare il mondo e il modo in cui produrremo ogni cosa. I fixer che, come detto, sono in sostanza i “cugini” dei maker, aggiungono a questo movimento un aspetto in più: il recupero. Per loro, riparare è rivoluzionario e deve diventare un diritto.

Secondo la cultura dei fixer, occorre restituire valore alle cose: le risorse sono limitate, quindi è necessario diffondere la cultura della riparazione, della rigenerazione e del riuso. Meglio dunque conoscere bene gli oggetti e il loro funzionamento: ripararli all’occorrenza infatti, aiuterà a risparmiare, tagliando sprechi ed emissioni inquinanti.

Uno dei fronti più caldi sui quali sono impegnati i fixer di tutto il mondo è quello della lotta all’obsolescenza programmata. Elettrodomestici e dispositivi elettronici “a breve scadenza” hanno ripercussioni gravissime sull’ambiente. Per risolvere il problema, i fixer organizzano i Restart Party e Repair Cafè. Partiti dall’Olanda (ma ora si stanno diffondendo in tutto il mondo), si tratta di spazi autogestiti dove chiunque può ricevere assistenza o anche riparare in autonomia i propri dispositivi, abiti o giocattoli, avendo a disposizione tutto il necessario, dai trapani alle saldatrici, dalla macchina da cucire alle chiavi inglesi. La logica dei Repair Café è semplice: chi sa mette a disposizione tempo e competenze per aiutare chi ha voglia di imparare e anche di risparmiare un po’ di soldi, aiutando l’ambiente.

PER UN MONDO PIÙ PULITO

A livello globale, questo è l’anno in cui, secondo le stime, produrremo circa 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. L’equivalente di quasi 1.000 Titanic. In che modo dunque abbracciare la filosofia dei maker e dei fixer può incidere sulla salvaguardia del Pianeta? È utile, in questo caso, fare qualche esempio. 

Ci sono i ragazzi del Team BOA, che stanno sperimentando un metodo innovativo per combattere la diffusione delle microplastiche nei nostri mari: il loro prototipo di boa intercetta gli elementi inquinanti, che verranno poi raccolti e riutilizzati, per creare nuovi oggetti. Ma anche il team di Atelier Riforma, che “ricicla” vecchi abiti, dando loro nuova vita, rendendo la moda eco-sostenibile ed etica alla portata di tutti. O ancora, i giovani piemontesi di Ri-generation, che rigenerano elettrodomestici destinati alla discarica e li rivendono a prezzi più economici rispetto al prodotto nuovo. 

La comunità di Restarters Milano e Giacimenti Urbani, impegnata in prima fila nel garantire a tutti il diritto alla riparabilità – per il quale è stata anche lanciata una petizione di successo sulla piattaforma Change.org – non ha dubbi: “Non c’è mai stata così tanta sensibilità tra la gente e così tanto supporto per la lotta contro gli sprechi”. Non a caso, secondo un’inchiesta realizzata da Eurobarometer, il 77% dei cittadini europei è a favore di prodotti più riparabili. Sembra dunque giunto il momento di fare una scelta netta, adottando pratiche innovative che aiutino i nostri portafogli e, allo stesso tempo, il Pianeta.

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