
Maker e fixer. Gli artigiani digitali danno una seconda possibilità agli oggetti
6 aprile 2020 alle ore 10:10•di Ilaria Fontana
Innovazione, riuso, condivisione, recupero. Sono queste le parole d’ordine dei nuovi artigiani 4.0. I protagonisti di questa storia sono i cosiddetti maker e i loro “cugini” riparatori, i fixer.
Il fenomeno dei maker e del making è sempre più diffuso in Italia e nel mondo, mentre quello dei fixer è ancora poco diffuso a casa nostra. Entrambi però si basano sull'artigianalità e sulla riscoperta del "saper fare", intervenendo quasi sempre nella fase precedente a quella del riciclo in un’ottica di effettiva circolarità. Un modo nuovo di leggere il futuro e di pensare al progresso economico, in chiave realmente sostenibile e comunitaria. Del resto, attraverso Internet è oggi possibile mettere a disposizione di tutti le proprie idee e conoscenze, per dar vita a nuove idee e oggetti.
COSA FANNO I MAKER?
Il making è un esempio di integrazione fra artigianato classico e tecnologie. I maker infatti sono persone che, con un forte approccio innovativo, creano prodotti nuovi attraverso l’utilizzo di attrezzature digitali. Usano macchinari come stampanti 3D o macchine per il taglio laser, ma anche software e hardware open source che si possono scaricare gratuitamente dal web, per dare vita a qualcosa di originale e utile partendo dalla condivisione di competenze e conoscenza. I nuovi artigiani digitali fanno di tutto, da apparecchiature elettroniche, manufatti in metallo e in legno, ricambi di vario genere e dispositivi utili per dare vita o far funzionare altri oggetti.
Un vero e proprio movimento culturale, una comunità internazionale presente in oltre 100 Paesi che vive in rete, ma utilizza anche luoghi fisici, i cosiddetti FabLab. Officine di idee sempre aperte dove tutti, singoli individui e imprese, hanno accesso ad attrezzature, processi e persone in grado di trasformare idee in prototipi e prodotti.
Gli artigiani digitali stanno cambiando l’economia e i modelli di business, perché fanno innovazione ma la fanno “dal basso”. Il loro motto è non solo “fai da te”, ma soprattutto “facciamo insieme”, perché mai come in questo caso, l’unione fa la forza.
COSA FANNO I FIXER?
L’idea di condividere la conoscenza e di mettere gli strumenti di fabbricazione digitale a disposizione di ognuno, secondo molti, è destinata a cambiare il mondo e il modo in cui produrremo ogni cosa. I fixer che, come detto, sono in sostanza i “cugini” dei maker, aggiungono a questo movimento un aspetto in più: il recupero. Per loro, riparare è rivoluzionario e deve diventare un diritto.
Secondo la cultura dei fixer, occorre restituire valore alle cose: le risorse sono limitate, quindi è necessario diffondere la cultura della riparazione, della rigenerazione e del riuso. Meglio dunque conoscere bene gli oggetti e il loro funzionamento: ripararli all’occorrenza infatti, aiuterà a risparmiare, tagliando sprechi ed emissioni inquinanti.
Uno dei fronti più caldi sui quali sono impegnati i fixer di tutto il mondo è quello della lotta all’obsolescenza programmata. Elettrodomestici e dispositivi elettronici “a breve scadenza” hanno ripercussioni gravissime sull’ambiente. Per risolvere il problema, i fixer organizzano i Restart Party e Repair Cafè. Partiti dall’Olanda (ma ora si stanno diffondendo in tutto il mondo), si tratta di spazi autogestiti dove chiunque può ricevere assistenza o anche riparare in autonomia i propri dispositivi, abiti o giocattoli, avendo a disposizione tutto il necessario, dai trapani alle saldatrici, dalla macchina da cucire alle chiavi inglesi. La logica dei Repair Café è semplice: chi sa mette a disposizione tempo e competenze per aiutare chi ha voglia di imparare e anche di risparmiare un po’ di soldi, aiutando l’ambiente.
PER UN MONDO PIÙ PULITO
A livello globale, questo è l’anno in cui, secondo le stime, produrremo circa 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. L’equivalente di quasi 1.000 Titanic. In che modo dunque abbracciare la filosofia dei maker e dei fixer può incidere sulla salvaguardia del Pianeta? È utile, in questo caso, fare qualche esempio.
Ci sono i ragazzi del Team BOA, che stanno sperimentando un metodo innovativo per combattere la diffusione delle microplastiche nei nostri mari: il loro prototipo di boa intercetta gli elementi inquinanti, che verranno poi raccolti e riutilizzati, per creare nuovi oggetti. Ma anche il team di Atelier Riforma, che “ricicla” vecchi abiti, dando loro nuova vita, rendendo la moda eco-sostenibile ed etica alla portata di tutti. O ancora, i giovani piemontesi di Ri-generation, che rigenerano elettrodomestici destinati alla discarica e li rivendono a prezzi più economici rispetto al prodotto nuovo.
La comunità di Restarters Milano e Giacimenti Urbani, impegnata in prima fila nel garantire a tutti il diritto alla riparabilità – per il quale è stata anche lanciata una petizione di successo sulla piattaforma Change.org – non ha dubbi: “Non c’è mai stata così tanta sensibilità tra la gente e così tanto supporto per la lotta contro gli sprechi”. Non a caso, secondo un’inchiesta realizzata da Eurobarometer, il 77% dei cittadini europei è a favore di prodotti più riparabili. Sembra dunque giunto il momento di fare una scelta netta, adottando pratiche innovative che aiutino i nostri portafogli e, allo stesso tempo, il Pianeta.
Commenti (14)
giova31
6 aprile 2020 alle ore 12:06Il mio barbiere, di un paese di 25000 abitanti, mi ha confessato che, prima del coronavirus, in un mese incamerava, in media in un anno, sui 4000 e. al mese!! Lavora solo in un piccolo ex-garage di sua proprietà quindi spese ridotte al minimo!
Ho consigliato a mio figlio diplomato, con problemi di lavoro, di imparare quel mestiere e lui mi ha ascoltato!
Purtroppo ora ha dovuto interrompere il corso che speriamo riprenda al più presto!
Sta ritornando, ormai da molto tempo, la richiesta degli artigiani che una volta rappresentavano la spina dorsale dell'economia italiana!
Purtroppo, con il lavaggio del cervello di alcune TV (specie quelle del nanetto massone di arcore e soci), la maggioranza dei giovani furbi, tentano la carriera di cantanti, veline, ecc.., e, se va male, tentano la strada della politica o della criminalità, prostituendosi ai padroni politici o mafiosi che, con i governi degli ultimi 30 anni, si sono impadroniti dell'Italia, DISTRUGGENDOLA!
Il M5* è rimasto l'unica salvezza per salvare il belpaese ed il suo popolo, ridotto alla schiavitù della politica e della criminalità!
Speriamo che, tutti uniti, ci possiamo SALVARE!
Rosa07
6 aprile 2020 alle ore 12:31Buongiorno,
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Jessica Rombolà
6 aprile 2020 alle ore 13:26Però parlandoti da giovane disoccupata dico solo che non esistono solo gli artigiani e le veline ma anche ciò che c'è in mezzo se pur vero che col tempo sta scomparendo e questo non è giusto perchè anche chi studia con impegno merita un'occasione
Rosa07
6 aprile 2020 alle ore 12:30Buongiorno,
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Giorgio Masari
6 aprile 2020 alle ore 13:40Rosa la strozzina?..
federico_2
6 aprile 2020 alle ore 14:33Cara Ilaria Fontana
l' Italia è uno dei paesi industriali più ricchi del mondo ... e noi abbiamo votato il Movimento per mandare a casa a calci nel kulo i parassiti sociali che ci hanno derubato per settanta anni.
Voi vi siete addormentati e ve lo siete dimenticati ... adesso siete a Roma con uno stipendio da sceicco e nessun problema.
Se non hai un cavolo da fare ... invece di scrivere queste fesserie ... alza il kulo e vai ad aiutare qualcuno che lavora davvero.
Gianmarco Miroddi
6 aprile 2020 alle ore 20:06Ho letto parecchi suo commenti Federico, li trovo sempre carichi di livore e protervia, che rasenta a tratti la maleducazione. Comunque se non condivide le idee proposte nel post che sono alla base dell'idea di futuro che il movimento ha sempre espresso, perché lo ha votato?sempre se lo ha fatto? Oltretutto 40 anni nell'industria (come ho letto in altri commenti) non le hanno insegnato che il mondo cambia che indipendentemente da che lei lo voglia o no e che é molto facile risultare obsoleti per pensare di progettare un futuro che comunque (con tutti i piú sinceri gli auguri di lunga vita) non le puó appartenere come appartiene ad un ventenne? (Io ne ho 33 e giá non mi sento piú cosí adeguato a comprenderli)
federico_2
6 aprile 2020 alle ore 22:52per Gianfranco Miroddi
Forse ti sfugge il concetto della libertà di espressione ...il che è cosa grave per uno che dice di appartenere ad un Movimento dove Uno vale Uno.
Obsoleto sarai tu ed obsoletini i tuoi bambini ... io possiedo quello che tu non avrai probabilmente mai ... una esperienza di vita che mi permette di meglio vedere e giudicare ... fatti e persone ... in specie le persone.
Non solo ho il DIRITTO di esprimere le mie opinioni come meglio ritengo ... ma ho anche quello di mostrare la mia indignazione per il misero livello intellettuale di coloro che si permettono di scrivere su questo blog senza argomenti ... ed esprimono giudizi di una superficialità sconfortante.
Ed infine ho votato il Movimento per le sue promesse iniziali ... quelle di sbarakkare la kasta ... che sono state ampiamente disattese ...anzi tradite dai comportamenti di coloro che sono andati a rappresentarci al Governo.
Resta pure a riflettere sulla tua incapacità di capire il mondo moderno ... io continuerò a protestare per quello che il Movimento sta facendo ... fino a quando non giudicherò che la situazione sia ormai irreversibile.
Gianmarco Miroddi
7 aprile 2020 alle ore 12:09Mi scusi Federico, lei é liberissimo ma
"alza il kulo e vai ad aiutare qualcuno che lavora davvero" non é bello da dire ad una persona che comunque ha un compito diverso rispetto ad altri che si occupano di ciò che le sta piú a cuore e che magari é opinione di altri che nel ristretto tempo che gli é stato concesso (sono due anni cavolo) stanno facendo tutto il possibile. io personalmente ritengo sia stato un errore di comunicazione fare pensare all'elettorato che sarebbe cambiato TUTTO da un giorno all'altro, confuso con il semplice concetto che da un giorno all'altro il "sistema operativo" era stato "infettato" ma che comunque avrebbe necessitato di tempo per "incubare" ed espletare i suoi effetti. Penso alle norme restrittive ad esempio, ed il tempo che ci hanno messo per mostrare qualche effetto, pensi cosa sarebbe successo se al passare del tempo a qualcuno fosse venuto in mente di dire "ecco, vedete? Non funziona, é inutile, usciamo!" L'effetto positivo sulla curva a breve ci sarebbe stato per poi tornare a salire vertiginosamente. Spero di aver reso l'idea...
federico_2
7 aprile 2020 alle ore 17:16sempre per Gianfranco
i problemi dell' Italia sono migliaia, e nessuno di noi li conosce tutti.
Nessuno pretende che siano risolti dall' oggi al domani ... tuttavia tra vedere l'inizio di un cambiamento ed il NULLA ...se permetti c'è una certa quale differenza.
Provvedimenti anche senza grande impatto economico ...ma che dessero un segnale agli Italiani ...e che si possono fare SUBITO ce ne sono a dozzine ... uno per tutti ... se ti beccano a timbrare in un ufficio pubblico per poi uscire ed andare a spasso ... sei licenziato SUBITO ... senza procedure, indagini dei carabinieri, confronto con i sindacati e tutte le fesserie buonisti che ci stanno rovinando..
la tizia che ha scritto questo post ... in senza di idee se ne esce con delle frescacce tipo pettinare le bambole ... non capisce nemmeno che CHI HA FAME si indigna.
Enzo Rossi
6 aprile 2020 alle ore 18:29Grazie Ilaria, questo è un bellissimo post in cui si parla del futuro! Bisogna fare delle battaglie ad ogni livello affinchè gli oggetti vengano costruiti per durare, funzionare bene, e infine possano essere riaggiornati e riparati. Attualmente, per esempio, le automobili son diventati oggetti ad obsolescenza medio-breve (sui sei anni), oltre diventano sempre più antieconomiche da riparare. Inoltre, anche le riparazioni più semplici sono fatte in modo da risultare complicate, necessitano di appositi corsi e attrezzi specifici, venduti a caro prezzo dalle case costruttrici ai meccanici, che poi sono costretti a rivalersi sui clienti. Capita che anche un cambio d'olio diventi una cosa complessa, in cui devi smontare delle parti di auto e devi avere una chiave apposta per svitare il filtro perchè, guarda caso, davanti al filtro ci passa un bel tubo rigido dell'olio. Risultato: maggiore indebitamento per comprare l'auto ma anche per mantenerla, pressione sull'ambiente che deve reggere lo smaltimento di auto seminuove. Una forma di usura del terzo millennio.
Cordiali saluti
Giorgio Bardi
6 aprile 2020 alle ore 18:48Mi domando come vengono organizzati e da chi e dove quei Repair party,come e da chi sono gestiti.Qualche informazione utile?Grazie a chi mi può dare indicazioni.
Giorgio Bardi
6 aprile 2020 alle ore 18:50Secondo commento in relazione a chi controlla i post o come si diceva un tempo sono gestiti alla"barù".Vedi post di strozzinaggio?
marilories
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