
L’open source sia il presente e il futuro della didattica a distanza
17 aprile 2020 alle ore 12:20•di Maria Laura Mantovani
L’emergenza Coronavirus ha costretto la scuola ad affrontare una sfida importante e impegnativa, quella della didattica a distanza.
Una sfida che ha colto insegnanti e studenti di sorpresa e nella totale impreparazione, tuttavia con tanta voglia di rimboccarsi le maniche per non lasciare andare la comunità scolastica al suo destino e mantenere la continuità educativa.
Tutte le scuole, tutti gli insegnanti e tutte le famiglie si sono impegnati per sfruttare le tecnologie, le piattaforme, le app anche se prima d’ora non avevano mai avuto indicazioni ministeriali e piattaforme ufficiali fornite dal ministero per la didattica on line.
In questa piena emergenza si deve dare atto che tutti gli attori sono riusciti a organizzarsi al meglio per imparare velocemente a utilizzare le piattaforme e a sfruttarle per veicolare l’offerta formativa e mantenere unite le classi.
Dopo questo inizio turbolento, ora che la situazione si sta stabilizzando e comprendiamo che la didattica on line non ci abbandonerà più, dobbiamo assolutamente iniziare a conoscere come funzionano esattamente le diverse piattaforme e come il loro funzionamento impatta sulle vite presenti e future di chi le usa, insegnanti, genitori e alunni.
Sulla didattica a distanza è opportuno fornire indicazioni chiare alla grande platea di fruitori oggi costituita da insegnanti ed educatori che si stanno cimentando con la vasta gamma di strumenti e piattaforme che il mercato mette a disposizione.
Tutte le piattaforme permettono lo scambio dei dati tra gli utilizzatori, e tutti questi dati, mentre vengono scambiati tra i vari soggetti, vengono anche registrati su server centralizzati. Parliamo di email, calendari, rubriche di contatti, chat, documenti, progetti, immagini e così via. Anche le piattaforme che permettono di fare la videoconferenza di classe nella stragrande maggioranza dei casi registrano sul server centrale l’intera videochiamata.
Consapevoli dell’immane quantità di dati trasmessi ed eventualmente memorizzati dalle piattaforme, ci si deve domandare per quali altri scopi possano essere utilizzati e le risposte le troviamo nei contratti di servizio e nelle privacy policy, che è sempre utile leggere e approfondire per opportuna conoscenza.
In ambito educativo e scolastico, la direzione che appare comunque più corretta dal punto di vista etico è il software libero che permette di evitare la “monetizzazione” dei dati personali degli utenti, soprattutto in questo ambito in cui sono coinvolti principalmente i minori. Ed è una possibilità più che concreta, peraltro messa a disposizione anche da aziende italiane, da enti pubblici o da community di volontari. Come per esempio le piattaforme universitarie, che possono essere rese disponibili alle scuole di ogni ordine e grado, senz'altro con maggiori garanzie rispetto ai colossi stranieri.
I software open source per il lavoro da remoto consentono di evitare l’acquisto di software proprietari.
Pensiamo per esempio alla videoconferenza, molto utile quando si tratta di didattica a distanza. La principale applicazione open source è Jitsi, che permette di partecipare solo con un browser e che non ha tra i suoi obiettivi la profilazione degli utenti. La piattaforma per le videoconferenze è meet.jit.si che non richiede neanche la registrazione ma che in questo periodo rischia di essere sovraccarica. Proprio per questa ragione, la comunità open source in Italia si è organizzata e ha risposto costruendo una rete di server jitsi disponibili a tutti senza registrazione che si trova su iorestoacasa.work. Questo sistema, tutto italiano, gratuito e open source, nasce dall’iniziativa di un team di sviluppatori di Fabriano, al quale hanno aderito anche il Centro Nazionale delle Ricerche e la Rete Italiana dell'Istruzione e della Ricerca nota come GARR. In questo caso, l’intento è di creare una rete di server italiani e indipendenti, adibiti a fornire il servizio di videoconferenza, senza memorizzazione delle videochiamate e quindi con la garanzia che gli utenti non vengano profilati.
Un altro software per le videoconferenze, ottimizzato per la didattica a distanza, è BigBlueButton per il quale però non esiste un servizio simile come quello creato per jitsi.
Il Politecnico di Torino dispone del portale per la “dad” Fare, che offre diverse risorse sia in termini di servizi che di contenuti. Per chiedere informazioni si può scrivere a fare@polito.it.
Tra i programmi per comunicare in modo asincrono, ecco qualche suggerimento utile. Per le mail è interessante Thunderbird, che permette di gestire più indirizzi mail, è facile da installare e da configurare e si possono aggiungere funzioni importanti per la firma digitale, l’invio di dati sensibili e di messaggi personalizzati.
Per le chat ci sono software multipiattaforma come Telegram; Signal, che offre anche crittografia end-to-end; Riot che permette di creare "stanze" per la condivisione con altri utenti.
Se si deve lavorare in tempo reale su un documento o un foglio elettronico, si possono utilizzare Etherpad o Ethercalc nelle versioni messe a disposizioni da Framasoft, comunità senza scopo di lucro che ha creato una serie di servizi open source a disposizione di tutti, a partire dalle scuole; così si ha la certezza che i contenuti restino di nostra proprietà.
Da segnalare poi la community Lavagna Libera che raggruppa un migliaio di utenti in rete tra insegnanti, genitori e studenti, dove poter attingere informazioni e suggerimenti e tante risorse di software libero per la scuola.
Ci sono poi insegnanti che hanno già installato nel server delle scuole piattaforme e-learning open source, in grado di reggere l’utilizzo di un’utenza numerosa, come ad esempio Moodle o Chamilo.
Interessante ascoltare l’esperienza di un professore trentino, Matteo Ruffoni, che ha scelto di andare proprio in questa direzione.
Non si vuole assolutamente demonizzare l’utilizzo delle piattaforme più comuni e diffuse, che in un momento di emergenza hanno senz’altro contribuito a dare l’avvio generalizzato alla didattica a distanza. Tuttavia se la comunità scolastica sceglierà in numero sempre maggiore l’utilizzo di soluzioni open source, avrà veramente l’occasione di maturare profondamente nelle competenze digitali e darà l’occasione alle nostre nuove generazioni di dotarsi di un bagaglio culturale di cui c’è estremo bisogno per i lavori del futuro e per una cittadinanza digitale pienamente consapevole.
Commenti (16)
Alighione Alighieri
17 aprile 2020 alle ore 13:30Pensate piuttosto alle reti, perché è inutile avere una Ferrari ed un tratturo di montagna per viaggiarci sopra......
linkbato
17 aprile 2020 alle ore 13:51Alighione Alighier, assolutamente d'accordo questa è l'altra faccia della medaglia.
lo stato dovrebbe garantire una soglia base a cui i cittadini hanno diritto gratuitamente e di di qualità.
zato nero
17 aprile 2020 alle ore 16:02levate un po di soldi alla RAI investiteli
per la fibra
tagliate un po di lavoro INUTILE nella burocrazia e nella POLITICA
e investiteli im cose utili per lo sviluppo del paese
https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/16/dai-consulenti-ai-portaborse-piu-di-un-milione-di-persone-vive-di-politica/763832/
Adotta un politico anche tu ..
FALLO SMETTERE !!
hasta l'anticasta siempre
linkbato
17 aprile 2020 alle ore 13:47Non essere legati significa ESSERE LIBERI!
Certamente è utile a volte necessario fare ricorso a Piattaforme proprietarie.
Sicuramente al contempo L’open source da garanzie,risorse, economicità,libertà ecc...
Quello che non comprendo perchè il minitero dell'istruzione e tutta l'amministrazione pubblica non vi faccia ricorso massicciamente.
Intanto i colossi si danno da fare https://www.ilblogdellestelle.it/2020/04/microsoft-informazioni-e-strumenti-utili-per-lemergenza-coronavirus.html
Ok utile ma a chi và il maggior beneficio e non è una questione puramente ideologica
Franca D.
17 aprile 2020 alle ore 13:49Questo periodo di tremenda crisi ci darà l'opportunità di rinnovare il Paese e di migliorarlo, ora che ci sono persone "capaci" a governare. I nostri ministri, sì che lo sono davvero!
linkbato
17 aprile 2020 alle ore 13:55A quando i libri di testo liberi e digitali:
Il file prorietario e originale lo compra la scuola!(pagata dai cittadini),che li distribuisce gratuitamente agli alunni.
Luigi
17 aprile 2020 alle ore 14:57Come mai nell'articolo si parla di software open e non di sistema operativo open?Ce ne sono vari ma nessuno è stato nemmeno menzionato.Con un sistema operativo open source ci libereremmo quasi del tutto dello spionaggio che i nostri alleati americani ci fanno quotidianamente col nostro consenso(anzi,li paghiamo pure profumatamente!).Ma forse non è politicamente corretto dire la verità,specie se dovesse urtare la sensibilità dei nostri amici d'oltreoceano.Nelle scuole,per la maggior parte e tranne pochi casi specifici,il sistema operativo Ubuntu,Debian o quello che si preferisce,si può installare domattina e risparmiare centinaia di milioni con uno schiocco delle dita,tutto il resto dei portali,siti e piattaforme open sarebbero utilizzabili a costo ZERO e i nostri dati sarebbero al sicuro.Discorso diverso per la pubblica amministrazione dove per la maggior parte siamo legati mani e piedi a Microsoft,ma almeno la suite Office si potrebbe immediatamente sostituire con LibreOffice o OpenOffice,aggiornare il personale avrebbe costi bassi e la produttività assicurata.
zato nero
17 aprile 2020 alle ore 16:45Anche Linus Torvald e Richard Stallman
lavorano e vivono in america
il movimento free software è nato lì
Luigi
17 aprile 2020 alle ore 19:19@zato nero Commento interessante,non fosse altro che non c'entra un beneamato con quanto scritto da me..
Maria Laura Mantovani
17 aprile 2020 alle ore 19:30Riguardo ai sistemi operativi che cita, non ravvedo problemi per il fatto che in questo articolo non se ne parli in quanto qui il discorso è focalizzato sugli strumenti più diretti e specifici per la didattica a distanza. Naturalmente si possono utilizzare sistemi operativi open source, sono senz’altro da consigliare. Nelle università sono già largamente utilizzati, anche per molti laboratori per studenti. I server sono tutti Linux, c’è pochissimo d’altro. Riguardo alla Pubblica Amministrazione, sono almeno dieci anni che c’è il CAD che riporta la raccomandazione che la PA utlizzi sistemi operativi open source come Linux e strumenti di produttività come Libre Office. Dal punto di vista normativo, dunque, c’è tutto e andrebbero utilizzati. Il fatto che finora se ne sia parlato poco o che non sia stata generalizzata la messa in pratica è vero, ma gli sforzi ci sono stati e ci sono. Per esempio, nel Comune Roma, finché era in carica l’assessore Flavia Marzano, quasi tutti gli uffici sono stati convertiti all’utilizzo di Linux e Libre Office. Chi vuole mettere in pratica quindi può farlo e lo fa
zato nero
17 aprile 2020 alle ore 22:37"Con un sistema operativo open source ci libereremmo quasi del tutto dello spionaggio che i nostri alleati americani ci fanno quotidianamente col nostro consenso(anzi,li paghiamo pure profumatamente!)"
l'hai scritto tu
cosa vieta di spiarti con l'opensource , invece che con l'open ?
comunque adesso si spia con i router e con i processori "bacati" ..
zato nero
17 aprile 2020 alle ore 15:52Segnalo il server opensource nextcloud
https://nextcloud.com/
piattaforma collaborativa
con condivisione di file
https://nextcloud.com/files/
video chiamate ,conferenze
https://nextcloud.com/talk/
lavoro di gruppo
https://nextcloud.com/groupware/
serve solo la fibra e un ip pubblico dove è installato il server
state sani
Bitches Brew
17 aprile 2020 alle ore 16:43Questo paese ha un ritardo pazzesco per quanto riguarda la rete in generale. È arrivato il momento di porre rimedio di modernizzare davvero il paese altro che TAV e obbrobri simili
Berto
17 aprile 2020 alle ore 18:34Ministro Azzolina prepara concorsi per soli titoli. La meritocrazia? Per avere un 30% di meritocrazia dovrebbe far svolgere i concorsi nella Svizzera tedesca mandando in vacanza gli italiani, tutti, fino alla fine del concorso. Da noi la meritocrazia non ci sarà mai. Tutti ne sono a conoscenza e tutti parlano di meritocrazia. Specchio per le allodole. Favola per creduloni. Quindi prepari le cose per tempo. Faccia in modo che l'anno scolastico inizi più regolare possibile. Poi sarebbe opportuno verificare i soldi a pioggia dati agli studenti, da quell'individuo di Firenze, che fine hanno fatto. Visto che moltissimi studenti lamentano la mancanza di un computer in famiglia
Berto
17 aprile 2020 alle ore 18:352
gli italiani che vivono in Svizzera-
emilianogiusti
17 aprile 2020 alle ore 22:29Stupendo l'opensource nella didattica.
Purtroppo rimarrà solo un bel materiale per farci begli articoli fino a quando le istituzioni non obbligheranno se stesse ad usarlo!
Mi occupo di informatica e utilizzo l'open source dai primi anni 2000 (con le prime distribuzioni di Linux). Sono membro di un LUG. Ho molti clienti e amici che lo usano con tutti i vantaggi che comporta (in primis la sicurezza).
L'open source (che non deve essere sinonimo per forza di gratis) ha moltissimi vantaggi dal punto di vista tecnico (sicurezza, qualità del codice, ottimizzazione, sviluppo comunitario ecc ecc) ma ha un solo grande svantaggio. Non ha gli agenti o i rappresentanti (nel senso che non ha una struttura di vendita a supporto) e di conseguenza ha pochi operatori che lo conoscono e lo usano in ambito lavorativo.
Chi ci guadagna a promuoverlo alle scuole dal momento che non genera provvigione?
Chi ha la capacità (in numeri intendo) di poter fare assistenza agli insegnanti e agli operatori in concorrenza con colossi dell'ordine di Microsoft o Google?
Se le istituzioni non obbligano se stesse ... rimarranno bellissimi strumenti per la carta ma non per la pratica.
Emiliano.
P.S. Open Source dà SOLO la sicurezza che il codice DEVE esser pubblico ma NON mette AUTOMATICAMENTE al sicuro l'utente da ciò che fa o di cosa se ne fa dei SUOI dati.
Faccio un esempio. Creo un App per tracciare i contatti di una epidemia. Il fatto che sia open source NON rende AUTOMATICAMENTE sicuro né il programma né l'utilizzo dei dati raccolti. Sono altri gli strumenti che possono farlo e non sono solo informatici.
