Le scelte che faremo impatteranno sul resto della nostra vita

di seguito l’intervista di Davide Casaleggio per il “Corriere della Sera”:


Davide Casaleggio, come usciremo da questa emergenza? Teme durerà molto?

«La durata dell’emergenza dipenderà dalla scienza. Si parla di un vaccino distribuibile al più presto a inizio 2021. Fino ad allora potremmo verificare se medicinali esistenti per altri scopi possano essere utili in qualche modo. Nel frattempo dovremo trovare il modo di conviverci nella consapevolezza che, superata l’emergenza, avremo in ogni caso un mondo diverso. Se oggi ci chiediamo se c’è una buona ragione per fare le cose online, domani ci chiederemo se ci sia una buona ragione per farle in presenza».

Che succederà ai partiti dopo la fine del lockdown?

«I partiti si stanno rendendo conto che devono organizzarsi online per continuare a vivere».

Cosa pensa delle app per monitorare le persone e il contagio?

«La tutela del singolo si contrappone quasi sempre con la tutela della comunità. Occorre, quindi, che il singolo esprima un consenso e soprattutto possa accedere e cancellare i propri i dati in qualunque momento. Con la riapertura potrebbe essere un utile strumento per ricordarsi chi si è incontrato, in caso di contagio. Oggi gli operatori telefonici hanno già questi dati e registrano i nostri movimenti degli ultimi due anni, ma possono utilizzarli solo le forze di polizia».

Ha ricordato che suo padre aveva previsto per il 2020 grandi sconvolgimenti.

«Lo studio dei trend mondiali spesso ci consegna alcune previsioni che si realizzano. Altre ci servono per fare in modo che non accadano. Mio padre era un grande appassionato di storia che sommata all’immaginazione diventa un grande antidoto all’incertezza. Le scelte che faremo nel 2020 impatteranno sul resto della nostra vita. Alcuni Paesi hanno iniziato a limitare le esportazioni di cibo. Credo sia una china pericolosa. In altri Paesi si danno pieni poteri a singole persone. Sono segnali da tenere in forte considerazione».

In questa fase l’Europa sta facendo abbastanza?

«Oggi alcuni Paesi europei mi ricordano l’opera teatrale di Shakespeare, il Mercante di Venezia, dove un ricco veneziano vuole in cambio del suo credito una libbra di carne dello sventurato, perché scritto nel contratto. Al creditore alla fine viene riconosciuto il diritto di prendersi la sua libbra di carne, ma con l’avvertenza di non versare neanche una goccia di sangue per non essere incriminato. Il ricco veneziano desiste e, avendo voluto andare fino in fondo nella causa giudiziaria declinando compromessi, perde anche il suo credito. Se non si capisce che in tempi di emergenza sono necessarie misure straordinarie di sostegno e rilancio dell’economia penso che la storia possa finire allo stesso modo».

Il governo italiano si è mosso in ritardo?

«È inutile criticare con il senno di poi azioni fatte in condizioni di forte incertezza. Ci si dimentica che un mese fa in molti dicevano di “riaprire tutto”. Oggi è necessario pensare a come affrontare assieme questa crisi. Paesi come Regno Unito e Usa hanno già destinato dal 10 al 15% del Pil per affrontare la crisi ed il rilancio economico. Oggi dobbiamo definire come ottenere o creare questa liquidità anche noi e definire che mondo vogliamo ridisegnare con questi soldi. Rapportato al Pil Italiano stiamo parlando tra i 200-300 miliardi di euro».

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