
La battaglia contro il coronavirus si vince anche con l’innovazione
2 aprile 2020 alle ore 10:00•di MoVimento 5 Stelle
Le nuove tecnologie hanno già dato prova in altri Paesi di poter rappresentare un utile per monitorare e contenere il contagio da coronavirus. Anche per questo, al fine di accelerare e ottimizzare i tempi di intervento e le operazioni di contrasto dell'epidemia, la ministra dell’Innovazione Paola Pisano ha indetto un'importante call che coinvolge le migliori realtà tecnologiche del Paese. L’obiettivo è quello di individuare, in breve tempo, soluzioni digitali e strumenti avanzati per il monitoraggio dei pazienti, l'analisi dei dati e la telemedicina.
Ma per superare l’emergenza è indispensabile unire le forze ed è necessario l'apporto di tutti. Non a caso, da ogni parte del Paese arrivano, giorno dopo giorno, nuove testimonianze dell’impegno e della creatività di tanti professionisti che mettono a disposizione le loro competenze per realizzare strumenti utili al contrasto dell’epidemia.
L’esempio più eclatante è quello delle valvole per respiratori stampate in 3D.
La vicenda, che ormai ha fatto il giro del mondo, è iniziata circa due settimane fa, quando si è diffusa la notizia che in un ospedale di Brescia stavano terminando le valvole per uno strumento di rianimazione e l’ingegner Cristian Fracassi, ceo dell’azienda Isinnova, ha ricreato velocemente con il suo team il pezzo con una stampante 3D. Grazie a questo prezioso intervento questi dispositivi sono tuttora utilizzati per accompagnare nella respirazione i pazienti affetti da covid-19. Una soluzione che può essere replicata in altre parti d’Italia e aiutare così medici e pazienti nella loro corsa contro il tempo e gli effetti del virus.
A partire da questa intuizione è stato anche possibile riadattare delle maschere da snorkeling di quelle che coprono l’intero volto, trasformandole in respiratori. Una trovata geniale che ha consentito con un piccolo pezzo realizzato sempre grazie alla stampa 3D di sopperire alla carenza di presidi respiratori ordinari.
Pronto il prototipo, è partita la sperimentazione in due ospedali bresciani con ingegneri, medici e tecnici, impegnati a verificare che effettivamente quei respiratori funzionassero. Superato il test, il team di Isinnova ha messo a disposizione le impostazioni di stampa per produrre le valvole da applicare alle maschere da sub, in modo che tutto i maker italiani possano utilizzare quelle informazioni per stampare altrettanti respiratori e offrirli in dotazione agli ospedali dei loro territori.
Il FabLab Brescia, il laboratorio che mette insieme tanti artigiani digitali della provincia lombarda, ha coordinato una vera e propria community che è riuscita a superare il traguardo delle 500 valvole realizzate e già distribuite negli ospedali di Brescia e del Nord Italia. È la Protezione civile che si è occupata di smistarle a seconda delle richieste giunte dai presidi ospedalieri. Lo stesso sta avvenendo in decine di laboratori da Nord a Sud.
Per incentivare l’utilizzo di questi dispositivi, l’azienda di abbigliamento e attrezzature sportive che li commercializza, Decathlon, ha deciso di donare 10mila maschere da snorkeling alle regioni italiane. Anche aziende famose impegnate in altri settori produttivi stanno dando il loro contributo alla battaglia contro il coronavirus. La Beretta Armi, ad esempio, ha convertito il business delle armi, fermo prima del decreto, riaprendo il suo dipartimento di prototipazione per produrre valvole per i respiratori di emergenza grazie alla stampa 3D. In questo modo, l’azienda di Gardone Valtrompia (Brescia), sta aiutando l’ospedale che dista a pochi chilometri. E questa non è l’unica realtà che si è attivata per realizzare le valvole mancanti. Ad oggi almeno altre 15 aziende le stanno producendo in tutta Italia.
Il mondo dell’innovazione e quello dell’impresa danno dunque vita a una mobilitazione davvero importante, in grado di mettere medici e personale sanitario in condizione di salvare altre vite umane e di non rendere vano l’estenuante lavoro che li vede protagonisti in tutti il Paese.
Commenti (7)
massimo consoli
2 aprile 2020 alle ore 10:39Buona fortuna.
Con la speranza di vincere al più presto contro il Coronavirus.
Sono convinto che insieme ed uniti i risultati concreti arriveranno.
Pierluigi Piccoli
2 aprile 2020 alle ore 11:01Amici 5 Stelle, avete dei dubbi che le guerre del futuro si combatteranno non con i missili, le bombe e tutti i mezzi di offesa del passato, ma con i virus?
I danni in persone e mezzi inflitti da un Corona Virus sono più ingenti di quelle inferte dai bombardamenti ed i costi sono molto, molto inferiori.
vg82cg
2 aprile 2020 alle ore 11:20STA BENE - OGGi IL VIRUS E' IN CASA, UN INFETTO IN CASA ARRIVA AD INFETTARE ALTRE 2 O 3 PERSONE.
COSA FARE:.........PER NON MORIRE ....anche ai piccoli sintomi chiamare al telefono il proprio medico di base, lasciare un messaggio alla segreteria, chiamarlo sul cellulare, inviarle una email (se non risponde chiamare il 112 che risponde e/o registra la chiamata). Ogni medico di base ha in media 1000 pazienti pari a circa 400 famiglie. Il 15% di 400 famiglie (n.60) potrebbe avvertire dei sintomi. In emergenza in 14 ore giorno potrebbe visitare 14 famiglie. Interviene vestito con tuta/mascherina/guanti, dispone di bombola di ossigeno, di tamponi e prelievi sangue che poi invia al laboratorio di analisi. Caso grave dispone il ricovero in ospedale e dispone la quarantena per i soggetti che sono venuti a contatto con l'infetto. Sovracarico di chiamate chiede collaborazione ai vicini medici di base o ai medici sulle autoambulanze. SOLO IN MEDICO DI BASE OGGI E' IL SOGGETTO PER BLOCCARE IL PROPAGARSI DELL'INFENZIONE.,
mery
2 aprile 2020 alle ore 14:25Non è solo colpa del coronavirus se ci sono
contaminati fra il personale medico sanitario negli ospedali pugliesi.
Emiliano, smettetela di affidare le pulizie degli ospedali a Cooperative i cui operatori non sanno neppure tenere uno straccio in mano. Mi riferisco agli ospedali pubblici Di Venere, S.Paolo, e Policlinico. Ho visto con i miei occhi con quanta ignoranza ( non voglio dire strafottenza) i pulitori girano con il carrello attrezzato per le pulizie. Appunto girano, fanno scena. Le pulizie ordinarie sono fondamentali negli ospedali, ma anche questo tipo di appalti di servizi ha subito dei tagli, e la pulizia è latitante.
gabriele tunnera
5 aprile 2020 alle ore 09:10Prima o in contemporanea a nuovi strumenti tecnologici, non sarebbe meglio , più efficace ritornata alla vecchia eziopatogenesi di una malattia facendo le autopsie a tutti i cosiddetti morti da coranovirus, o con il coranovirus, differenza non da poco conto, per valutare quanto c'è di vero e scientificamente provato dagli esami autoptici? Perché non si fanno le autopsie?
Perché si continua a parlare e spendere milioni per mascherine la cui efficacia non è mai stata provata? Mascherine che potrebbero diventare bombe ecologiche perché potenzialmente infette, non solo di virus ma di batteri,funghi ecc. Come smaltire mo guanti e mascherine? Buttando li per strada come avviene adesso,. Tenendoli a casa per 3-6 giorni finché non passa la raccolta per l'indifferenziata? Un rifiuto speciale nell'indifferenziata?
Gli scienziati del comitato scientifico del governo si sono posti il problema?
A quali conclusioni sono arrivati, ci piacerebbe sapere
michele cini
5 aprile 2020 alle ore 10:42Conte tiene nel debito conto scienza e innovazione e sta guidando bene il Paese in questo periodo doloroso e difficile, col sostegno dei 5 Stelle; intanto Salvini vuole riaprire le chiese (cosi' il virus festeggia). Anche gli altri capoccia leghisti pensano solo a fare demagogia nel tentativo di guadagnare potere e smembrare l'Italia. Penso che molta gente, alla luce dei fatti, capira' chi merita fiducia e chi no.
antonio raniero
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