Ciò che conta ora è il futuro del popolo europeo – Intervista a Di Maio

Di seguito l’intervista rilasciata dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio alla rivista tedesca “Der Spiegel”


Sig. Ministro, l’Italia è stata particolarmente colpita dalla crisi del coronavirus. Il Suo governo chiede ora il sostegno dei suoi partner nell’Unione Europea, compresa la Germania. L’Europa sta vivendo un calvario simile a quello della crisi dell’euro?

La situazione attuale è senza precedenti. Semplicemente non esistono paragoni storici sia per le enormi conseguenze sanitarie ma anche economiche della pandemia. Guardando solo indietro, non troveremo una soluzione. Non importa oggi come funzionasse il Piano Marshall, quale debito sia stato condonato alla Germania dopo la guerra o cosa abbia dovuto affrontare la Grecia con la crisi dell’euro.

Ma?

Ciò che conta ora è il futuro del popolo europeo. Ci troviamo di fronte ad una sfida globale. L’Europa deve misurarsi con gli Stati Uniti e la Cina. Non possiamo pensare che i singoli stati europei possano risollevarsi da soli.

L’Italia e altri Stati membri del Sud vogliono comunitarizzare i nuovi debiti attraverso prestiti garantiti dagli Stati UE, i cosiddetti Coronabond. Paesi come la Germania e i Paesi Bassi sono contrari. Temono un pozzo senza fondo.

L’Italia ha sempre dimostrato di onorare i suoi debiti. Inoltre, l’anno scorso abbiamo addirittura ridotto il nostro deficit all’1,9 per cento del prodotto interno lordo – anche se in precedenza avevamo concordato un margine superiore al 2 per cento con la Commissione UE.

Allora perché abbiamo bisogno dei Coronabond?

Non mi interessa come chiameremo gli strumenti per il contrasto alla crisi. Dobbiamo trovare lo strumento migliore e reagire insieme all’aggravarsi della crisi economica. Abbiamo bisogno di tutta la forza dell’UE e delle garanzie di Stato europee per rendere sicuro il futuro dell’Europa.

Il primo ministro portoghese Antonio Costa ha definito “ripugnante” l’atteggiamento degli Stati UE più abbienti come i Paesi Bassi. Ha ragione?

Quello di cui abbiamo bisogno ora non sono scaramucce verbali, ma unità. Si tratta dei prossimi 10, 15 anni. Abbiamo vissuto la crisi dell’euro solo nel 2010 – e ora la disfatta del coronavirus. Nessun’altra generazione in Europa ha sofferto due crisi così gravi in così poco tempo. Possiamo affrontare tutto questo solo con la massima serietà e forza.

Quali sono i maggiori problemi in Italia al momento?

Al momento, dobbiamo prima di tutto garantire liquidità alle nostre imprese, che i posti di lavoro rimangano assicurati e che gli stipendi siano garantiti. A tal fine, tra l’altro, guardiamo molto al modello tedesco. Poi dovremo rafforzare il nostro sistema sanitario nei prossimi anni.

Com’è la situazione attuale in campo medico?

Puntiamo sulla forza dei nostri medici, infermieri e del nostro personale sanitario. Lavorano 24 ore su 24 per salvare la vita dei malati. Colgo l’occasione per ringraziare la Germania per aver accolto i pazienti italiani. Nessuno è colpevole se abbiamo a che fare con una pandemia, e se noi abbiamo 13.000 morti. L’Italia si aspetta ora una risposta comune a questo dolore, che tocca tutti, perché la situazione è pesante anche in Germania, Francia e Spagna.

Cosa è stato fatto per alleviare le conseguenze economiche della pandemia?

Solo a marzo abbiamo messo a disposizione aiuti per 25 miliardi di euro. Se, come ha calcolato il Fondo Monetario Internazionale, in Europa perdiamo il cinque per cento del prodotto interno lordo per ogni mese di lockdown, dovremo naturalmente investire molto di più.

Quanto?

Dobbiamo tenere presente che gli Stati Uniti, come concorrente economico dell’UE, mettono a disposizione due trilioni di dollari, cioè 2.000 miliardi. Anche la Cina sta mobilitando somme enormi. Le imprese di questi Stati potrebbero anche uscire più forti dalla crisi. Noi in Europa dobbiamo trovare una risposta adeguata.

In sostanza Lei dice: abbiamo bisogno di Coronabond di dimensioni enormi. Giusto?

Dobbiamo raggiungere il miglior accordo possibile. Non lo dico a favore dell’Italia, ma dell’Europa. Quando cade uno, cadono tutti. L’Europa sta vivendo il suo anno zero. Si vince insieme, o si perde insieme. L’Europa deve agire adesso, non reagire impreparata un’altra volta.

Secondo i sondaggi, il 72% degli italiani si sente deluso dalla risposta UE alla pandemia.

Sono solo dati momentanei. Gli italiani sono europei e si sentono appartenenti al popolo europeo. Mi auguro solo che l’UE sia all´altezza delle speranze dei cittadini e trovi soluzioni alla crisi.

Il Suo Paese è un contribuente netto dell’UE. Il presidente del Meccanismo europeo di stabilità, Klaus Regling, ha già proposto di cambiare questa situazione. Potrebbe essere d’aiuto?

Naturalmente possiamo parlare del prossimo bilancio dell’UE. O delle riforme dell’Unione europea, che ci possiamo chiaramente immaginare. Ma in questi giorni dobbiamo trovare innanzitutto e velocemente le giuste misure e gli strumenti per il presente. Dobbiamo fare in modo che gli Stati membri possano spendere quanto necessario per aiutare i propri popoli.

L’Unione Europea cadrà a pezzi se i suoi membri non ritrovano unità ora?

I mercati finanziari vedono un’Europa forte, quando parla con una sola voce.

Il capo della Lega Matteo Salvini ha subito rilanciato nuove campagne contro l’Ue. Questo la preoccupa?

Salvini è veramente il problema minore al momento. Il tema ora non sono le campagne antieuropee – ma le risposte europee. Se le troviamo, chi vuole distruggere l’Europa non avrà alcuna possibilità.

La Russia e la Cina sono state le prime ad aiutare l’Italia. È possibile che il paese si stia allontanando dall’Europa e si stia rivolgendo ad altri partner?

La Cina ci ha aiutato molto nella prima fase quando ci ha mandato i medici e, soprattutto, ha reso possibile l’esportazione di mascherine protettive e di apparecchi respiratori. Ma anche molti altri Paesi ci hanno sostenuto, oltre ai russi per esempio Albania, Cuba e Polonia. Dispositivi di protezione sono arrivati dalla Francia, la Germania, come detto, sta accogliendo pazienti italiani, e il presidente americano Donald Trump vuole sostenerci con 100 milioni di dollari. L’Italia è sempre stata un ponte tra Oriente e Occidente, ma noi restiamo nell´alleanza euro-atlantica.

Come sta cambiando il coronavirus la politica internazionale?

Non credo che l’equilibrio geostrategico si stia spostando. Sono più preoccupato di come la pandemia influenzerà l’economia globale. Non dobbiamo dimenticare il grande successo che abbiamo avuto in passato con il mercato unico europeo, con le frontiere aperte, la libera circolazione. Questo non deve andare perduto. Non posso prevedere come si svilupperà il mondo dopo il coronavirus. Ma forse noi, come comunità globale, impareremo da questa crisi che non sono importanti solo le libertà economiche. Ma anche lo stato sociale e i sistemi sanitari.

Quando e come il Suo paese tornerà alla normalità?

Sarebbe irresponsabile pianificare passi concreti verso la riapertura finché non ci sono segnali adeguati da parte degli scienziati che ci consigliano.

Ma il peggio è superato?

Vedremo. Gli scienziati ci dicono che abbiamo raggiunto il picco. Ma non l’abbiamo ancora superato.

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