
Buone notizie per i sindaci: da Cdp rinegoziazione mutui per 7.200 enti territoriali
3 aprile 2020 alle ore 11:23•di Ignazio Corrao
Mettetela come vi pare, ma mentre nell’opinione pubblica si fa a gara a chi la spara più grossa, il Governo continua a lavorare sodo per trovare risorse per i cittadini. Ieri sono stati liberati fino a 1,4 miliardi di euro per i Comuni, da Cassa Depositi e Prestiti. Che si sommano ai 4.7 miliardi di qualche giorno fa. Interventi veri in una situazione di enorme difficoltà.
Il nuovo pacchetto di misure straordinarie varato da Cassa Depositi e Prestiti è una boccata d’ossigeno per i nostri enti locali e per i Sindaci, che stanno combattendo in prima linea questo nemico invisibile. L’approvazione di oggi della rinegoziazione dei mutui offre un supporto finanziario a 7200 enti territoriali. In questo modo gli enti locali potranno rinegoziare i loro 135.000 prestiti per un debito complessivo di 34 miliardi di euro.
Secondo le stime della CDP, questo consentirà di rendere immediatamente disponibili per il 2020 fino a 1,4 miliardi di euro, che potranno essere destinati anche ad interventi per far fronte all’emergenza epidemiologica da Covid-19.
In questa fase delicata, alleggerire e spalmare le rate dei mutui significa, per gli enti locali, risparmiare risorse preziosissime che li aiuteranno a mitigare gli effetti devastanti di questa crisi. Significa respirare e potere andare avanti. Cose che possono sembrare piccole ma sono reali. Mentre gli annunci roboanti sono bello da sentire ma non hanno mai risolto nulla.
In attesa della circolare che disciplinerà nel dettaglio la rinegoziazione, specificando i termini, la finestra temporale, i tassi e gli effetti sul bilancio dei Comuni, questa è un’altra richiesta degli amministratori locali a cui vien dato seguito e quindi una notizia che va accolta positivamente.
Questa operazione di Cassa Depositi e Prestiti, che è senza precedenti, avviene a pochi giorni da un altro importante provvedimento del Governo per gli enti locali, con il quale sono stati disposti 4,3 miliardi a valere sul fondo di solidarietà dei Comuni e altri 400 milioni aggiuntivi destinati ai comuni per far fronte alle difficoltà dei cittadini che in questo periodo non riescono a fare la spesa.
Il Governo dimostra ancora una volta, in maniera concreta, passo dopo passo e lavorando sodo, di essere vicino ai Sindaci che stanno combattendo questa guerra complicatissima in prima linea.
Commenti (15)
Cazzebo Cazzinho
3 aprile 2020 alle ore 11:38vergognati incompetente
incapace
fabrip
3 aprile 2020 alle ore 16:48ora puoi tirare lo sciaquone ..occhi aggrappati potresti scivolare
Gianmarco Miroddi
3 aprile 2020 alle ore 17:43Ma il voto se lo dá da solo cosí sembra che qualcuno é d'accordo?!?!XD che roba imbarazzante sta gente...sono tutti in smart (?!?!) working!XD
Cazzebo Cazzinho
3 aprile 2020 alle ore 11:39ma questa scemenza di blog cosa la tenete aperta a fare ? incapaci
Cazzebo Cazzinho
3 aprile 2020 alle ore 11:44è incredibile
un blog inutile fatto coi soldi dei contribuenti
Cazzebo Cazzinho
3 aprile 2020 alle ore 11:45Ignazio Corrao ( Facilitatore del Team del Futuro - Supporto Enti Locali amministrati dal MoVimento 5 Stelle )
in due anni cosa avete fatto? SOLO SEGHE ? incapaci
Joani
3 aprile 2020 alle ore 11:54Le mascherine e gli ostacoli della burocrazia
di Milena Gabanelli candidata presidente della repubblica per il M5S
Il pasticcio mascherine. Dall’estero è arrivato di tutto, e non in regola. In Italia molte aziende, riconvertite, ora le producono. Ma distribuirle è un rebus.
La data è del 1 aprile, il mittente è il presidente dell’Ordine dei medici, i destinatari sono i presidenti degli Ordini dei medici nei capoluoghi di Regione, e il testo è questo: «Vi comunico che il Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, mi ha appena informato che le mascherine che riportavano la dizione ffp2 equivalenti, inviate dalla Protezione civile in data odierna agli Ordini dei medici capoluoghi di Regione, non sono dispositivi autorizzati per l’uso sanitario dalla Protezione civile. Vi chiedo quindi di sospendere immediatamente la distribuzione e l’utilizzo di quanto ricevuto, informando nel contempo eventuali medici o strutture che ne fossero già in possesso». IN PRATICA ERA ROBACCIA CINESE.
Sappiamo che ogni giorno vengono sdoganate 20 milioni di mascherine in arrivo da Cina, India, Sri Lanka, che il decreto del 17 marzo autorizza l’importazione in deroga alle norme vigenti, quindi può entrare materiale senza certificazione Ce, e che l’Agenzia delle dogane può bloccarlo quando non è chiaro il destinatario, ma non può più fare le analisi di conformità.
--non sono 2000 caratteri!!!--- 1
Joani
3 aprile 2020 alle ore 11:57( IL BLOG o il mio collegamento ) NON FUNZIONA
Continua 1
È richiesta solo l’autocertificazione del produttore, e se poi quella partita non è «sicura», valla a ripescare. Qualche importatore ha chiesto una valutazione del prodotto finito acquistato in Cina al Politecnico di Milano. L’esito: la maggior parte è porcheria. A testarle ci pensa la Centrale acquisti lombarda (Aria spa).
Lo stesso decreto invita le aziende italiane a riconvertire la produzione in deroga alle norme vigenti, rispettando però rigidi criteri di biocompatibilità e di performance (filtraggio fino al 98%). In tante si sono date da fare, a partire dai test sui materiali, che eseguono enti accreditati, o dal Politecnico di Milano, incaricato dalla Regione per quel che riguarda le mascherine chirurgiche. Al Politecnico si sono presentati in 1.700, sottoposti ai test 600 prototipi: solo 10 avevano requisiti di sicurezza, il resto era cotone senza nessuna capacità filtrante. Molti hanno abbandonato. Ma intanto quelle aziende che hanno fatto investimenti, ottenuto la certificazione dei test, inviato l’autocertificazione all’Istituto superiore di sanità, sono ancora in attesa di conoscere se il protocollo seguito è corretto o meno. Alcune hanno buttato il cuore oltre l’ostacolo e cominciato a produrre, a loro rischio e pericolo.
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Joani
3 aprile 2020 alle ore 11:58Continua 2
Dalla Sapi di Reggio Emilia, ad altre 7 aziende accompagnate alla riconversione dal Tecnopolo di Mirandola; dalla Fater che fa pannolini e ha avviato una linea di produzione su richiesta della Protezione civile, alla Fippi, su pressione di Assolombarda. La Fippi è stata guidata dal Politecnico nella scelta del materiale giusto, ha superato i test di laboratorio, avviato la produzione di 900.000 mascherine chirurgiche al giorno due settimane fa. Oggi ne ha in stock 4 milioni. Ebbene queste aziende non possono ancora commercializzarle perché l’Istituto superiore di sanità, che per decreto deve rispondere entro 3 giorni, non lo ha ancora fatto. La procedura semplificata alla fine si arena ancora una volta nella CONFUSIONE ROMANA.
E poi, quando l’emergenza sarà finita cosa succederà? Tutte le aziende che hanno investito in una riconversione per aiutare il Paese o perché erano in crisi, si troveranno di nuovo a competere con quei mercati che producono a 10 centesimi quello che qui costa 50? Bisogna pensarci adesso a mantenere dentro al Paese la produzione di forniture strategiche, prevedendo che nelle gare pubbliche una quota sia riservata ai produttori italiani. Altrimenti da questa tragedia non avremo imparato nulla.
fabrip
3 aprile 2020 alle ore 16:47è piu' facile fare la comparsata in tv raccontano quel che gli pare ..ma non vogliono fare polemiche ...
satu
3 aprile 2020 alle ore 18:27Tutti gli interventi sono utili ma la situazione richiede cifre ben più sostanziose.
Fiorino Capogna
3 aprile 2020 alle ore 20:53Molti sindaci della vecchia politica non sono stati di buono esempio, sono stati capaci solo di fare debiti, e liste civiche, dovrebbero essere arrestati, in questo momento terribile cercano di fare gli eroi il loro futuro politico è molto incerto.
boccia12
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