Oli esausti, piccola guida per toglierli dalla circolazione e metterli in circolo

Il modello di economia lineare, basato sull’etica del consumo, ha caratterizzato la nostra storia nell’ultimo secolo, generando costi elevatissimi per il pianeta e le persone che lo abitano. L’inquinamento ambientale, i cambiamenti climatici, l’esaurimento delle risorse naturali che ne sono conseguiti impongono, di ripensare completamente, e con urgenza, i modelli di sviluppo economico e di crescita, per una società sostenibile in armonia con l’ambiente.

Il modello di economia circolare a cui oggi tende l’Unione europea e al quale dovrà puntare sempre più l’Italia, risponde esattamente a questa irrinunciabile esigenza basandosi prioritariamente sull’eliminazione del rifiuto e la durabilità dei beni. Non più rifiuti ma risorsa del futuro sono ad esempio gli oli e grassi vegetali ed animali esausti, il 64% dei quali provenienti dal settore domestico, ovvero dalle nostre cucine, e circa il 36% da settori professionali come industria, ristorazione ed artigianato.

Purtroppo, su una media annuale di 260 mila tonnellate di oli vegetali esausti prodotti, solo un quarto viene raccolto in modo corretto; il resto viene irrispettosamente disperso nei nostri mari e fiumi, alterandone irrimediabilmente gli ecosistemi. Oppure sui terreni, dove riescono perfino ad ostacolare la naturale crescita delle piante. Sono irrispettose dell’ambiente anche le navi da crociera quando sversano in mare gli oli prodotti nelle loro cucine, ma con il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ci stiamo adoperando per costruire i presupposti di un corretto smaltimento. Ancora troppe persone si liberano in maniera errata e pericolosa dell’olio di frittura, che finisce nello scarico fognario producendo danni enormi: probabilmente è ancora troppo poco diffusa la consapevolezza del livello di inquinamento che producono, ad esempio alle falde acquifere, o dei danni che fanno agli impianti fognari e di depurazione, con conseguenze economiche ed ecologiche pesanti. 

Su questo pesa anche un sistema di raccolta non capillare (solo di recente alcuni Comuni hanno iniziato a sperimentare la raccolta domiciliare), nonostante siano sempre più chiari i vantaggi anche economici, sociali e ambientali di un recupero che consenta di riutilizzare in maniera efficace l’olio esausto. Un esempio molto noto è l’utilizzo da parte dell’industria saponiera o per la produzione di manufatti e prodotti per l’edilizia, o ancora per produrre biolubrificanti e nella ricerca sui nuovi materiali. 

È evidente come questi esempi vincenti di economia circolare debbano essere assolutamente potenziati, anche in considerazione della direttiva europea sulle fonti rinnovabili, che prevede l’obbligo, entro il 2020, di impiegare biocarburanti nella misura del 10% del totale dei carburanti utilizzati. È in questa prospettiva che si inserisce la proposta di legge del MoVimento 5 Stelle a mia prima firma finalizzata a promuovere la corretta raccolta degli oli e ad assicurarne il recupero, prevenendo i rischi di un inadeguato smaltimento e garantendo la tutela dell’ambiente.

Grandi passi avanti sono stati fatti grazie al contributo dei consorzi obbligatori per la raccolta e il trattamento degli oli e grassi vegetali ed animali esausti, e delle imprese della filiera che lavorano per ridurre al massimo la dispersione nell’ambiente, promuovendo il recupero di questo materiale. La previsione, contenuta nella nostra proposta, dell’obbligo di stipulare apposite convenzioni con il Conoe o con gli altri sistemi autonomi previsti dalla legge, insieme alla definizione da parte degli enti pubblici delle modalità di smaltimento di tale rifiuto, consentirà ai cittadini di avere un’adeguata informazione e una chiara indicazione degli strumenti e delle agevolazioni previste. Vincolare sempre più i Comuni alla stipula di nuove convenzioni è la strada da seguire per estendere il servizio a un numero sempre maggiore di famiglie. Vogliamo anche prevedere l’indicazione, sulle confezioni dei prodotti contenenti olio, dell’invito a smaltire correttamente il rifiuto, disincentivando in tal modo le azioni dannose per l’ambiente da parte dei consumatori finali.

Occorre anche guardare al futuro, incentivando e promuovendo lo studio, la sperimentazione e la realizzazione di nuovi modelli di trattamento e di impiego alternativo. Questo è lo “spirito green” che indirizza le politiche del MoVimento 5 Stelle, per evitare che siano immessi in circolazione oli pericolosi per ecosistemi e salute e metterli invece in circolo trasformandoli in opportunità. 

 

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