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Non basta essere d'accordo con Greta. Siamo al lavoro per salvare i nostri mari
18 febbraio 2020 alle ore 09:00•di Team del Futuro - Area Ambiente
La Terra, per il 70 per cento della sua superficie, è ricoperta da acqua: un miliardo e mezzo di metri cubi, di cui il 97 per cento di acqua salata dei mari e il rimanente 3 per cento di acqua dolce (laghi, fiumi, ghiacciaie, acque sotterranee).
L'inquinamento marino è originato principalmente da attività terrestri a cui va aggiunto l’inquinamento causato dagli idrocarburi riversati dalle imbarcazioni che ripuliscono le proprie cisterne o dagli incidenti navali che, negli ultimi anni, hanno provocato lo sversamento in mare migliaia di tonnellate di petrolio.
Tra le altre attività che contribuiscono ad inquinare i nostri mari vanno citate quelle industriali e quelle agricole. Le prime, in particolare, producono enormi quantità di rifiuti che contengono svariate sostanze chimiche tossiche, persistenti nell’ambiente. Per lo più scarti liquidi che andrebbero sottoposti a depurazione ma che invece, da sempre, vengono immessi nelle acque privi di qualsiasi trattamento depurativo.
Forte anche l’impatto dei pesticidi usati sulle piante che, attraverso l’irrigazione o, più semplicemente, a causa delle piogge, finiscono nelle falda e da lì nei corsi d’acqua.
Ma ciò che, ormai da tempo, desta maggiori preoccupazioni per le conseguenze sulla salute umana e sull’intero ecosistema, è l’inquinamento derivante dalla plastica: parliamo di una delle più gravi emergenze dell’epoca moderna.
I mari sono ormai invasi dalla plastica, le cui quantità hanno raggiunto livelli talmente elevati da determinare la formazione di vere e proprie isole di plastica, enormi piattaforme due della quali si trovano nel Pacifico, due nell’Atlantico e una nell’Oceano Indiano.
Nel Mediterraneo la plastica rappresenta il 95% dei rifiuti in esso presenti e proviene principalmente da Turchia, Spagna, Italia, Egitto e Francia. Le specie marine presenti ingeriscono quotidianamente plastiche e microplastiche spesso con conseguenze letali.
Per quel che riguarda l’Italia, secondo il Report “Fermiamo l’inquinamento da Plastica” 2019 del WWF, il 4% dei rifiuti in plastica è trasportato dai fiumi, con il Po che rappresenta una delle principali fonti di inquinamento, seguito dal Tevere.
Il 18% proviene da attività di pesca, acquacoltura e navigazione, il 78% proviene dalle attività costiere, a causa di una gestione inefficiente dei rifiuti, di un intenso flusso turistico e delle attività ricreative. Le città costiere che producono più rifiuti sono Catania, Bari, Roma, Palermo e Napoli.
Le coste italiane ricevono in media 5,3 Kg di rifiuti plastici per chilometro. Nelle acque italiane è stata rilevata una concentrazione di plastica galleggiante tra le più alte del Mediterraneo, con oltre 20 grammi per metro cubo di frammenti plastici nel nord dell’Adriatico, nella zona del delta del Po e nella laguna di Venezia.
Secondo Legambiente, i più comuni oggetti rinvenibili sulle spiagge sono costituiti da frammenti di piccole dimensioni, tappi, bastoncini cotonati, pezzi di polistirolo, bottiglie e contenitori per alimenti e stoviglie monouso.
In quest’ottica si inserisce la Legge “Salva Mare” fortemente voluta dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa che introduce importanti disposizioni per la promozione e il recupero dei rifiuti in mare nell’ottica dell’economia circolare con l’obiettivo di contribuire al risanamento dell’ecosistema marino, favorendo il recupero dei rifiuti accidentalmente pescati, autorizzando gli stessi pescatori a portare a terra la plastica finita nelle reti e a conferirla presso i centri di raccolta portuali, con il riconoscimento di meccanismi premiali, incentivando le campagne volontarie di pulizia del mare e sensibilizzando la collettività per la diffusione di modelli comportamentali virtuosi rivolti alla prevenzione del fenomeno dell’abbandono dei rifiuti in mare, nei laghi, nei fiumi e nelle lagune.
La tutela del mare dall’inquinamento da materiale plastico non può, pero, prescindere da un’azione di prevenzione, attuabile esclusivamente attraverso la predisposizione di sistemi volti a disincentivare l’impiego di prodotti in plastica monouso. Ed è proprio questo l’obiettivo della nuova “Plastic tax”, introdotta dalla legge di Bilancio 2020 che attraverso lo strumento della leva fiscale promuove sia un’inversione di tendenza nell’utilizzo comune dei prodotti in plastica che una progressiva riduzione della produzione di manufatti di plastica monouso.
Il Governo, in tal modo, in un'ottica di sostenibilità, vuole orientare il sistema produttivo verso un'economia circolare che diffonda la cultura del riciclo e dismetta definitivamente quella del rifiuto.
Commenti (7)
Marina Capri
18 febbraio 2020 alle ore 14:25Giusto, ma cosa fate per quei poveri animali detenuti negli allevamenti tra mille sofferenze e poi trasportati al macello solo per appagare i nostri palati, perché la loro carne è dannosa alla nostra salute e il loro sostema produttivo - che inquina più dell'intero settore trasporti - fa' danni all'ambiente e al clima?
Ettore Mascellani
18 febbraio 2020 alle ore 14:55Tutte cose giuste e sacrosante, ma il vero salto di qualità nella difesa dell'ambiente è possibile solo con un drastico cambiamento dell'economia. Se non si esce da una società dei consumi per imboccare la via della decrescita tutte le misure sono solo dei paliativi. Il messaggio di Greta mi sembra molto chiaro non chiede di comportarsi un po' meglio chiede di cambiare completamente economia e stili di vita.
Per attraversare l'Atlantico non ha usato un mezzo meno inquinante della media, ha voluto usarne uno non inquinante. Se non riusciamo a capire che la richiesta non è quella di comportarci un po' meglio ma di cambiare radicalmente non stiamo a fare questi post.
Federico
18 febbraio 2020 alle ore 16:31Perdonatemi, non sono Gretino (neanche lontanamente) e non voglio offendere nessuno, ma leggendo questi post e commenti, penso che l'elettorato "verde" meriti di essere deluso dal partito dei Verdi (fondato il 16 Nov 1986 e storicamente alleato col PD) e non dal M5S.
Se Greta (i suoi messaggi, i suoi scioperi o i suoi sponsor di viaggio) o i Verdi non stanno riuscendo a cambiare il mondo, un motivo ci sarà.
E se Greta (o i Verdi) riescono a cambiare drasticamente il mondo, meglio per tutti, vi garantisco che mi saprò adeguare molto rapidamente, non sarò il primo ma neanche l'ultimo.
Come elettore M5S, non sono contrario a fare politiche verdi, e nemmeno a fare alleanze politiche con i Verdi, ma vorrei scongiurare la possibilità di generare "altri delusi".
id &as
18 febbraio 2020 alle ore 17:13OT? ed anche i fiumi ...
CLEAR RIVERS: For a plastic free sea!
https://www.youtube.com/watch?v=EXkC-apdpys
mario blatta
18 febbraio 2020 alle ore 19:45io ho votato tre volte x il m5s e i voti in europa sono stati fondamentali speriamo che l ambiente sia sempre più importante ma nn credo che petrolio carbone legna e altre vecchie tradizioni si arreendano facilmente alla fine che prima o poi arriverà .
Giovanni Suraci
20 febbraio 2020 alle ore 00:41A mio avviso bisogna essere più incisivi nelle politiche ambientali. Abbiamo un ottimo Ministro che ha dimostrato sul campo il suo valore,ma adesso deve intervenire urgentemente con una programmazione seria sul problema dei rifiuti. Non si percepisce discontinuità rispetto al passato e non bastano le enunciazioni (ottime) di ridurne la quantità . Si potrebbe prendere da esempio lo Stato di Israele, dove hanno realizzato impianti a freddo per la lavorazione dei rifiuti che non emettono emissioni nocive, costano poco e producono biogas e compost.Questi impianti altamente innovativi, in un arco di tempo ristretto anche in Italia risolverebbero il grave problema dello smaltimento, mentre noi, ancora (vedi Roma), siamo alla ricerca di discariche dove sotterrare la spazzatura. Non va bene!!!
Giuseppe
20 febbraio 2020 alle ore 11:49Chi è d'accordo con Greta tradisce la propria patria. Aveva tutto il tempo ad andarsene al suo paese . Povera Italia in quale mani è capitata.
