End of waste, la seconda vita di un (ex) rifiuto

L’End of Waste è un tassello fondamentale dell’economia circolare. Significa trasformare un rifiuto in un prodotto riutilizzabile attraverso un processo di recupero. L’espressione tradotta in italiano è “Cessazione della qualifica di rifiuto”. Così un prodotto considerato uno scarto può essere rimesso in commercio. 

COSA DICE LA LEGGE

A definire i principi e i concetti fondamentali in materia di gestione dei rifiuti è l’Unione europea. L’Italia con il Decreto legislativo n. 205 del 2010 ha recepito la Direttiva quadro in materia di rifiuti, che è stata approvata in Europa nel 2008 (98/2008/CE)

Quest’ultima pone come obiettivi prioritari la prevenzione dei rifiuti e poi, la preparazione per il riutilizzo, tutelando l’ambiente e la salute dei cittadini.  Con il recepimento di questa Direttiva abbiamo introdotto nel nostro Codice dell’Ambiente l’articolo 184-ter, intitolato “End of waste” o “Cessazione della qualifica di rifiuto”. 

In base a questo articolo vengono introdotte alcune condizioni da rispettare affinché sia data nuova vita ad un rifiuto. Ad esempio: l’utilizzo del rifiuto recuperato non deve comportare impatti complessivamente negativi sull’ambiente o sulla salute umana. Inoltre, deve esistere un mercato o una domanda per la sostanza o l’oggetto recuperato: il fatto che ci sia un mercato significa che quel prodotto o materiale sarà acquistato facilmente e non abbandonato. 

COME SIAMO ARRIVATI AI DECRETI END OF WASTE

I rifiuti possono diventare nuovi prodotti o materiali se rientrano nella disciplina dei Regolamenti comunitari. Come nel caso dei rottami di ferro, acciaio e alluminio (Regolamento n. 333/2011), di vetro (Regolamento n. 1179/2012) e di rame (Regolamento n. 715/2013). 

Oppure, in assenza di questi, sono i singoli stati europei a provvedere con atti propri. In Italia, dal 2010 è il Ministero dell’Ambiente a decretare la fine-rifiuto, nel rispetto delle condizioni definite dall’Europa. I decreti ministeriali EOW già in vigore all’inizio del primo Governo MoVimento 5 Stelle riguardano il combustibile solido secondario (2013) e il fresato d’asfalto (2016).

COSA ABBIAMO FATTO AL GOVERNO

Un passo avanti importante per l’economia circolare è stato fatto con la firma da parte del ministro dell’AmbienteSergio Costa, al decreto ministeriale 132 del 15 maggio 2019 che ha permesso di avviare al riciclo un milione di tonnellate di pannolini e prodotti assorbenti per la persona (PAP) ogni anno, consentendo così a oltre 60 aziende in Italia di riciclare questi rifiuti evitando di alimentare discariche o inceneritori. Il Ministero dell’ambiente sta lavorando ad altri 15 decreti ministeriali, relativi al pastello di piombo, alle plastiche miste, alla carta da macero, al pulper, cioè lo scarto prodotto dall’industria cartaria. Inoltre, sono state avviate le verifiche di fattibilità per altre tipologie di rifiuti, quali il vetro sanitario, la vetroresina, i rifiuti inerti da spazzamento di strada, gli oli alimentari esausti, le ceneri d’altoforno, i tessili e i residui da acciaieria. Questi decreti, che riguardano ben 70 milioni di tonnellate di rifiuti,  saranno approvati nel giro di 2 anni.

Nel frattempo, per far partire il riciclo di alcuni rifiuti differenziati è stata introdotta, con l’art. 14 bis del Decreto crisi aziendali, un’altra norma: un ulteriore impulso all’economia circolare in Italia. Le Regioni possono rilasciare o rinnovare le autorizzazioni per lo svolgimento di operazioni di recupero solo nel caso in cui manchino regolamenti UE o decreti ministeriali e nel rispetto della Direttiva 98/2008/CE. Nasce al ministero dell’Ambiente il registro delle autorizzazioni che consentirà di diffondere buone pratiche e controllare quelle dubbie. A controllare le autorizzazioni e a disporre le eventuali revoche c’è l’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). In sostanza si va incontro al principio che la cessazione della qualifica di rifiuto sia definita dal ministero dell’Ambiente così come la possibilità di effettuare i controlli.  L’efficacia e la sicurezza di questo recente provvedimento è in corso di valutazione e potrà essere migliorato tenendo conto che, come per i singoli decreti End of Waste, potrà esserci una valutazione della Commissione Europea. 

POTENZIALI RICADUTE OCCUPAZIONALI

Nel 2016 le persone occupate nell’economia circolare in Europa erano 3,9 milioni. In Italia, nello stesso periodo, se ne contavano 510 mila. Siamo quindi il secondo Paese europeo per occupazione in questo settore dopo la Germania con 641 mila. E il numero continua a crescere grazie al migliore utilizzo di materiali derivanti dai rifiuti nei cicli produttivi e alla semplificazione normativa sulla cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste). Le stime parlano di 49.500 occupati nel 2020 fino a 149.000 nel 2025. Potenziale maggiore dal punto di vista occupazionale ai comparti del riutilizzo e riciclo dei rifiuti speciali e urbani.

La circolar economy rappresenta uno dei pilastri fondamentali della green economy. La sua applicazione crea le condizioni per cui a vincere non sono solo le imprese con i propri profitti, ma anche i cittadini. Il rifiuto, nei casi in cui non è ancora possibile eliminarlo, può avere un valore economico e il riciclo consente di non utilizzare nuova materia. Il MoVimento 5 Stelle continuerà a lavorare per diffondere la cultura della prevenzione dei rifiuti, del riutilizzo e del riciclo, strumenti indispensabili per la crescita sostenibile del Paese.

 

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