Non c’è governo possibile senza il M5S – Intervista a Vito Crimi

Condivido con voi l’intervista pubblicata oggi da “Il Fatto Quotidiano”. Ho detto tutto ciò che penso, senza filtri. Mi spiace soltanto dover precisare che non ho mai detto le parole virgolettate nel titolo in prima pagina.
Ne approfitto per ricordare che, in caso di alleanze, il nostro statuto prevede che queste sono possibili soltanto con liste civiche.

SEGUE IL TESTO DELL’ARTICOLO


Il primo reggente a 5Stelle ha voglia di ricordare: “Sono stato uno dei primi candidati governatori e il primo capogruppo in Senato, ogni volta che bisogna aprire una strada tocca a me…”. Prestigioso forse, ma anche irto di rischi per il viceministro dell’Interno Vito Crimi.

Come vanno i primi giorni da reggente? C’è la fila per richieste e lamentele?

La gran parte dei messaggi che ho ricevuto sono da persone che si mettono a completa disposizione e raccontano le proprie competenze, perché possano essere utili.

E gli altri?

Martedì sera abbiamo avuto un’assemblea congiunta dei parlamentari, all’insegna del massimo ascolto e dell’inclusività. Eppure qualcuno è uscito dicendo: “Non c’è ascolto”. Forse alcuni non hanno davvero voglia di risolvere i problemi.

C’è anche la diversità di opinione. E lei dovrà gestire un M5S che da inizio legislatura ha perso 31 eletti.

Nella scorsa legislatura ero sempre senatore, e il gruppo ha perso il 30 cento degli eletti. Ma da quel momento abbiamo volato: in Aula eravamo dirompenti.

Quindi non teme danni da altre uscite o espulsioni?

Non ho alcuna preoccupazione. Siamo il Movimento.

Però dovrà preoccuparsi degli iscritti. C’è scollamento tra base e eletti.

Tra gli attivisti vedo un grande entusiasmo che sta cercando una via per poter essere espresso. E dobbiamo rilanciarlo.

Vi percepiscono lontani, rinserrati nei Palazzi.

Noi dobbiamo essere presenti, supportarli e metterli a conoscenza di ciò che facciamo. Io domani (oggi, ndr) sarò a Napoli per un evento del Viminale, e la serata la passerò con gli attivisti: sono cose che dobbiamo tornare a fare. Dobbiamo presenziare meno a eventi pubblici dove è bello sentirsi importanti, e riscoprire la sobrietà.

Lunedì le hanno citato le parole del premier Conte, sulla necessità di un fronte progressista con dentro il M5S, e lei è stato netto: “Ai cittadini non importa dove ci collochiamo, gli interessa se abbassiamo le tasse”.

Nel momento in cui si parla di collocazione politica, è come dire che il Movimento non esiste. Siamo nati quando è fallito il bipolarismo. Abbiamo un nostro campo, fatto dei nostri valori: dall’acqua pubblica alla tutela dell’ambiente, fino al reddito di cittadinanza. Io gli altri li sfido su questo.

Per governare bisogna scegliere da che parte stare.

Il punto sono gli obiettivi da realizzare. E comunque non c’è governo possibile senza il MoVimento 5 Stelle, non ci sono altre geometrie. Siamo il punto fermo di questa maggioranza.

Però Beppe Grillo vi vorrebbe stabilmente nel centrosinistra. Conterà, no?

Io ricordo che tanti anni fa Beppe chiese la tessera del Pd, per correre alle primarie. Ma cercava semplicemente uno spazio per delle idee, non una collocazione.

Ne dovrete parlare negli Stati generali.

Auspico che il dibattito non sia su questo, altrimenti sarebbe povero.

E di cosa discuterete? Tra l’altro, li avete appena rinviati.

Dovremo dare il massimo per il referendum sul taglio dei parlamentari del 29 marzo. La nuova data verrà decisa in base alla location e ai costi. Detto questo, dovremo concentrarci su valori, obiettivi e regole, come stabilito con attivisti ed eletti.

Spieghi meglio.

Dobbiamo fare una verifica sui nostri valori, capire se e come li abbiamo declinati. Poi dovremo individuare nuovi obiettivi da realizzare, quindi ci occuperemo di regole e organizzazione.

Negli Stati generali deciderete se mantenere un capo politico o passare a un organo collegiale?

Sì. Ma a mio avviso ogni organizzazione collettiva ha bisogno di una figura apicale: non è possibile avere solo un organo collegiale.

E il nome, o i nomi? Dopo gli Stati generali?

Sì. Prima le esigenze e le cose da fare, poi i nomi per farle.

Cambiare le regole significa cambiare lo Statuto.

Solo se sarà necessario.

Nello Statuto si parla anche della piattaforma web Rousseau. Molti parlamentari ne contestano peso e utilizzo.

Rousseau nasce con e per il M5S. È la naturale estensione di ciò che siamo stati, della partecipazione.

Chiedono di farlo gestire ai parlamentari.

Certe cose più lontano stanno dai politici, meglio è. I dati delle persone e altre informazioni non devono essere a disposizione degli eletti.

È meglio che siano nelle mani di Davide Casaleggio?

Lui non fa attività politica, quindi non li usa a fini politici.

È un discorso lungo. Le dà fastidio essere descritto come un dimaiano, quindi influenzabile?

Io ci sono da sempre nel M5S: mi spiace che si usino espressioni come i dimaiani  

Di Maio pare contrario ad accordi con il Pd nelle regioni. Lei? E come deciderete?

Abbiamo un regolamento chiaro: individueremo i nostri candidati consiglieri e presidenti in Rete come sempre. Il regolamento consente comunque al capo politico di proporre un candidato esterno, ma in questo caso deve essere sottoposto agli iscritti.

Gli accordi sono possibili.

Non voglio parlare di accordi, ma di progetti. Quello è ciò che conta. 

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